Cinque (anzi sei) donne da conoscere almeno una volta nella vita

E che io ho incontrato tutte in un'estate

 

C’è una cosa su FaceBook che un po’ mi irrita assai.
Questo algoritmo un po’ del cazzo che ogni giorno ti deve dire se un anno fa stavi meglio oppure peggio. Ti fa vedere foto che forse tu volevi dimenticare, e ti fa ragionare su questioni che forse volevi oltrepassare.
Qualche giorno fa, precisamente a ferragosto, mi è venuto in mente di sfruttare sta stronzata e di vedere quanto io sia migliorata. Si perchè per me l’estate rimane ancora un po’ un affare borderline; tre mesi dove mi ricordo di cose bruttissime e bellissime. Ho trovato questa foto: i miei piedi su due chilometri di stoffa e sotto una didascalia entusiasta dove orgogliosa ammetteva solitudine e attesa. Solitudine perchè da sette giorni quell’elisa era sola a Roma a lavorare al suo piccolo progetto artigianale, Attesa perchè l’uomo accanto a lei stava tornando a casa. La cosa che più mi piace di questa foto, è il coraggio che emana, ma forse un coraggio un po’ zoppicante, ma vincente perchè innamorato. Questo mi ha fatto traballare un po’ l’occhio sinistro.

Si può essere felici e assolutamente pieni solo e unicamente se si è innamorati?
Cos’è realmente l’amore?
Può una donna immaginarsi da sola e finirla lì?

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Cinque (anzi sei) donne da conoscere almeno una volta nella vita.

Di giorni senza niente e nessuno io ne ho passati assai, ma non quest’anno. Quest’anno mentre mi chiedevo e domandavo a me stessa cosa fosse meglio per il genere umano, una mano amica e piena di anelli mi porge un bicchiere di plastica contenente birra. Sono le dodici del mattino, intorno a me il suono della voce di mia figlia e di altre bambine, piccolissime e sull’orlo dell’adolescenza. La mano si unisce ad una voce, anch’essa femminile, che soavemente mi sussurra nell’orecchio “hai rotto veramente il cazzo co ‘sto telefono, muovi il culo e vieni, dobbiamo apparecchiare per la lasagna”. Io alzo i miei occhi e vedo il mare.

Vedo il mare e tante bellissime donne. Siamo in costume, siamo praticamente nude, abbiamo dai tre ai quarant’anni, siamo un po’ more, un po’ bionde, un po’ lisce, un po’ ricce. Siamo un po’ mamme, un po’ sorelle, un po’ amanti, e parecchio amiche. La metà di noi si conosce da circa tre giorni, ma questo non vieta alle nostre parlantine, realmente libere da giudizi maschili e/o maschiliste, di buttare fuori tutta TUTTA la nostra intimità di vita, di emozioni e di paure. Io poso piano piano il mio telefono, poi lo guardo, scatto una sola foto, e lo spengo. Mi viene un groppo in gola, ma non per il mio fidato Rocco II, amico di solitudine tecnologica, bensì perchè dopo tantissimo tempo mi accorgo di trovarmi nel posto migliore per me. Non è il posto giusto forse, ma sicuramente il più bello che potessi desiderare. Mi accorgo anche di avere accanto a me in una sola giornata forse le donne che avrei sempre voluto incontrare nella mia vita, da cui prendere esempio, linfa e beltà. Quelle stesse donne per cui si scrive nei romanzi e si costruiscono musei. Quelle stesse donne che da bambina le vedi Grandi, e che anche da grande continuerai a vedere più grandi di te.

Io in questi giorni ho visto lei, la mia donna generosa. Lei che non dice mai di no, ma realmente. Non si permetterebbe mai di staccarsi dal telefono, perchè le chiamate continuano giorno e notte e le risposte arrivano, sempre e calme. In ogni momento della giornata viene fatto il suo nome, e lei non fa altro che impugnare la sua tazzona gigante di latte e caffè, accendere una sigaretta e rispondere “eccomi”. La mia donna generosa mi invita da lei al mare anche se non ci si sentiva da mesi, mi presta una parte della sua casa a dir poco principesca, coccola il mio cuore con la sua cucina e ama con la sua dolce confusione. La mia donna generosa ha sempre una cura per tutto e tutti, le riesce facile anche il più difficile dei ragionamenti, sa come ci si comporta sia con l’ospite e con la figlia. La mia donna generosa per essere così generosa ha due palle così, ma poi diventa un piccolo cucciolo di femmina attorno ad un tavolaccio pieno di nuova gente. La mia donna generosa è speciale, forse la più speciale.

