Sotto il casco con Alice Avallone

Alice Avallone: chi sei?

Sono una ragazza di 26 anni molto fortunata, anche se il mio lavoro ha un sacco di parole difficili. Le persone che lavorano con me dicono che sono una digital media, web 2.0 e social media strategist. Ma anche una buzz & word-of-mouth marketing expert. A me piace dire in giro che sono una creative thinker!

Un breve recap di tutta la tua avventura per le nostre lettrici.

Dopo essermi diplomata al liceo linguistico di Asti, ho seguito i primi tre anni di Università a Genova, indirizzo Lettere Moderne. Sono stata una fedele pendolare della tratta Asti-Genova, e questo nel 2004 mi ha portata ad inventarmi nuovi mondi, attraverso Visioni Binarie, purtroppo non più online. Si trattava di un semplice blog tematico, dove pubblicavo foto in bianco e nere scattate con il cellulare, e raccontavo brevi storie inventate su questi personaggi. Il blog è diventato presto un libricino cartaceo, una mostra e l’anno successivo ha vinto il premio Scritture Mutanti, collegato alla Fiera del Libro di Torino. È stato il mio primo vero progetto creativo online, ed ancora oggi, a distanza di sette anni, penso che fosse il migliore, perchè spontaneo, sincero, sentito.

Nuok? Da dove nasce quest’idea?

Nuok nasce nell’agosto del 2009 come mio blog personale: ero al mio primo viaggio a New York e volevo tenere un diario di tutte le cose che mi piacevano. Con il passare dei mesi si è trasformato in un vero e proprio punto di riferimento online per tutti gli italiani che sognano ed amano New York City. Il progetto nasceva principalmente dall’esigenza di condividere la scoperta della città, raccontandola in modo inedito, senza luoghi comuni e stereotipi, a chi ci legge. Abbiamo poi esteso questa filosofia a tutte le città più belle del mondo, ridisegnando così l’Italia e gli italiani fuori dai confini geografici della nostra nazione. Nuok è “New York” pronunciata da un bambino che ha appena iniziato a parlare. Di quel bambino cerchiamo di conservare il sorriso, la curiosità verso il mondo, la voglia di giocare e l’incapacità di prendersi sul serio.

Come fai a finanziarti?

È molto semplice: non ci finanziamo! L’intera redazione di Nuok lavora gratuitamente – io compresa – e lo fa perché ne ha voglia e crede nel progetto. Come abbiamo scritto nelle nostre faq ironiche qui, “in due anni abbiamo avuto modestissimi ricavi pubblicitari, che ci hanno permesso a malapena di coprire le spese di mantenimento del sito e l’acquisto dei nostri fighissimi biglietti da visita. Non ci avanzano neanche gli spicci per comprare una bottiglia di birra fatta a Brooklyn (leggi qui) e affogare le nostre pene nell’alcool.” Insomma, per tutti noi Nuok è un secondo (o terzo) lavoro.

Quante ore al giorno lavori e su quanti collaboratori puoi contare?

Tantissime! Ma non lavoro, gioco. Perchè è così, per me lavorare significa giocare. Un anonimo testo Zen dice: “Chi è maestro nell’arte di vivere distingue poco tra il suo lavoro e il tempo libero, tra la sua mente e il suo corpo, la sua educazione e la sua ricreazione, il suo amore e la sua religione. Con difficoltà sa cos’è cosa. Persegue semplicemente la sua visione dell’eccellenza in qualunque cosa egli faccia, lasciando agli altri decidere se stia lavorando o giocando. Lui, pensa sempre di fare entrambe le cose insieme.” Amo quello che faccio, per questo non mi pesa fare le nottate: è una passione.
Nuok può contare di un network di una quarantina di ragazzi sparpagliati per tutto il mondo: giovani, talentuosi e preparatissimi. Ciclicamente apriamo una call per selezionare talenti e permettere ad altri ragazzi di entrare a far parte del nostro gruppo. Siamo una grande famiglia: ci aiutiamo, facciamo rete. Ci divertiamo. È questo il nostro segreto e l’ingrediente speciale che ci tiene uniti. Come già anticipato, in questo momento dietro Nuok non c’è nessun quattrino, nessun colosso, nessun padrone: solo passione, energia e grazia. Qui si lavora perché è un piacere costruire qualcosa che arriva dritto al cuore delle persone. E c’è coerenza, trasparenza e professionalità.

