Umbria: parla la pediatra che rifiutò di produrre false attestazioni per coprire gli imbrogli

UMBRIA: non si era piegata a produrre false attestazioni per coprire gli imbrogli: la pediatra umbra adesso racconta la sua verità. Intercettazioni: "una bastonata di quelle forti che si fa male"

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Susanna Maria Esposito, la dottoressa “ribelle” che si rifiutò di coprire gli imbrogli e di creare “false attestazioni” (e che per questo motivo venne sospesa dal lavoro), ha raccontato la sua dura esperienza a Il Fatto Quotidiano.

Susanna Maria Esposito

Susanna Maria Esposito, 48 anni, è il primario del reparto di pediatria all’ospedale di Perugia, nonché presidente dell’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici e della sezione umbra della Società Italiana di Medicina di Emergenza-Urgenza Pediatrica. La dottoressa era molto famosa anche a Milano: qui guidava l’unità di pediatria ad alta intensità di cura della Fondazione Irccs Policlinico di Milano, assistendo le famiglie con figli affetti dalla sindrome dei “Bambini farfalla”. La dottoressa nel 2016 decise di lasciare Milano per andare a Perugia, dove le era stata offerta una cattedra da ordinario. Qui comincia il suo calvario. Secondo un’ordinanza emessa dal Gip Valerio D’Andrea, qui 35 persone sarebbe state coinvolte in un presunto malaffare per quanto riguardava i concorsi in ospedale. Secondo le accuse, Emilio Duca, direttore generale, Diamante Pacchiarini, direttore sanitario, Maurizio Valorosi, direttore amministrativo e una funzionaria responsabile dei provvedimenti disciplinari, avrebbero cercato di far mantenere al suo posto Antonio Orlacchio, professore associato di genetica medica, nel team dal 2015, prima dunque che la Esposito diventasse la dirigente del reparto. Nel decreto del Gip si leggono queste parole: “Veniva inserito nonostante le sue competenze non fossero attinenti a quel reparto“.

Ad un certo punto arriva, così, un esposto anonimo per segnalare la bizzarra situazione e viene così istituita un’indagine per truffa. A questo punto viene sentita anche la dirigenza, la quale avrebbe sostenuto che la Esposito avrebbe dato valutazioni positive di Orlacchio. Ma la Esposito nel 2017 aveva segnalato il problema e inviato lei stessa un esposto nel 2018. Ed ecco che qui inizia la brutta vicenda della Esposito: i superiori non avrebbero tollerato queste resistenze, le comminano un disciplinare e l’avrebbero accusata di truffa. 4

A quel punto gli inquirenti vengono a sapere di tali contrasti e anche che la donna sarebbe stata obbligata a fare valutazioni positive sul professore perché, come si legge nel decreto del Gip, “solo perché pressata anche con minacce di conseguenti provvedimenti disciplinari in caso contrario da parte della dirigenza amministrativa“.

Si arriva così all’agosto 2018 quando le minacce diventano reali: sospensione per 4 mesi per la dottoressa e multa di 350 euro. Tuttavia gli inquirenti erano attivi con le intercettazioni, con tanto di frasi del calibro di “una bastonata di quelle forti che si fa male“. Anche grazie ad altre intercettazioni del genere ecco che è potuta partire l’inchiesta ufficiale.

Adesso la dottoressa è più serena, ma sono stati mesi difficili che l’hanno molto provata.