Correre per la mente e per il corpo

Il racconto di come ho vinto la pigrizia con la mia storia: una pantofolaia che ce l'ha fatta e che ora corre

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Siamo a Natale del 2012 e come sappiamo le feste oltre ad essere foriere di regali non sempre graditi, ci lasciano degli ancora meno apprezzati kg in più da smaltire assolutamente; parte da qui la mia rivoluzione.

A gennaio salgo sulla bilancia, il numero che compare sul piccolo schermo mi spaventa…anzi mi terrorizza. Superati i primi momenti di sconforto e di forte autocritica davanti allo specchio, decido che è il momento di smetterla con questa sedentarietà e che devo trovare una soluzione efficace, così anche supportata dal mio ragazzo scelgo di darmi alla corsa.La pigrizia però inizia ad affiorare con le solite scuse: fa troppo freddo per correre, dove corro, con chi vado e non ho l’abbigliamento adatto.

Risolto ” l’insormontabile” problema abbigliamento, la mattina seguente scortata dal mio paziente ragazzo parto: inizio a “correre” con risultati a dir poco catastrofici cinquecento metri e una bombola d’ossigeno.

I giorni a seguire non mi sono arresa, tutt’altro seppur da sola ho continuato la mia piccola battaglia personale fino a quando i cinquecento metri non sono diventati uno, tre, cinque e infine undici chilometri e le scarpe da runner occasionale hanno lasciato il posto ad ormai adatte e ahimè ben più costose scarpe da runner abituale. Ho percorso strade di mare, piste ciclabili, parchi e quartieri armata solo del mio iPhone, delle cuffie e della mia voglia di farcela, di sentirmi forte.

Arriva anche Pasqua ma io non cedo continuo per la mia strada: corro, corro forte, corro veloce curo la mia alimentazione e il corpo con molte creme e fanghi.

Nel mese di giugno i risultati sono sorprendenti: eliminati 5kg, fisico più tonico, ventre piatto, cosce (il mio punto debole) ridotte di diversi cm, l’autostima riconquistata, l’orgoglio del mio ragazzo che poco avrebbe scommesso su questa mia impresa e poi c’è il mio orgoglio che mi permette di macinare km insieme al mio lui senza inventare scuse e inutili doloretti per elemosinare qualche secondo di stop.

Vi ho raccontato la mia storia degli ultimi mesi per far capire a tante  pantofolaie come me che cambiare si può, è senz’altro faticoso ma vi renderete conto che quell’ora che dedicherete a voi stesse con il tempo diventerà irrinunciabile sia per il corpo che per la mente.

Quando sarete li voi, la strada da percorrere e il vento da “tagliare” vi sentirete invincibili e sappiate che nel vostro piccolo lo siete, perché avrete sconfitto la vostra paura di cambiare e avrete guadagnato un pizzico di autostima.

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