Foto di Beatrice Avallone
Foto di Beatrice Avallone
Foto di Beatrice Avallone
Foto di Beatrice Avallone

Passiamo al presente e guardiamo al futuro

Curiosità, progetti in cantiere? Hai vinto il bronzo dei Lovie Awards: e adesso?

Abbiamo tantissime novità in cantiere per i primi mesi del 2012, ma al momento tutte top secret. Basterà seguirci sulla pagina Facebook oppure via Twitter.
Adesso si guarda avanti perchè finalmente stiamo crescendo e muovendo i primi passi nel mondo dei grandi. Dopo la vittoria dei Lovie Awards, sabato scorso Nuok si è portato a casa un altro premio molto importante, grazie al concorso legato al Festival Faber di Torino. Grazie ad un riconoscimento speciale, Nuok avrà la possibilità di avvalersi di un servizio di financial advisory, per la durata di un anno. Potremo così partecipare a deal flow dedicati (incontri con finanziatori ed investitori nazionali ed internazionali), essere supportati alla partecipazione a bandi dedicati a progetti come il nostro ed essere aiutati nella ricerca di partnership tecnologiche internazionali. Incrociamo le dita!

Foto di Beatrice Avallone
Foto di Beatrice Avallone
Foto di Beatrice Avallone
Foto di Beatrice Avallone

Per finire

Posso chiamarti “emigrante”?

Emigrante sì, ma di lusso. Niente valigia di cartone e scarpe rotte, ma tanta voglia (e possibilità) di viaggiare per il mondo, scoprirne le bellezze per poi raccontarle ai nostri lettori. Fare un’esperienza all’estero significa avere nuove idee, nuovi concetti, nuovi input. Non è solo una questione di allargamento di confini mentali e fisici. Vivere in un altro paese significa letteralmente vedere altro.

Posso chiamarti “cervello in fuga”?

Assolutamente no! Non mi sento in fuga, perchè non credo ai confini geografici. Gauguin, francese di Francia, se n’è andato a Tahiti; il russissimo Nabokov ha scritto il suo bestseller in America; Haendel, tedesco, ha composto Il Messia durante il suo soggiorno in Inghilterra; Hemingway ed Ezra Pound sono partiti dall’America e sono arrivati a Parigi. Senza questi viaggi, senza queste contaminazioni, avremmo oggi gli stessi capolavori geniali?

Chiudiamo con la lista di tutto il resto delle città dettate dallo slang
senza frontiere della fantasia di un bambino?

Il mondo di Nuok è composto di città chiamate Sitis.

Quando i nostri lettori ci chiedono di parlare di una città in particolare, e troviamo qualcuno che è bravo a farlo, allora chiamiamo il bambino di prima e gli chiediamo di pronunciare il nome di quella Siti. È così che sono nate Pizburg, Lannon, Melburn, Borlin, Rroma e tutte le altre Sitis del nostro network.

Da sinistra: Elisa Chisana Hoshi (Stambul), Francesca Masoero (Turin), Alice Avallone (Nuok) e Beatrice Avallone (Milan)
Da sinistra: Elisa Chisana Hoshi (Stambul), Francesca Masoero (Turin), Alice Avallone (Nuok) e Beatrice Avallone (Milan)

Un incoraggiamento alle nostre lettrici…

Non fissatevi su un’idea, seguite il flusso del vostro destino. Accettatelo. Il poeta torinese Luigi Cibrario diceva – fate l’inchino al vostro destino. Se le cose non devono andare, non vanno. Oppure magari vanno, ma con un altro percorso. Il cambiamento deve avvenire prima di tutto dentro di voi. Non avviene cambiando città ed abitudini, ma mentalità. Non esiste una ricetta universale per migliorare la vita, o trovarne un senso. Ma cercate sempre il meglio, cambiate modo di vedere le cose e siate flessibili. Questa è la rivoluzione. E se qualcosa non va come ve lo aspettavate oppure siete pentite di una scelta, abbiate il coraggio di ammettere il vostro sbaglio. È il gesto più coraggioso che potrete fare. Si impara da tutto.

di Simona Angeletti