Come aumentare i followers su Twitter: cinque cose da non fare

Di Twitter tutto è già stato detto e ognuno ha la sua opinione in merito. Ma di una cosa potete star certi: solo chi lo usa con costanza, passione e trasporto, può effettivamente darvi un punto di vista obiettivo. Perché Twitter è come un cucciolo da addestrare: all’inizio stenti a capirlo e ti viene quasi da lasciarlo lì, a seguire le sue abitudini. Ma quando entri in sintonia e comincia a rispondere bene alle tue richieste, non è meraviglioso poter dire: “Ce l’ho fatta”?

Più che raccontarvi cosa fare per aumentare i contatti, quindi, o per infilarvi nelle conversazioni “giuste”, usare correttamente gli hashtag, seguire gli utenti che fanno per voi, ho pensato di suggerirvi le cinque cose da non fare su Twitter, una guida semi-seria agli errori più frequenti che, per la foga di aumentare i followers o diventare popolari, tutti, prima o poi, abbiamo commesso.
Ricordate che non esistono delle regole predefinite che possano darvi l’accesso al cuore di Twitter: certo, bisogna essere brillanti in 140 caratteri; bisogna presenziare sempre; è un social network che va coccolato con contenuti d’eccellenza, che sia una battuta sul Governo, un commento all’ultima serie tv che avete visto, o semplicemente un racconto della vostra giornata o segnalazioni legate al vostro lavoro o alla sfera privata. Ma voi partite sempre dal presupposto che una regola non c’è: neanche i guru dei social network la conoscono. Insomma, pronti all’addestramento?!

No alle mention alla rinfusa. E sì, sempre, ai Follow Friday!
No alle mention alla rinfusa. E sì, sempre, ai Follow Friday!

Le mention alla rinfusa

Avete qualcosa di fighissimo da dire. Una cosa che vorreste arrivasse all’orecchio di più utenti possibili. Magari anche agli utenti vip? Insomma, la battuta o l’articolo super-brillante possono venire a tutti, ma non è detto che per coloro che non sono nostri followers e che dunque non ci seguono sia effettivamente interessante. Quindi la prima regola è: non menzionate utenti a caso. Quella sfilza di @ indirizzate ai personaggi più disparati (Fiorello? Fabri Fibra? Il Papa!?) non leggerà mai le vostre cose, a meno che non siate delle very important person anche voi. Per cui, assolutamente vietata la mention alla rinfusa, a meno che non siano utenti di cui siete sicurissimi, persone che sentite tutti i giorni per lavoro o per piacere, followers che apprezzeranno il fatto di essere stati citati. In caso contrario, soprattutto se non avete mai interagito con quelle persone, evitate come la morte l’atteggiamento “Leggimi o seguimi a tutti i costi“.

La monotonia che uccide

Parlare sempre dello stesso argomento annoia chi vi ascolta: è una regola che vale anche (e soprattutto) fuori da Twitter. Se proprio non riuscite ad evitare di raccontare ai vostri followers del lavoro che fate, della vostra fidanzata oppure di quanto amate trucchi e vestiti, cercate almeno di farlo in modo leggero, senza prendervi troppo sul serio. Linkare di continuo articoli del vostro blog che parla di Cavalli e Segugi senz’altro potrà darvi l’impressione di aumentare i vostri contatti e il numero di visitatori. In realtà quei tweet cadono il più delle volte nel vuoto. Quindi attenti: state sprecando un’occasione!

Non fare i Follow Friday o rispondere con #ffback

L’efficacia dei Follow Friday per aumentare la cerchia di followers grazie al suggerimento di altri utenti è tutta da dimostrare. Certo è che senz’altro la fiducia nel followers che consiglia gioca un bel ruolo nelle dinamiche di Twitter. E insomma, non perdete l’occasione: se avete scovato un account interessante, segnalatelo sempre con un Follow Friday dedicato, non semplicemente con la mention scarna e nuda. E se vi fanno dei #ff non rispondete con un banale #ffback: è indice di totale disinteresse verso chi ci ha segnalato, tanto che non riusciamo neanche a sforzarci per ringraziarlo. Il #ffback non equivale al “Sei stato così carino a fare il mio nome!” ma a un secco “Ho altro da fare”. Volete proprio dare questa impressione?!

Caccia aperta al vip

Se il vostro sogno è sempre stato quello di interagire con il vostro vip del cuore, magari anche oltreoceano, e credete di avere la chiave in mano semplicemente twittando, state prendendo un grosso abbaglio. Gli account delle star nostrane o internazionali molto spesso vengono gestiti direttamente da loro in prima persona, ma il più delle volte c’è un entourage dietro chiamato a twittare stati d’animo, segnalare eventi o semplicemente dare il buongiorno ai followers perché è così che si fa e l’interazione non è prevista. Anche se Luca Argentero è la vostra ossessione e sognate di notte che vi faccia un RT, evitate di inviargli tweet di continuo, elemosinando attenzione. Avete presente cosa vuol dire scorrere una timeline con i messaggi, in media, di centomila followers? Vuol dire solo che il vostro tweet probabilmente cadrà nel vuoto. Insomma, seguire un vip va benissimo, tanto più che gli account social servono a questo. Ma non sperate di conquistare la sua attenzione in 140 caratteri!

Litigare con i #bimbominkia

Li chiamano affettuosamente bimbominkia e sono praticamente la versione digitale degli adolescenti che eravamo noi dieci (o venti, o trenta) anni fa. A volte mi chiedo cosa ne sarebbe stato di me se avessi avuto Facebook a 15 anni. E tiro un sospiro di sollievo al pensiero che all’epoca non avevo neanche una connessione internet che mi avrebbe fatto fare danni in giro. La media dell’età di questi ragazzini approdati su Twitter ormai da un po’, invadendolo quasi e trasformando i Trending Topic in un calderone di nomi di giovani boyband è molto bassa. Spesso sono provocatori, altre volte ti si aizzano contro se osi dire male di Valerio Scanu, o di Zayn, Joy, Jay o qualsivoglia membro delle suddette giovani boyband. Ma voi litighereste con un dodicenne, per di più sulla pubblica piazza? Lasciateli nella loro nicchia, voi scavatevi e godetevi la vostra. Solo così potrete crearvi un’identità digitale e sperare di non essere considerato dalla comunità social come “Quello che si mette a discutere con i ragazzini“.

di Giovanna