2 metodi da usare come contraccettivi naturali. Forse…

I metodi della temperatura e di Ogino. Li conoscete?

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Sì, esiste più di un modo che possono funzionare come contraccettivo naturale. Uno di questi riguarda la temperatura corporea. Infatti, 14 giorni prima delle mestruazioni una delle due ovaie espelle un ovulo. È l’incontro tra questa cellula sessuale (simile a un ovulo) e lo sperma che può causare una gravidanza.

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Solo dopo l’ovulazione, però, si verifica un piccolo cambiamento: il corpo luteo (un ovulo ‘residuo’ che rimane nelle ovaie dopo l’espulsione) produce progesterone. Questo ormone tipicamente femminile ha la conseguenza indiretta di alzare la temperatura corporea di due o tre decimi di grado.

Inoltre, per applicare il metodo della temperatura bisogna misurare la temperatura corporea ogni giorno: quando passa (ad esempio) da 37 °C a 37,3 °C siamo nella fase dell’ovulazione e, quindi, è una finestra temporale particolarmente fertile. Risultato: con questo metodo gli amplessi sono vietati dal 1  giorno del ciclo mestruale fino al 3° giorno di temperatura elevata.

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“In teoria, questo metodo è più affidabile rispetto alla pillola”, ha affermato Laure Abensur, ostetrica francese a Topsante.com.” Il problema è che in pratica è molto complicato da implementare: bisogna misurare la temperatura ogni mattina a stomaco vuoto, allo stesso tempo, nella stessa posizione, con lo stesso termometro, nello stesso modo (orale, rettale …). Inoltre, variabili come il semplice fatto di andare in bagno può falsare il risultato”.

Verdetto? A meno che non siate particolarmente coscienziosi (o maniacali), il metodo della temperatura è da scartare come contraccettivo naturale. Di contro, può essere un metodo utile quando cerchiamo di avere un figlio perché ci permette di conoscere il nostro periodo di fertilità.

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Poi, c’è il cosidetto metodo Ogino, che prende il nome da Kyusaku Ogino, un ginecologo giapponese morto nel 1975. Si tratta di una contraccezione naturale basata su calcoli statistici e osservazioni digitali.

In primo luogo, è necessario annotare durante un anno le date di inizio e di fine dei cicli mestruali. Attenzione: il metodo riguarda i cicli naturali che vogliamo osservare e non quelli modificati da una pilola.

In generale, un ciclo dura 28 giorni ma si tratta di una media: in alcune donne, il ciclo si completa dopo 22 giorni, in altre può durare fino a 35.

Quindi, riavvolgiamo il calendario e troviamo il ciclo più lungo e quello più breve dell’anno. Ed è qui che le cose si complicano. Per prima cosa, sottraiamo 18 giorni dall’ultimo giorno del ciclo più breve così da ottenere un primo ‘appuntamento’. Poi, sottraiamo 11 giorni dall’ultimo giorno del ciclo più lungo e così otteniamo un secondo ‘appuntamento’. Bene, nel periodo tra il primo e il secondo appuntamento, secondo questo metodo, possiamo essere (quasi) certe che non genereremo un figlio.

Questo metodo ha due svantaggi. Innanzitutto, è estremamente frustrante: se contiamo, infatti, ci rendiamo conto che possiamo fare l’amore in media solo tre giorni al mese… Inoltre, l’indice Pearl (ovvero il numero di gravidanze che genera ogni anno su 100 donne) oscilla tra il 15% e il 38%.

Insomma, non è proprio così affidabile…