Paese che vai, buone maniere che trovi: come comportarsi in viaggio

Che maniere sono queste? Vademecum del turista che non vuol fare "brutte figure" all'estero

Cosa pensereste se qualcuno, prima di entrare in casa vostra, si togliesse le scarpe? E se dopo aver assaggiato la vostra ottima lasagna si lasciasse andare ai rumori della flatulenza? “Che cafone!”, ecco cosa pensereste. Eppure, ci sono paesi dove i cafoni sareste voi se non metteste in atto questi comportamenti. Mentre un sorriso è un sorriso in ogni angolo del globo, la buona educazione non è un linguaggio universale: paese che vai, buone maniere che trovi.

Ecco quindi una piccola guida su cosa fare e non fare in viaggio per evitare di essere guardati come vi guardava la vostra vecchia zia quando vi mettevate le dita nel naso da bambini.

Saluti

Ho vissuto per un lungo periodo negli Stati Uniti e nei primi tempi, ogni volta che incontravo qualcuno, mi lanciavo nel tipico caloroso saluto all’italiana:
1. Afferrare il malcapitato per entrambe le spalle
2. Accostare la guancia sinistra alla sua guancia destra facendo schioccare le labbra in un bacio
3. Ripetere dall’altro lato.
Risultato: la persona che avevo appena salutato stava lì impalata e un po’ imbarazzata, senza sapere come rispondere a quell’assalto frontale. In seguito ho imparato che negli Stati Uniti ci si saluta con un abbraccio con le persone con cui si è in confidenza, e con una semplice stretta di mano con chi si incontra per la prima volta.

Il modo di salutare è diverso in ogni paese, in Giappone il contatto fisico è ridotto al minimo e ci si saluta con un leggero inchino, in Francia di baci se ne danno tre e così via. Come fare per sapere qual è il modo corretto di salutare nel paese in cui siamo? Semplice: osserviamo cosa fanno gli altri!

Gesti

Se fate “no” con la testa muovendola da destra e sinistra e siete in India o nello Sry Lanka, state dicendo sì. Se fate ok tenendo pollice e indice a cerchio e siete nei paesi slavi, iniziate a correre: state minacciando di fare un mazzo tanto al vostro interlocutore. Se in Brasile vi fanno le corna non arrabbiatevi: è un augurio di buona fortuna.

A tavola

Il ruttino a fine pasto in Italia è stato recentemente sdoganato da Antonella Clerici che in uno spot pubblicitario si produce in un delicato flato dopo aver mangiato un dessert digestivo. La vecchia zia di cui sopra, però, affezionata alle buone maniere di un tempo, lo trova ancora di pessimo gusto.
In alcuni paesi del Sud-Est asiatico, invece, i rumoreggiamenti della digestione sono segno di apprezzamento del pasto. Se portate la vecchia zia in vacanza con voi, quindi, ditele di non scandalizzarsi e, anzi, di lasciarsi andare: potrebbe persino piacerle!
Al contrario, ditele di non esclamare “cin cin” durante un brindisi in Giappone: questa parola vuol dire “organo genitale maschile” e sarebbe inappropriata per una signora.
Infine, in Nord Africa e in Medioriente ditele di accettare quella tazza di tè anche se non sono le 5: rifiutarla è un vero affronto.

Abbigliamento

Sempre in Giappone, così come in altri paesi dell’Asia, entrando in casa bisogna togliere le scarpe: assicuratevi di indossare calzini decenti e di curare la pulizia dei vostri piedi. Nei paesi islamici, dove sia donne che uomini si coprono braccia e gambe, cercate di non presentarvi in hot pants e canottiera. Non dovete necessariamente coprirvi il capo o indossare tuniche, ma avere un po’ di buon senso e di rispetto per la cultura e la religione locale sì.

Fotografia

Nel catalogo di un viaggio organizzato in Kenya, tra le attività proposte, insieme al safari e al giro in jeep nel deserto, leggo: “tour dell’Africa povera”. Tour dell’Africa povera??? Ah sì, quelle belle gite tra le baracche dove fate tante foto commoventi ai bambini con le mosche nel naso. Domanda: cosa pensereste se un gruppo di turisti kenioti si appostasse all’uscita dell’asilo e si mettesse a fotografare i vostri figli come fossero scimmiette? Pensateci.

Ecco, questi sono solo alcuni ragguagli su come non fare brutta figura all’estero. A proposito, non cercate di tradurre in un’altra lingua l’espressione “brutta figura”: è un concetto tutto italiano molto difficile da capire per gli stranieri.

E voi, che brutte figure avete fatto all’estero? Nessuna? Chi ci crede… Vuotate il sacco!