La sofferenza che si nasconde dietro un abbandono, la stiria di king

Il pitbull che vedete nella foto, si chiama King. La sua è una di quelle storie, dinanzi la quale non si può rimanere impassibili. E’ stato adottato da un rifugio, da quella che sembrava una bravissima umana, ma dopo poco tempo dall’averlo salvato da quel freddo box, lo ha riportato indietro e lo ha lasciato lì, senza la minima spiegazione..

King, come cane rifiutato, è stato subito inserito nella black list. Negli Stati Uniti, purtroppo, nei rifugi vige una legge, contro l’affollamento. Poiché il numero di cani ospitati nei rifugi è più alto delle domande di adozione, quelli senza speranza, rifiutati, malati, vecchi, vengono messi a tacere per sempre con l’eutanasia. Poi ci sono altri rifugi, chiamati no kill, i cui volontari non ci pensano minimamente a ricorrere ad un tale omicidio. Ed è proprio uno di questi rifugi ad aver salvato King, il Greater Charlotte SPCA. I volontari di quest’associazione, periodicamente si recano in questi rifugi affollati e portano via i cani meno fortunati. Un giorno, tra questi c’era proprio King, gli avrebbero fatto la puntura il giorno seguente. Ma loro non lo hanno permesso e lo hanno portato via di li. Sapevano che essendo un cane di razza, gli avrebbero trovato presto una famiglia. Chi non vorrebbe un pitbull gratis? Ma poi si accorsero che il problema era un altro… King era depresso, profondamente depresso. L’abbandono era stato un trauma per lui, ogni famiglia che lo aveva adottato, poi lo aveva restituito. Tutti dicevano che era apatico, depresso e che influenzava lo stato d’animo dell’intera famiglia.

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Dopo il salvataggio è stato adottato tre volte. C’è stata una famiglia, che sembrava davvero quella giusta. Ma anche loro lo hanno riportato indietro, affermando che la legge nella loro zona non permetteva di avere un cane aggressivo come un pitbull. Se avessero continuato a tenerlo, glielo avrebbero sequestrato e lo avrebbero poi abbattuto. Per loro quello era un modo per salvarlo. Poi c’è stata un’altra famiglia, che lo ha restituito al rifugio, dicendo che costava troppo mantenerlo. L’ultima volta, invece, è stato abbandonato per strada, all’insaputa di tutti. Una volontaria dell’associazione, lo ha incrociato per caso e lo ha riconosciuto, il suo nome è Roberta Sá Griner. Da quel momneto la donna ha deciso di capire cosa avesse di così intollerabile quel cane. Un giorno lo vide comportarsi in modo strano, stava piangendo in un angolo, stringendo a se la sua copertina. Così Roberta decise di fargli una foto e di pubblicarla sui social.

La sua storia ha commosso il web, ma nonostante le numerose proposte di adozione, King era sempre un cane triste. Poi un giorno qualcosa cambiò. Dalla porta del rifugio, entrò un uomo… era come se in lui si fosse acceso qualcosa… “Siamo in lacrime per aver salutato King. Un po’ per dispiacere ma il motivo principale è per gioia. Finalmente potrà essere felice. Quest’uomo è arrivato e ha spiegato tutti i suoi motivi che lo stavano spingendo ad adottare un cane ma a noi non sono importati… sapete perché? Non appena ha visto quest’umano, King, ha iniziato a saltare e scodinzolare come mai lo avevamo visto fare. Si è diretto verso di lui e gli ha leccato le mani, lo aveva scelto”.

Queste sono le parole che hanno scritto i volontari, dopo che hanno capito che aveva trovato la sua famiglia. Stava aspettando la persona giusta. Oggi King è felice e tra i due c’è un rapporto speciale.

Questa storia ci mostra la sofferenza che si nasconde dietro un abbandono e dietro una vita in un freddo, triste e piccolo box.