Ansia patologica: come riconoscerla

 

L’ansia è un’emozione molto comune tra le persone ed è normale o fisiologica nella maggior parte dei casi. Questa condizione può invece diventare un problema se porta ad avere disagi oppure crea ostacoli alle nostre attività quotidiane. Ma come possiamo capire se il nostro stato d’ansia è normale oppure patologico?

Come riconoscere l’ansia patologica

L’ansia diventa patologica allo scatenarsi di sintomi fisici difficilmente controllabili, il cui esito può essere il timore di annientamento della propria personalità. Ogni crisi d’ansia possono portare a dai disturbi più gravi come attacchi di panico o a forme ipocondriache.

Nell’attacco di panico, ad esempio,  il soggetto sente in modo improvviso un sentimento di apprensione, che può giungere fino a un livello di terrore, con sintomi psichici gravi, quali paura di morire o di impazzire.

A questi sentimenti si accompagnano sintomi fisici come palpitazioni, oppressione al torace e vertigini, che impediscono al paziente un rapporto normale con la realtà.

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Ansia patologica

Questo problema può portare a diverse paure, come quella di stare solo, o di rimanere chiuso in luoghi stretti, fino alle fobie sociali in cui l’individuo presenta un timore persistente di incorrere in situazioni nelle quali si trova esposto al giudizio altrui. L’ansia patologica può portare anche a sensazioni sgradevoli a carico di un organo o di un apparato, in assenza di reali lesioni cliniche dello stesso.

Spesso, chi soffre di ansia patologica, nutre sentimenti generici di irrequietezza e di insoddisfazione, di incapacità a distogliere l’attenzione dall’evento giudicato colpevole di essere la causa dello stress, di perdita di concentrazione sui compiti abituali. Quando però l’ansia diventa continua compaiono alcuni sintomi come l’insonnia, la stanchezza mattutina e il senso di inadeguatezza di fronte a compiti che prima erano svolti automaticamente. Possono comparire anche leggeri tremori alle mani o sudorazioni improvvise, con leggere crisi di tachicardia.

Come risolverla

Quando il problema è eccessivamente accentuato, può essere necessario ricorrere al supporto farmacologico per neutralizzare il senso di insicurezza e di minaccia. Nei casi più recidivi è utile un approccio psicoterapeutico, che si deve limitare a orientare il paziente riguardo la propria condizione esistenziale, piuttosto che a scavare nel profondo.

Nelle forme fobiche o ipocondriache, la psicoterapia diventa invece l’intervento elettivo, perché il suo fine è quello di restituire al paziente il grado di coscienza nei confronti della malattia. Prendere coscienza dell’ansia è un modo per conoscere meglio noi stessi, offrendoci soluzioni magari momentaneamente sgradevoli, ma sicuramente alla lunga, più gratificanti per la nostra economia mentale.

Fonte: tgcom24.mediaset.it

di Marianna Feo