Virginia Mori: illustrazioni tra il gotico e l'onirico in punta di biro

Illustrazione di Virginia Mori, sua concessione da Virginiamori.it
Illustrazione di Virginia Mori, sua concessione da Virginiamori.it

Quando ho visto le illustrazioni di Virginia Mori mi hanno evocato un immaginario cinematografico e musicale tra il gotico, l’onirico e il grottesco: Tim Burton, The Cure, Donnie Darko, i Tre Allegri Ragazzi morti e la matita di Davide Toffolo, le visioni di Alice nel paese delle meraviglie e lo spleen de Il Giardino delle vergini suicide.
Virginia mi dice che non sono la prima a trovare questi rimandi nelle sue illustrazioni e mi racconta molto altro sul suo mondo e i suoi progetti in questa bella intervista.

Illustrazione di Virginia Mori, sua concessione da Virginiamori.tumblr.com
Illustrazione di Virginia Mori, sua concessione da Virginiamori.tumblr.com

Lavori sia con il disegno che con l’animazione, c’è una tecnica che preferisci?
Non saprei scegliere…In realtà non preferisco nessuna delle due, è difficile paragonarli perché sono due mezzi molto diversi, essendo pigra potrei dirti l’illustrazione perché è di sicuro un mezzo più rapido, considerando che io utilizzo il metodo tradizionale di animazione in cui ogni frame è un disegno originale e impiego circa sei mesi per realizzare 5 minuti di animazione!

Illustrazione di Virginia Mori, sua concessione da Virginiamori.tumblr.com
Illustrazione di Virginia Mori, sua concessione da Virginiamori.tumblr.com

I personaggi che disegni sono quasi sempre femminili, giovani donne in abiti rigorosi, quasi collegiali, perché questa scelta? Prova a farci entrare un po’ nel tuo immaginario artistico…
È difficile da spiegare, è stato un percorso molto graduale fatto di tanti avvenimenti, influenze, artisti, incontri, scontri, momenti, visioni, film, autori… Tutto quello che ho vissuto e visto finora mi ha portato a trovare questi personaggi come mezzo per esprimere simbolicamente altro, qualcosa che vada al di là del vestito o del colletto, quello che mi interessa principalmente sono le situazioni, le atmosfere, le sensazioni e il fatto che niente sia spiegato del tutto ma solo suggerito.

Illustrazione di Virginia Mori, sua concessione da Virginiamori.tumblr.com
Illustrazione di Virginia Mori, sua concessione da Virginiamori.tumblr.com

In effetti i tuoi disegni sono molto evocativi, hai mai pensato ad un graphic novel?
No, per ora non ho mai pensato ad un graphic novel.

Tra i tuoi lavori c’è anche l’artwork di alcuni cd, ci racconti come avviene la creazione di quella che sarà copertina e parte grafica di un progetto musicale?
Adoro la musica se avessi un’altra vita a disposizione vorrei imparare a suonare uno strumento. Conosco molte persone che suonano, nella mia città in particolare (Pesaro) si sono formati tanti gruppi che si danno molto da fare… Uno di questi gruppi (i Versailles) mi ha chiesto di fargli la copertina, essendo amici mi hanno lasciato libertà completa sul disegno e sull’impostazione grafica. Non è stato difficile quindi. L’idea grottesca delle cheerleader decapitate mi sembrava si accostasse bene al loro tipo di musica, ironica e poco dolce.

Copertina di 1976-1991 dei Versailles
Copertina di 1976-1991 dei Versailles

Il ruolo della musica nei tuoi cortometraggi di animazione?

Di sicuro è molto importante, di solito penso alla musica una volta terminato il cortometraggio, anche se all’inizio magari ho già in testa un’atmosfera non è mai qualcosa di definitivo, mi piace costruirla su di esso in modo che interagisca con le immagini nel migliore dei modi, mi piace creare un equilibrio sottile in cui né la musica né le immagini abbiano mai il sopravvento l’una sull’altra.

Vuoi darci qualche anticipazione sui progetti a cui stai lavorando?
Attualmente sto lavorando ai disegni per una nuova mostra che inaugurerà a Bologna il 23 novembre presso BluGallery, ho da poco terminato i disegni di un progetto con Virgilio Villoresi grazie a Withstand, che dovrebbe vedere la luce fra pochissimo ed a Gennaio finalmente mi dedicherò di nuovo all’animazione iniziando a lavorare al mio nuovo cortometraggio grazie a una casa di produzione francese.

di Ilaria Danesi