Io in questi giorni ho visto lei, la mia donna sorella. Colei che realmente ti fa capire cosa voglia dire avere un filo trasparente ma resistente che inizia nella pancia di qualcuno e finisce nella pancia di un altro. Quasi in sordina e con passo felpato questa donna si aggira nelle vite di noi persone ignoranti e scruta se tutto va bene, se tutto è nel posto giusto per noi e per lei. Non urla, una sorella non urla mai, lei fa, lei agisce, lei si trasferisce, lei coordina, lei sopporta e difende. Lei può menarti con uno sguardo o accarezzarti con una risata tirata perchè va bene così. Un donna è una sorella quando poi capisci che va via, che ha bisogno di stare sola, perchè deve caricare e ripartire, che ha realmente un centro, e questo centro si chiama anche un po’ solitudine e a lei non spaventa. A lei piace assai.

 

Io in questi giorni ho visto lei, anzi loro, le mie due donne coraggiose. Loro hanno fatto del coraggio la loro rivincita sul mondo. Ho vissuto con queste due magnifiche donne pochissime ore, le ho annusate i primi due giorni, e poi tutto è arrivato automaticamente. Queste due donne si amano, posso quasi dire con assoluta certezza che si amano alla follia. E non si sono mai guardate indietro, hanno visto, hanno capito e hanno abbracciato la loro felicità. Queste due donne sono anche madri, e sentire un po’ di questa forza accanto a me, mi ha reso una persona spero un po’ diversa. Di tutti gli intrighi sentimentali che nella vita si affrontano ce ne fosse uno che vale la pena di trattenere se altalenante. Le mie due donne coraggiose questo mi hanno detto, questo mi hanno dato. Non vale la pena fermarsi, vale la pena fermarsi solo una volta, quella giusta.

Io in questi giorni ho visto lei, la mia donna libera. Talmente libera che ti sconquassa le meningi quando la incontri i primi giorni. La mia donna libera mi ha fatto capire una delle cose più importanti di sempre. Una donna può anche non aver avuto un figlio suo, ma dentro avrà sempre e per sempre una maternità innata. Maternità eccessiva, distaccata, acerba, complicata, ma comunque maternità. La mia donna libera è libera ma fino a un certo punto. Perchè ama, e lo nasconde dietro una piccola corazza di abiti firmati e di badge, ma ama tanto.E io lì ho beccata, ce l’ho fatta con il mio fare un po’ del cazzo, ma me la sono presa tutta perchè mi ha insegnato che esistono altri mille modi per amare. E lei ama nella stessa identica misura di una mamma. La mia donna libera forse mi ha regalato il ragionamento più commovente di questa mia estate.

Io in questi giorni ho visto lei, la mia donna sincera. Sincera come un temporale in alta montagna. La mia donna sincera è così tanto sincera che potrebbe risultare anche scomoda. E per questo che subito ho cominciato a sbavare per lei, con discrezione e tantissima timidezza. Solo per mezzora abbiamo parlato, mentre io mangiavo spaghetti cozze e vongole cucinate da lei. Durante la discussione in ordine mi ha ammazzato l’idea di aprire un mio blog, mi ha fatto sentire un ameba romana pigra del cazzo e chiesto se potevo raccogliere le posate per sparecchiare. Ecco, io sarei rimasta in quel vortice di parole dall’accento milanese per altri sei mesi. La mia donna sincera è sincera fino in fondo, è sincera con me, con le amiche di sempre e soprattutto con se stessa. Non siamo supereroine, e spesso a noi femminucce accadono mostruosità nella vita che son difficili da contenere. Ma la differenza fra la mia donna sincera e il resto del mondo, è che lei realmente affronta la vita, un po’ di petto, un po’ no. Un po’ con la paura, un po’ con la tristezza un po’ con fragilità.

Sono le quindici ed è ancora ferragosto. Io sono avanti anni luce. Il luppolo ha occupato ogni mia arteria e ora sta passando alle vene. Io sono felice, e forse per oggi la smetto di farmi domande, perchè oggi devo solo imparare in silenzio, perchè oggi io ho davanti a me la donna che vorrei un giorno essere. Solo una cosa, un ultima piccolissima domanda:

a questo punto gli uomini…
…a cosa servono?