Student Services e la prostituzione studentesca in Francia

Lo scorso venerdì 26 agosto è uscito nelle sale italiane il film-scandalo Student Services della regista francese Emmanuelle Bercot. Tratto dall’autobiografia di Laura D., intitolata Mes chères études ( “I miei cari studi”, nel doppio senso di “amati” e di “costosi”), il film ripercorre il primo anno di università di Laura, 19enne perennemente in bolletta nonostante un lavoro part-time. Dalla ricerca di un secondo lavoro alla risposta ad un annuncio hard su internet il passo è breve, e la studentessa modello finisce in un circolo vizioso che non le risparmia umiliazioni di ogni genere.
In Francia le difficoltà della vita universitaria sono drammaticamente reali e l’uscita della pellicola ha aperto il dibattito su un tema scottante come la prostituzione studentesca.

Mi sono informata un po’ sull’argomento e pare che l’esperienza della protagonista sia condivisa da moltissimi altri studenti in Europa: su un campione di ragazzi intervistati a Berlino, Parigi e Kiev, risulta che nella capitale tedesca il 33% degli studenti è disposto a prostituirsi per pagare gli studi, seguito dal 29,2% della capitale francese e dal 18,5% di Kiev.
Il fenomeno non risparmia l’Italia: non esistono ancora dati concreti sulla prostituzione studentesca, ma gli innumerevoli annunci su internet di studenti, sia minorenni che maggiorenni, parlano chiaro.

Mi chiedo: cosa rimane della freschezza di un adolescente quando arriva a prostituirsi per non dover rinunciare ad una borsa griffata o ad un cellulare di ultima generazione? Che percezione ha di se stessa, del suo corpo o dell’amore?

Lascio a te l’ardua sentenza.

di Carlotta Di Falco