Elezioni presidenziali USA 2012: il viaggio di Obama continua!

Il viaggio più lungo della mia vita è durato 24 mesi. Ho vissuto a Washington DC dal 2006 al 2008, nei due anni precedenti alle elezioni presidenziali che avrebbero messo fine all’era Bush e segnato l’inizio di un cambiamento che tutti gli americani, a destra e a sinistra, aspettavano.

Nell’ottobre del 2006, quando sono arrivata in USA, si “vociferava” che nel Partito Democratico il testa a testa sarebbe stato tra una donna dalle illustri parentele e un giovane senatore di Chicago, afroamericano. La donna era Hillary Clinton, il fatto che sia stata una First Lady dice poco di lei e mette in ombra una carriera politica brillante, costellata di battaglie importanti, prima fra tutte quella per la riforma del sistema sanitario nazionale. Dal divano della prima mansarda in cui ho abitato a Rockville, MD – un sobborgo di DC – ascoltavo i suoi speech e non potevo far a meno di pensare a quel detto che detesto: “Dietro un grande uomo c’è una grande donna.” Eh no! Una grande donna non se ne sta alle spalle del marito, e infatti eccola là Hillary, in corsa per la Casa Bianca, pronta a guidare la prima potenza mondiale.

Hillary Clinton
Hillary Clinton

Il suo rivale alle primarie era Barack Hussein Obama, classe 1961. Prima ancora di sentirlo parlare e di sapere niente di lui, non ci scommettevo un soldo bucato. Ecco perché:

    – Nome troppo assonante con certi loschi individui poco raccomandabili, tali Saddam Hussein e Osama Bin Laden

    – Classe 1961? Quarantacinque anni?? Torna sotto la gonna di mamma e ripresentati quando avrai almeno un paio di capelli bianchi

    – Afroamericano. Durante i due anni negli Stati Uniti ho insegnato in una scuola pubblica di Washington DC, metal detector all’ingresso, polizia al posto dei bidelli, 98% degli studenti afroamericani, 2% latino-americani. Questa è l’immagine che avevo io dell’integrazione: una scuola monocolore, di ragazzi provenienti per lo più da famiglie poco abbienti, residenti nei quartieri poveri di Washington, ad Anacostia e a Prince George.

Non che Hillary non avesse punti deboli: il suo piano per la riforma sanitaria era troppo radicale per molti americani, e poi, se Obama è di colore, Hillary è una donna. Eppure, non è stata l’unica di quella campagna elettorale. Successivamente, nello scontro tra Obama e Mc Cain, un’altra donna è stata sotto le luci della ribalta, rubando quasi la scena al candidato repubblicano: quel cavallo pazzo di Sarah Palin, dall’Alaska col fucile, che correva insieme a Mc Cain come suo vice-presidente.

Sarah Palin
Sarah Palin

La campagna elettorale è stata la più appassionante che abbia mai seguito, tutti i miei amici e le loro famiglie sostenevano Obama, e noi con loro. Ricordo discussioni intorno al tacchino del Ringraziamento ad Ithaca, nello Stato di New York, insieme ad alcuni ricercatori della Cornell University. Ricordo la radio accesa alle 6 del mattino per ascoltare i commenti degli opinionisti nella casa dei Dabneys a Chesapeake Bay, nel Maryland. Ricordo la mia amica Antoinette e le sue raccolte di fondi. Ricordo il fermento a Washington negli ultimi mesi di campagna, gli slogan che si rincorrevano, Yes we can da un lato, Country First dall’altro.

Obama vinse le elezioni il 4 novembre 2008, io ero tornata in Italia da 3 settimane e piangevo davanti alla tv pensando agli studenti di colore della Francis Middle High School di Foggy Bottom a DC (nel frattempo uno di loro era morto accoltellato per strada in una rissa tra gang e no, non è un film, si chiamava Giovanni Sanchez Gonzales e aveva 14 anni). Per me, alla fine, era tutto lì: riscatto per loro. La campagna di Obama non è mai stata incentrata sul miglioramento delle condizioni di vita degli afroamericani, sarebbe ovviamente stato un grosso errore politico presentarsi come paladino di una minoranza etnica. Impossibile, però, non sperare che qualcosa avrebbe fatto, non solo per le minoranze, ma in generale per tutti coloro che negli Stati Uniti non possono garantire un’istruzione decente ai loro figli, che devono ipotecare la casa per curarsi un cancro.

In questi 4 anni, Obama non ha ancora mostrato ai suoi elettori quel cambiamento radicale e profondo che speravano di vedere. Negli ultimi tempi, i sondaggi lo hanno visto spesso in difficoltà nel testa a testa con Romney, il nuovo avversario repubblicano.

Mitt Romney
Mitt Romney

La grande notizia di oggi, però, è che questo giovane avvocato specializzato in diritti civili ha ancora altri 4 anni davanti a sé per mantenere le sue promesse: staremo a vedere. Forward!

Barack Obama
Barack Obama

di Marzia Keller