Fecondazione assistita, le varie metodologie

Quando il figlio tanto desiderato tarda ad arrivare

A volte succede, e più spesso di quanto si creda.
Dopo mesi e mesi di tentativi andati a vuoto, si svolgono i primi esami di fertilità e il risultato è: non potete avere figli. O comunque avete una percentuale di probabilità che rasenta lo zero.
O ancora: gli esami non evidenziano nulla di anomalo, eppure gli anni passano e ad ogni mese il ciclo si ripresenta.

Lo sconforto iniziale è normale, ma è importante poi riuscire a prendere in mano la situazione, informarsi, rivolgersi ai medici per farsi consigliare al meglio. E soprattutto, rimanere uniti nella coppia, e insieme continuare a sperare, senza farne però diventare una malattia.

Se viene riscontrato un problema specifico (azoospermia, cicli anovulatori,…), meglio affrontare inizialmente la sua possibile soluzione, prima di correre subito in un centro per la fecondazione assistita, soprattutto se avete meno di 35 anni.
Nel caso in cui invece si ritenga opportuno passare alla fecondazione assistita, dopo l’effettuazione di ulteriori esami di controllo, ecco quali sono le diverse metodologie.
In particolare, si distinguono metodologie di primo livello (IUI) e di secondo livello (FIVET e ICSI):

IUI (inseminazione intrauterina): si attua nel caso di infertilità inspiegata, oppure nel caso in cui il problema sia rappresentato dalla donna. Si esegue sia su ciclo spontaneo, sia su stimolazione ovarica. Nel momento in cui il corpo della donna inizia ad ovulare, gli spermatozoi del compagno vengono iniettati all’interno dell’utero, alla bocca delle tube. In questo modo, gli spermatozoi si trovano già vicini all’ovulo, aumentando quindi le possibilità che avvenga la fecondazione.

FIVET (fecondazione in vitro): si attua nel caso in cui il problema sia rappresentato dalla donna o, in parte, dall’uomo (pochi spermatozoi ma mobili). E’ una tecnica più invasiva rispetto la IUI, e per questo detta di secondo livello.
In seguito a stimolazione ovarica, al momento dell’ovulazione gli ovuli vengono aspirati dal corpo della donna, leggermente sedata. Ovulo e spermatozoi vengono messi all’interno di uno stesso contenitore dagli spazi ristretti, così che la fecondazione possa avvenire naturalmente. Dopo 2 o 3 giorni, da 1 a 3 ovuli fecondati vengono reimpiantati nell’utero della donna, in attesa che si verifichi (o meno) l’attaccamento di almeno un embrione.
Le probabilità di successo sono simili a quelle di rimanere incinta naturalmente in assenza di problemi specifici, e varia comunque in base all’età della donna.

ICSI (iniezione intracitoplasmica dello spermatozoo): si attua in particolare nel caso in cui il problema sia rappresentato dall’uomo (pochi spermatozoi e lenti o immobili). Il processo è molto simile alla FIVET, ma compie ancora un passo in più.
Anche in questo caso gli ovuli vengono aspirati dal corpo della donna, ma la fecondazione viene forzata: si seleziona uno spermatozoo, gli si recide la coda, e con un ago apposito lo si inietta direttamente all’interno del citoplasma dell’ovulo.
Dopo 2 o 3 giorni, da 1 a 3 ovuli fecondati vengono reimpiantati nell’utero della donna, in attesa che si verifichi (o meno) l’attaccamento di almeno un embrione.
Le probabilità di successo sono simili a quelle di rimanere incinta naturalmente in assenza di problemi specifici, e varia comunque in base all’età della donna.

Per approfondire l’argomento, suggerisco un libro a mio parere ben scritto, semplice e di chiara lettura: “Come riuscire ad avere un bambino” di Giuseppe Grimaldi, embriologo.

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