Scrivi che è terapeutico!

Beata quella donna incontrata, per caso a cena, in una serata di Maggio sull’appennino emiliano che senza conoscermi mi mandò a dire: “scrivi figlia mia!
Scrivi che per te è terapeutico!
Riprendi a scrivere con il tuo computer!”

Sapevo vagamente di riuscire a creare/pitturare/essere pratica.
Sapevo che non potevo cantare.
Sapevo di soffrire di mal d’auto/di mare/di moto (sempre a patto che non sia io il capitano/guidatore…).
Sapevo di soffrire di attacchi di panico in un Mac Store, con relativa “sudarella” gelida lombale, perchè, una volta entrata in un retailer ufficiale Apple, mi sarei voluta comprare anche i ragazzetti panzoni che, secondo loro, assumono per farmi da ipotetici shopping-tutor (a me! Ma come si permettono!).

(a parte che io uso il Mac!)

Ma sentirmi dire da un’estranea, che mai mi aveva incontrata e mai aveva avuto notizie su di me, che dovevo riprendere a scrivere con il mio computer (a parte che io uso il Mac, sia chiaro!), azione telematica della quale mi auto-crogiolo con me stessa, su temi auto-referenzialissimi, e dei quale sono, a tutt’oggi, fierissima – con tutte le virgole barocche, degne di sosta-riflessioni-motivazioni, svago – alla faccia di quei 4 di un Ginnasio che non accettava la mia immaturità creativa e finto-letteraria, mi rende orgogliosa di essere una saccente e presuntuosa analfabeta, digitatrice multimediale, della quale tutta la letteratura spicciola italiana fa benissimo a meno e “campa lo stesso“.

Eppoi, oggi, mi sono imbattuta – dopo giorni di aggiornamenti di stato, non postati a obtorto collo, in quest’articolo…

http://www.facebook.com/note.php?note_id=10150095450934154&id=71253357381

(e lascio qui in dedica il link, a futura memoria…)

di Simona Angeletti