Wonder(ful)putt

Coloratissime e originali. Queste sono solo due delle caratteristiche principali delle 18 buche di Wonderputt, il nuovo online game dedicato al golf.

Made in Inghilterra e ingegnosamente creato da Reece Millidge con Dump Gnat Interactive Arts & Animation Studio, Wonderputt non rappresenta il classico gioco di golf così come tutte lo intendiamo, ma lo riscrive vestendolo di una veste assolutamente singolare. Ora mi spiego.
Le regole sono le più classiche: lo scopo è quello di concludere una buca nel minor numero di colpi, andando a caccia di Eagle e Albatross. Ciò che stupisce qui è l’estetica dello schema proposto, che fa di Wonderputt un vero e proprio capolavoro: un’unica variopinta schermata, una sorta di isola magica e dinamica, racchiude in sé tutti i percorsi di gioco, che si sveleranno uno alla volta con animazioni davvero divertenti e surreali ed effetti sonori sempre diversi.

Wonder in tutto e per tutto

Il sorprendente scenario viene ulteriormente messo in risalto grazie a una giocabilità davvero semplice e immediata (tre immagini fanno da breve tutorial, non serve altro), così da rendere il gioco un piacevole mezzo per godersi l’ingegnosissima ambientazione. Perfetto scacciapensieri dai colori brillanti e dalla musica rilassante, Wonderputt sa stupire fin dal primo istante. Tra mucche, colline e arcobaleni si snodano buche in continuo mutamento, tra razzi e dischi volanti dovrai destreggiarti, mentre trappole acquatiche, passaggi nascosti, rampe e portali sapranno rendere intricato il passaggio della pallina, in una specie di “Incredible Machine” formato green.

Effetti collaterali…

Non so se ho reso l’idea. Quello che è vero, in realtà, è che l’unico modo per capire bene di cosa sto parlando è vivere l’esperienza Wonderputt in prima persona (e lo puoi fare qui). Perchè anche la più scettica di golf potrebbe innamorarsi della fantasia che scaturisce da questo semplice passatempo. Non mi resta che segnalarti l’unico grande “effetto collaterale”: attenta a non diventarne dipendente, tu che puoi… per me, ormai, è già troppo tardi!

di Serena Mariani