This must be the place: il capolavoro di Sorrentino

“Come mai, con tutti i vizi che mi sono concesso, non ho mai fumato? – È
che sei ancora un bambino. Solo i bambini non hanno voglia di fumare”. È
questa la chiave di lettura di This must be the place, ma è un concetto che si chiarirà solo alla fine. È una battuta tipica di Paolo Sorrentino, il regista di questo splendido film interpretato da uno Sean Penn a dir poco fantastico.

È al cinema da un paio di settimane e oggi, che è la sera dello spettatore, ti consiglio di andare a vederlo se per qualsiasi ragione non sei ancora riuscita a farlo.
Sean Penn è Cheyenne, una rockstar ormai sui 50 anni che mette ancora
rimmel e rossetto, ma non suona da un’eternità, vive di rendita e trascina una vita vuota insieme a una moglie stravagante che lo adora e a un colorito gruppo di personaggi nella sua lussuosa villa in Irlanda.
A questa piccola e lentissima realtà il regista dedica buona parte del film: è una sorta di prologo apparentemente slegato dalla seconda metà del film, ma che invece si rivelerà fondamentale.

Di fatto nell’Irlanda di Cheyenne il tempo si è fermato, lui non ha figli, si diverte a fare la star, gioca a squash con la moglie, va avanti con l’idea di produrre un album di una band di giovanissimi che si chiamano “I pezzi di merda”, gioca a far fidanzare la sua fan triste e bella con la quale trascorre molti pomeriggi… insomma Cheyenne gioca e basta.
Sarà la notizia del padre in fin di vita che non vede e non sente da 30 anni a dare una sferzata alla sua vita. Cheyenne deve tornare negli States, deve affrontare un viaggio che non fa da secoli, affrontare un lutto, scoprire chi era il padre, il suo passato, i suoi sogni e la sua massima ambizione: catturare l’aguzzino nazista, ancora vivo chissà dove (come dicono i suoi diari), che lo aveva umiliato in un lager moltissimi anni prima.
Cheyenne si mette alla ricerca di quest’uomo, dall’apatia passa all’azione.

In un lungo viaggio fra parenti ebrei, cacciatori di nazisti boriosi, incontri bizzarri e toccanti in posti sperduti fra il Michigan, il New Mexico e lo Utah, fa da perno il toccante incontro-confessione di Cheyenne con David Byrne, nume tutelare del film con la sua presenza e le sue canzoni.
Parlare di un film non è facile, non esistono verità assolute, esistono
emozioni, sensazioni, intuizioni, differenti gusti e sensibilità.

La colonna sonora

This must be the place è un film in grado di arrivare alle persone più diverse e agli stati d’animo meno predisposti.
La forza dell’immagine, delle fotografia, della musica che sottolinea ogni emozione interpretata da un sempre più impressionante Sean Penn o dai bravissimi attori del cast (davvero nessuno ecluso), non può non toccare la fibra sensibile di chi guarda. E a proposito di musica, This must be the place è anche il titolo della colonna sonora originale, già disponibile nei negozi tradizionali e in digitale. Il titolo del film si ispira ad una famosa canzone dei Talking Heads, ed ecco spiegato il cameo di David Byrne che interpreta sè stesso.
La colonna sonora contiene 17 brani interpretati da svariati artisti di elevata qualità: Gavin Friday Band, Iggy Pop, Jonsi & Alex e Julia Kent tra gli altri. I The Pieces Of Shit sono invece la band di cui fa parte Sean Penn nel film che tra le altre riprendono proprio il celebre brano dei Talking heads “This Must Be The Place”, tratto dal loro album “Speaking In Tongues”.
Dopo averlo visto correrai a comprarlo, ne sono certa.
Che dire, buona visione e buon ascolto.

di Carlotta Di Falco