Breve storia di 5 piccoli noiosi gesti estivi

 

Oggi mentre qualcuno sotto un piccolo ombrellone a strisce proverà ad accedere a qualche social o a creare nuovi gioiellini di ricordi tramite brevi video, oggi mentre bagnerete piedi lisci dalla sabbia,
E per me partire significa prendere un treno e farmi trascinare via dalla mia città, e questa cosa mi mette sempre un certo movimento interno misto di paura e eccitazione. Io sono una persona inconfondibilmente ansiosa. Ogni gesto, ogni cambiamento, ogni diversità mi porta all’accelerazione cardiaca. E mica lo so il perchè. In fondo non devo guidare, non devo stare sveglia, non devo discutere con la fila in autostrada. In fondo non devo neanche capire o impegnarmi. C’è lì un fantastico freccia argento che porterà me e mia figlia da amiche e da acque cristalline. Però si, è così. Io sono ansiosa.

Questo accade quando il mio amico/nemico Agosto si mette fra i piedi e inevitabilmente io sono costretta a rispondergli provocando all’interno della mia vita trasformazioni per me gigantesche. Non ho più la mia routine e non posso coccolarmi dentro calendarizzazioni frenetiche create settimane prima. Agosto è il grande nonno di casa che ti spiazza e ti fa innamorare, Agosto è la prima volta che si fa l’amore o l’ultima che si dice ti amo. Agosto fa parte di quella categoria delle cose dalla quale io per tutto l’anno cerco di scappare, ma che poi con un salto triplo carpiato torna sempre al punto di partenza, ovvero di fronte a me.

Che cojoni.

Sono così agitata che neanche una birra fresca ormai mi è amica.

Per questo le ore prima di partire mi succede sempre la stessa cosa. Vedo di blu le piccole cose. Le azioni. Le vedo blu perchè blu è il mare e mi sembra infinito, così come loro, piccole cose infinite e noiose alle quali cerco di prendere linfa per affrontare cose tipo cercare il binario giusto con due bagagli una figlia e quattro ore di sonno alle spalle.

Ecco le cose che io vedo blu ma che vorrei vedere a colori perchè da loro, proprio da loro non vorrei mai andare via.

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Alessandro Gottardo

1) SVEGLIARMI

Per me è la cosa più noiosa da fare d’estate. E la più bella. Ti svegli con la noia che non è la noia invernale. Lei, la noia dai capelli di neve, è particolarmente aggressiva nelle domeniche di pioggia, quando sai che ti dovrai alzare dal caldo tepore e praticamente non poter far nulla. Invece il risveglio estivo e noioso, è diverso. Ti sfiora l’occhio, di sussurra che c’è un giorno di lentezza vivace da affrontare, ma ti chiarisce subito che l’altro di occhio, si potrà aprire serenamente fra un po’. Svegliarmi d’estate è capire che non hai coperte su di te, che non c’è differenza fra dentro e fuori il tuo letto e che si possono muovere le gambe senza rischiare di prendere freddo ai piedi. E poi apri anche il secondo occhio. Hai l’acqua accanto a te. Bevi in silenzio e muori altri cinque minuti sulla seconda metà del cuscino fresco che non hai usato.

Svegliarsi noiosamente d’estate è come un lungo bacio ancora amoroso con il tuo amore di vita.

2) FUMARE

Chi fuma tanto d’estate io lo invidio. Riesce sempre per tutto l’anno almeno ad essere coerente con se stesso. Io invece d’estate e soprattutto di giorno quasi mi annoio a fumare. Questo per me vuol dire solo una cosa. Che potrei tranquillamente farne a meno per tutto l’anno, ma poi non ci riesco, per cui scatta na cosa tutta fatta di sensi di colpa e di calcoli su quanto potrei risparmiare se non toccassi più tabacco. Voli pindarici partono alla velocità della luce portandomi in fantastici posti esotici che potrei visitare, ma che non visiterò mai solo per questo.

Perché fumo. Fumare noiosamente d’estate quindi per me vuol dire fumare al tramonto. Mi siedo in terrazza e faccio fare chick all’accendino. Aspiro e butto fuori. Guardo in alto e capisco che su nel cielo si sono moltiplicati gli aerei e le tratte per andare chissà dove. Magari alle Maldive. Magari un giorno ci andrò anche io. Magari quando smetto. Magari.

