Vita di una geek girl: le mie ossessioni compulsive

Buongiorno a tutte! Davvero GRAZIE!!! L’accoglienza che avete riservato al mio primo post qui su Bigodino è stata davvero splendida e mi sono sentita subito a casa!
Tant’è vero che ci ho preso gusto e che sono ancora qui, in pigiama e con la moka del caffè piena, per la nostra colazione energetica del lunedì.

moka
moka

Prima di passare al dunque, una domanda importante: vi ricordate cosa avete fatto come prima cosa questa mattina una volta alzate dal letto?
No, non è solo curiosità femminile, dopo capirete meglio, ma prima di continuare a leggere vi va di dirmelo su Twitter con l’hashtag #geekmorning?!

Le abitudini "social" degli italiani

In un’infografica trovata su #FFsocial (la bacheca condivisa che ho creato un anno fa per la social content curation su Pinterest) ContactLab rappresenta alcuni dei dati più interessanti di “European Digital Behaviour Study 2013“, analisi dei comportamenti digitali degli utenti Internet di 5 paesi europei, tra cui l’Italia.
Emerge che il 60% degli italiani connessi (tra cui il 52% donne) hanno usato i social network nell’ultima settimana. E che il 73% di questi consulta uno dei propri profili ogni giorno.

Vi sembra così strano?

Messi così questi numeri rendono bene l’idea di come sia sorprendente l’impatto dei social media sulle abitudini delle persone.
Se però poi andiamo a scorrere con la mente la nostra giornata tipo, ecco che non ci sembra così strano pensare all’interazione con Facebook, Twitter e Instagram come appuntamento naturale della nostra quotidianità.
Soprattutto tra voi che siete qui, sono sicura che molte saranno arrivate a questo post tramite un tweet, un aggiornamento condiviso, una notifica.
Ma partiamo dal principio: voi avete risposto alla domanda su “cosa avete fatto stamattina appena giù dal letto?“. Vi svelo la mia risposta, anche se dalle premesse sono sicura che alcune di voi sospettano quale sia stato il mio tweet.

La giornata tipo di una geek girl

Mi alzo (dannatamente troppo presto!) e dopo quell'”ancora 5 minuti, vi prego” salto giù dal letto. “Dov’è il mio Smartphone?”. Se sono stata brava è lì, attaccato a caricare. Se invece sono ancora truccata, assonnata e, peggio ancora, col mal di testa, è nella borsa del giorno prima, morente.
Ovunque Lui sia, barcollante e a testoni lo trovo, lo accendo e… “Notifiche!!”. Twitter, Twitter, Instagram, Facebook, Sms, Twitter, Twitter.
Mentre carico la macchina del caffè apro il social network con le notifiche più interessanti. Solitamente rimango “utente passiva” fino a quando la caffeina e l’acqua fredda rendono il mio corpo e la mia mente capaci di intendere e di volere.

Il digital divide da spostamento

Il viaggio in metro verso il lavoro rischia di minare il già poco entusiasmo con cui mi appresto a raggiungere l’ufficio (a meno che non sia venerdì. I venerdì sono happiness e gioia di vivere, e non c’è “nessun servizio” che tenga). In quasi 8 mesi di su e giù nella metro B romana ho acquisito una certa seniority nell’affrontare le sfide delle barriere architettoniche urbane alla mia all-line attitude: a Cavour si entra e fino a Piramide sono due fermate di nulla cosmico, giusto il tempo di trovare il mio spazio nel pigia pigia infernale. Da Garbatella a Eur Magliana quel tre/due/tre/edge è uno schema che permette sì di twittare, commentare, mettere like, cuoricini su FB, Instagram, Twitter, ma “no way” per aprire link, postare foto e/o status.
. Da Eur Palasport a Laurentina tornano gli inferi semoventi, non ce n’è per nessuno, l’ufficio si avvicina… e si vede.
Alla mia scrivania dimentico i device da “civile” e accendo quelli da “professionista”, non prima di aver postato il mio buongiorno, che a seconda dell’umore/andazzo/previsione della mattinata rientra in una forbice molto ampia di: foto di colazioni bulgare, selfie molto sfocati con occhiaie importanti e nella più ottimista e attiva delle ipotesi post cross network con link a notizia interessante del giorno.

selfie
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Il monitoring costante

Credo che ormai possiamo anche ammetterlo senza rischio di ritorsioni punitive. Chi lavora ad un computer connesso incappa in una sbirciatina ai propri account social almeno 1 volta al giorno.
Questa situazione di all-line è drasticamente diventata comune da quando gli smartphone sono un bene di consumo di massa, in Italia più che altrove. Le notifiche sui nostri device mobili ci permettono di monitorare costantemente ciò che succede nel nostro mondo social. Se poi abbiamo attivato quelle di più di un profilo, aggiungendo pagine, account personali altrui e se la nostra community online “ci vuole molto bene”, il nostro telefono e tablet donerà all’algido ambiente dell’ufficio un allegro effetto da lucina di Natale intermittente.

La quiete della sera

Un po’ per mancanza di forze, un po’ perché la vita sociale e l’amore lo richiedono, la sera è la mia parte della giornata meno “connessa”.
A meno che:

    – Non mi fermi ad un bar, ristorante, locale, dove la tentazione di fare check-in su 4square, ma soprattutto quella di fotografare piatti, bicchieri di vino, momenti particolarmente conviviali per il mio #InRomeWithLove può essere fermata solo dall’assenza di campo o dal device rigorosamente scarico.
    – Non mi aspetti una lunga serata di tv accompagnata da vino e un live tweeting epocale. Solitamente armata di hashtag e tanta ironia do il meglio di me, sfogando quel lato cinico e dissacrante in cui sperate di non imbattervi mai.

In assenza di questi due casi il silenzio passivo acquieta le mie timeline e riposa i pollici (questo non vuol dire che non vi stia leggendo, eh. Proprio no!)

Epilogo

La conclusione è chiara: il social fa parte di me. E tralasciando la crescente autoconvinzione che sia causa delle mie occhiaie perenni, ho imparato a convivere con le mie ossessioni e manie da geek girl, con la voglia di fotografare e condividere tutto, e raccontare qualcosa online sperando che qualcuno la legga e mi dia il suo parere.
A chi, il più delle volte con quel tono radical chic da “io non guardo la televisione/vuoi mettere gli e-book con l’odore della carta/Facebook è una moda passeggera/io a casa non c’ho internet” mi chiede spiegazioni sul mio modo di essere un po’ fuori dalle righe, io rispondo: “Le donne sono multitasking, e io vivo serenamente in più mondi; ovunque io sia, sono una tipa molto attiva.”

E voi? Quali sono le vostre abitudini da geek girl?

di @futurap