Per chiedere perdono…

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Il Mexico è una terra particolare, tanti randagi, tantissimi anzi, pochi volontari, pochissimi. I volontari percorrono almeno due o tre volte a settimana quel tratto di campagna, sfamano i cani che vivono lì. Quando vedono Chip, così si chiama lui, lo credono morto, è sul ciglio della strada, il suo corpo parla da solo…

Nell’avvicinarsi lui alza la testa, sta facendo un cenno, con tanto dolore nel cuore lo alzano e lo mettono in macchina, lui piange, urla in verità il suo è un dolore atroce. Chip ha ancora al collo la catena con il quale l’hanno trascinato, in clinica i medici non parlano, silenziosamente, in rispetto di quell’essere martoriato dalla cattiveria umana cercano di togliere il dolore più forte. Chip è in uno stato semicomatoso, le flebo, gli antibiotici, le carezze umane che mai avrà provato nella vita non gli bastano per dargli la forza di resistere. In suo aiuto arrivano i gattini, che si mettono vicino a lui quasi a scaldare quel che ne è rimasto. I ragazzi capiscono che il suo tempo è arrivato, lo prendono in braccio e se deve essere che sia nel migliore dei modi, pensano loro. Chip ha preferito lasciare questa terra di dolore, così disumana e vile, ha scelto di volare sul ponte, ha scelto la morte a questa vita. Chip forse non si è fidato neanche di chi con le carezze e le lacrime nel cuore ha cercato disperatamente di salvarlo, l’avrebbero amato infinitamente, l’avrebbero protetto dal male che aveva fin’ora conosciuto…A te Chip chiediamo scusa e perdono, l’umano ha la crudeltà che a voi cani non è stata data, ecco perché siete sempre migliori di noi!

Il suo grido di dolore in auto

Un corpo che parla solo di male

La speranza

I gattini capivano e cercavano di confortarlo..

Tra le carezze ha lasciato questa vita di atrocità…