Fumare in estate è come litigare con la persona che hai deciso di amare per sempre.

3) APPARECCHIARE

La mia casa è fatta strana. Praticamente c’è un salone poi le camere e poi la cucina. Quindi quello che succede d’inverno quando si mangia e una transumanza quotidiana da una parte all’altra. Avanti e indietro. Specie di domenica. Quando ancora mi si incaglia nel cervello che bisogna acchiappare il servizio di coccio buono chiamare qualcuno e rimanere a tavola fino alle quattro.

Apparecchiare d’estate è diverso. Perché d’estate si mangia fuori. D’estate si fanno tre passi avanti e tre indietro e tutto è pronto. Apparecchiare d’estate diventa una cosa leggera e piccola, ma anche lunga da fare e molto importante. Ci si preoccupa di tovaglioli colorati (“formiche, mostri o tutto nero?”), di mettere subito la frutta e che l’acqua sia freddissima. Ci si intruppa a vicenda perché il percorso questa volta è piccolo e stretto, e si sussurra perché si è vicini. C’è la frittata ma se vuoi guarda cosa c’è in frigo.

Apparecchiare in estate per me è come dormire la prima notte di tenda con un nuovo amore fresco di liceo.

4) GUIDARE

Io non ho la macchina. A Roma possedere un veicolo a quattro ruote, vuol dire giocare alla roulette russa ogni mattina. Io danzo nel traffico in motorino. E mi sento la regina dei quattro mari e dei venti venti perchè vado più forte di te, oh donna di Suv vestita, e mi scateno ai semafori, cercando sempre il tamarro da azzoppare per quadagnare la prima posizione sulle strisce rischio bastonata da parte di vecchia a piedi. In estate la corsa è noiosa e anche piuttosto triste, perchè senza una coatta o senza un giovane rampante accanto a me, la situazione ai rossi è sempre abbastanza deprimente. Sono sola quando tutti dovrebbero guidare in una Roma così. E quando sono sola le cose dentro i miei neuroni esplodono e si infilano nei piedi e tutto il mio corpo diventa un grande e gigantesco pensiero fisso e unico sul mio futuro.

Guidare in estate è come lasciare qualcuno e cercare di convincersi che è la cosa migliore da fare, quando la cosa migliore proprio non è.

5) INNAMORARMI

Io mi innamoro sempre fra il 20 e il 30 di agosto. Se qualcuno volesse replicare il contrario, prima di tutto si facesse i cazzi suoi, secondo, c’è la possibilità che o non era amore, o c’è stata la sensazionale idea di aspettare qualche momento in più per non far scappare il maschio Beta; tanto scappano sempre, ma almeno godiamoci settembre e pure un po’ di ottobre che a Roma si sta benone. Innamorarsi d’estate è noioso perchè capita a tutti. E capita sempre a me. Il che fa di me un noiosissimo clichè di amorosi sensi sdolcinati e stucchevoli.

Che palle lo so. La cosa però non tange il mio pensiero, che continua a preferire i mesi caldi per guadagnarsi un’altra crepa indelebile sulle spalle del nostro povero cuore. Si perchè innamorarsi ad agosto vuol dire anche toccarsi troppo, dormire poco e guardarsi tanto.  Che alla fine del mese sembra esser insieme da dieci anni e non da dieci giorni. Innamorarsi è una cosa piccola perchè te ne accorgi soltanto tu all’inizio e il mondo va avanti. E poi anche quando il mondo stesso, tutto quanto intero, accetterà questo, e continuerà a camminare con questa nuova cosa in più, sarà sempre una cosa piccola perchè rimane lì, dentro di te, e uscire non sarà nè facile, nè divertente.

E quando succede d’estate è ancora più piccolo e ancora più noioso perchè è un amore schifosamente banale e scontato anche se non lo è. Sarà per sempre timido e impaurito. Anche se forte non si scorderà mai di essere nato in un momento noioso e scontato e questo lo farà soffrire per sempre.

Innamorarsi d’estate è come innamorarsi d’estate capire che quella è la persona giusta e poi scappare via più lontano possibile. 

di Elisa Giani