The apprentice: la scalata al successo guidata da Briatore

Stasera ci attende la seconda puntata di The apprentice, il nuovo format televisivo lanciato in America da Donald Trump che sbarcato “in esclusiva” su Cielo (canale 26 del digitale terrestre): 16 “aspiranti promesse” del business italiano lottano per uno stipendio a 6 cifre e un posto da manager in una delle aziende di Flavio Briatore, il Boss.

Flavio Briatore, il Boss
Flavio Briatore, il Boss

L'inizio

Il Boss si presenta al tavolo con due fidati assistenti e, impostando la voce, introduce: “Salve, sono Flavio Briatore e come voi sapete non sono nè un attore nè un presentatore”, ah no? A volte ho dubitato. “Siete stati selezionati tra più di 5000 candidati per cui dovreste essere i più brillanti, i più intelligenti, quelli con più talento” oppure, come vuole la regola dei reality, i più carini, i più fotogenici, i più “stravaganti”. “State per affrontare il colloquio di lavoro più duro, più difficile e più pesante che avete mai immaginato”: aiuto, che pauraaaa!
Perplessità, stupore e un grandissimo: Oh My God! Cos’è sta roba?!

Il team di The Apprentice
Il team di The Apprentice

I protagonisti

Dopo la prima prova di team building (il bootcamp) e le prime due eliminazioni, il gruppo viene diviso in due squadre (maschi e femmine) per affrontare la compravendita al mercato del pesce.
Gli uomini, poco uniti e disorganizzati, perdono la sfida ed emergono le prime contraddizioni: il venditore non sa acquistare, il leader non sa dirigere, l’imprenditore non ha il fiuto per gli affari.
E questi sarebbero i migliori d’Italia?
Le donne in questa fase se la cavano meglio, ma in fondo si trattava di trote e salmoni, inevitabile la maggiore “dimestichezza”! Pessime invece le tipiche dimostrazioni femminili di arroganza, presunzione e ipocrisia, della serie “siamo amiche finchè mi è utile!”, e io dovrei affidarvi la mia azienda?

I partecipanti di The Apprentice
I partecipanti di The Apprentice

Il boss e le sue regole

Criticare Mr. Billionaire per le sue capacità imprendiotriali sarebbe scorretto, in fondo qualcosina l’ha costruita, lo si deve ammettere, ma identificarlo come il miglior manager italiano, beh! mi sembra un tantino esagerato.
Lontano dai riflettori esistono esempi di professionisti affermati e appassionati che mai userebbero come loro motto: “il successo è la miglior vendetta”, la vendetta di cosa? e basta con ste formule di business anni 80! siamo nel 2012, vogliamo roba fresca, gente di talento, originale, spontanea! Che ne pensate?

Le regole del Boss
Le regole del Boss

di Carlotta Di Falco