Golia, il mio cane adottato

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Tutte le sere, al rientro dal lavoro, prendo Golia e lo porto a spasso. E’ la nostra abitudine da ani, con la pioggia o con il solo, o anche se è appena rientrato con i miei, io lo porto a “spassino”, come diciamo noi due. Quella sera cambio strada, volevo incontrare una mia amica, così traccio per un vicolo stretto e lungo.

Golia mi ha sempre fatta sentire protetta, è molto geloso di me, la presenza non gli manca di certo, è un incrocio di pastore belga, l’ho preso in canile poco più che cucciolo e sapevo che tra di noi c’era un legame speciale, quella sera me l’ha dimostrato. E’ accaduto tutto in una frazione di secondo, da una rientranza è sbucato, mi ha dato un pugno in faccia e poi mi si è messo sopra, le sue intenzioni erano chiare, non voleva derubarmi, poteva prendere la borsa e scappare. Non riuscivo a gridare, con la mano mi spingeva il viso a terra, poi ho sentito le urla, erano le sue, mi riesco a divincolare e vedo Golia che lo ha afferrato “tra le gambe”, lui gattona per sfuggire alla sua morsa, ma Golia è cattivissimo, io pietrificata dalla paura. L’uomo si riesce a divincolare, si alza in piedi e si vede che è ferito, una macchia di sangue si sta spandendo mentre scappa. Golia viene da me, si siede sui miei piedi e si mette in posizione di allerta. Io cerco di calmarlo, pochi secondi dopo arriva la polizia chiamata da qualche passante

I controlli negli ospedali

le immagini delle telecamere

non hanno portato a nessun risultato. Rimane il triste ricordo di un’avventura solo nei pensieri miei e di Golia, ma c’è una cosa che voglio dirvi, si narra che “Quando un uomo salva un cane una mano proteggerà lui per sempre, perché i cani sono gli unici esseri viventi usciti come il Signore avrebbe voluto, incapaci di fare del male!” Io Golia lo salvai da un inferno, lo aspettava una vita in canile, una vita tra sbarre, cemento, freddo e sole cocente, la solitudine….