Siamo pari? No, non ancora!

Qualche giorno fa, in concomitanza della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, ti avevo già parlato della rassegna cinematografica Siamo pari! La parola alle donne promossa da Intervita.

Curiosa di conoscere da vicino chi ci fosse dietro a tutto ciò, sono stata sul posto (il Teatro Litta, un piccolo tesoro al centro di Milano) e mi si è aperto un mondo che ignoravo totalmente.

Sono arrivata giusto per l’inizio della proiezione di “Per la mia strada”, un film documentario voluto e prodotto da Corrente Rosa, dove vengono messe in luce le storie di otto donne che hanno raggiunto l’eccellenza professionale, ricoprendo ruoli storicamente maschili.
È un documentario ben fatto, semplice, senza particolari artifici tecnici, ma forte nei contenuti. I contenuti sono loro: donne modello, ben lontane da quelle stereotipate che i media ci propinano ogni giorno.

Subito dopo una tavola rotonda sul tema in questione mi ha chiarito maggiormente le idee.

Più che una tavola rotonda per visitatori e stampa, sembrava una riunione informale tra donne, dove non c’era posto per le ovvietà e la demagogia.

Mi sono trovata davanti a donne interessanti, di tutte le età, donne “avanti” per interessi e predisposizione mentale. Assolutamente affini alle lettrici di Bigodino.it come te.

Tra loro: Serena Romano, presidente di Corrente Rosa, che ci ha illustrato gli obiettivi del documentario, l’attrice Antonella Ferrari, che ha raccontato le sue difficoltà in ambito lavorativo come donna e come disabile, Cristina Tagliabue e Buci Sopelsa, autrici del libro corale “Non è un paese per donne”.

A tu per tu con Daniela Bernacchi

Dopo tanto materiale su cui riflettere e agire, sono riuscita a ritagliarmi un momento con la direttrice generale di Intervita, Daniela Bernacchi che mi ha raccontato il suo mondo e il perché fossimo tutti lì.


Parlami della realtà Intervita.

Intervita è un’Organizzazione Non Governativa di cooperazione allo sviluppo, aconfessionale, apartitica e indipendente che nasce a Milano nel 1999 e opera nei paesi del Sud del mondo, con partner locali, per migliorare le condizioni di vita delle popolazioni delle aree più povere.
La peculiarità di Intervita Onlus è quella di realizzare progetti di sviluppo integrato: sceglie cioè di intervenire in zone con un alto indice di povertà dove, operando in diversi ambiti contemporaneamente, si propone di creare solide basi per uno sviluppo reale e duraturo delle comunità.

Quindi parliamo di realtà dove i più colpiti sono donne e bambini, o sbaglio?

Non sbagli, di fatto molti dei progetti Intervita sono concentrati proprio sulle discriminazioni femminili.

Qual è l’obiettivo di questa manifestazione?

Faccio un piccolo passo indietro. Nel 2009 Intervita ha lanciato una campagna di sensibilizzazione (Siamo pari!) a favore della “parità di genere”.
All’interno di questa campagna portiamo avanti più progetti, tra questi quello per cui siamo qui. Tutti i proventi della manifestazione saranno destinati ad un progetto incentrato in Kenya dove, nonostante sia stata proibita per legge la pratica delle mutilazioni genitali femminili, è ancora diffusissima.
Intervita si propone di abbattere questa tradizione partendo dalla sensibilizzazione delle famiglie, dai referenti spirituali delle comunità che inneggiano alla pratica, dalla semplice informazione sulle terribili conseguenze che la pratica di per sè porta.

Una bella impresa… ma non è l’unica impresa titanica della Onlus, giusto?

No, di fatto c’è un progetto che mi sta molto a cuore su cui lavoriamo da molto tempo, che è la lotta alla prostituzione infantile nella zona nord-est del Brasile, dove la città di Fortaleza è ormai meta di turismo sessuale, purtroppo di maggioranza italiano… purtroppo!

A te la parola…

Cavoli, e noi saremmo il paese del Vaticano, dei ben pensanti, dell’etica e dei buoni valori?

Passo la parola a te per ulteriori commenti sull’argomento!

Lascio il teatro carica di bei pensieri, di belle immagini, di buoni propositi, è bello quando lo spettacolo sposa la vita vera, nonostante la sua durezza: la rende più commestibile di quella che è.

di Carlotta Di Falco