Besame mucho: perché innamorarsi dei propri bambini

Eravamo figli e adesso siamo genitori. Sono passati tanti anni, ma così poco tempo, che a volte ci sorprendiamo nel cambio di ruolo. Improvvisamente guardiamo la nostra infanzia e i nostri genitori sotto una nuova luce. Guardiamo i nostri figli e ci domandiamo quale giorno, quale frase, quale avventura, rimarrà registrata nella loro memoria per sempre, quali dolori rimarranno inchiodati nella loro anima e quale allegria conserveranno come un tesoro.
I giorni più felici di tuo figlio stanno per arrivare. Dipende da te.

Inizio dalla fine. Questa frase conclude una lettura che ho trovato illuminante.
Mi scuso se per qualcuno scriverò delle banalità, ma banalmente ricordo che non tutti siamo cresciuti nella stessa maniera e certe cose rimangono dentro anche se non ce ne rendiamo conto.

Prima di tutto voglio chiarire cosa mi ha spinta a leggere questo libro, un po’ datato.
Mi ha spinta la consapevolezza di stare stretta nel ruolo di mamma ereditato da mia madre. Ero in cerca di una modalità diversa di relazione con mio figlio. O meglio: sentivo di avere qualcosa di diverso da dare a mio figlio rispetto a quello che ho ricevuto, senza sapere da dove iniziare.
Il titolo e le buone recensioni in rete mi hanno convinta. E non ne sono rimasta delusa. O meglio, mi sono ritrovata a leggere cose che davano ragione al mio modo di essere, e sono riuscita a lasciarmi alle spalle un bel po’ di sensi di colpa. Uno su tutti quello di coccolare troppo il mio bambino.

Quando un bambino smette di chiamare la madre perché non ne ha più bisogno non è come quando smette di chiamarla perché sa che, per quanto la chiami, lei non gli presterà mai attenzione.
Ho compreso appieno che un bambino di pochi mesi che vuole stare sempre in braccio alla mamma non può essere definito viziato, ma è solo un istinto naturale e potente di sopravvivenza e di necessità. Certo: possiamo abituarli a stare lontano da noi il più tempo possibile, ma chiediamo due cose:
1. Per fare cosa?
2. E perché?
Per fare cose che possono essere rimandate o delegate? Per qualcuno magari è il lavoro. Ma ho compreso che questi momenti arrivano una volta nella vita. Una sola volta mio figlio avrà 2 mesi, 6 mesi, 8 mesi …e solo una volta proverà necessità di me come ora. Perché negarglielo?

Un paragrafo si intitola “Tuo figlio è una brava persona”. Leggendolo ho realizzato di essere cresciuta con il senso di colpa di non essere una brava bambina. Con la conseguente sensazione di essere sempre sbagliata, inadeguata. La mia insicurezza dura tuttora. E non voglio che mio figlio sperimenti queste sensazioni.

“Educare male” significa educare con poco affetto, poco contatto fisico, poco rispetto e poche coccole. E’ impossibile educare male un bambino prestandogli molta attenzione, prendendolo molto in braccio, consolandolo molto quando piange o giocando molto con lui.
Compatibilmente con i miei impegni di mamma lavoratrice e responsabile di casa, passo molto tempo con lui. Tempo che se perso non ritornerà. Sento spesso dire: piano piano tornerà la vita di prima. Vi do una notizia sconvolgente: la vita di prima non tornerà mai. E soprattutto mi sono guardata indietro e mi sono detta che la vita di prima nemmeno la voglio. Ho rivisto le mie priorità, conservato solo le cose che mi piacevano davvero, e per quelle che mi piacevano davvero e non ho ancora trovato posto mi sono data qualche anno di tolleranza. Quando la stanchezza prende il sopravvento, respiro forte, conto fino a 10, metto in fila tutte le cose da fare che mi generano stress e scelgo solo le urgenti. Le importanti le lascio per domani.

Coloro che attaccano il bambino sembrano credere che in questo modo difendono i genitori (…) ma si sbagliano perché genitori e figli in realtà, stanno dalla stessa parte.
E non solo. Vivendo nella stessa casa bisogna saper crescere insieme, e non sopportandosi. Non ci hanno chiesto loro di venire al mondo, facciamo in modo che non debbano trascinarne il peso.

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