Figli di famiglie numerose: cose che possiamo capire solo noi

Primogenita di otto figli. Mamma single. Ascendente Vergine. Praticamente un macello.

 

Il mese di maggio per quasi tutto il mondo è principalmente una sola cosa: primavera al massimo. Si comincia a girare con la mezza manica, si bevono più birre, si canta sul motorino, le giornate si allungano e a volte ci si innamora pure.
Per me il mese di maggio è tutto questo più un qualcosa in più, ovvero lo studio sistematico e quotidiano del calendario per non dimenticare neanche un compleanno di quattro dei miei sette fratelli.

Sì, siamo otto. Otto figli.
No, non sono tutti maschi. In tutto siamo quattro maschi e quattro femmine. E io sono la prima.
Sì, i miei genitori hanno la televisione, ma appartengono anche a quella categoria di persone a cui piace anche spegnerla.
Sì, per spostarci abbiamo un pulmino, ma No, non serve una patente speciale.
No, non c’è nessun gemello.
Sì, quindi mia madre si è sparata otto gravidanze e otto parti. Ok, forse il termine “sparata” non è dei migliori..
Sì, i miei genitori dormono, mangiano e riescono anche a uscire da soli.
Sì, ho una sorella con vent’anni esatti meno di me e potrebbe fare da sorella maggiore a Margherita.

Scusate, ma queste otto domande sono le domande che mi sento fare da circa quindici anni e metterle tutte insieme spero mi porti a un’ottimizzazione sociale per i miei prossimi incontri.

Dove eravamo rimasti.

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Fajar Domingo

Ah ok, nella mia famiglia, che poi non è solo la mia, non siamo degli alieni, anzi, di famiglie numerose è pieno il mondo e soprattutto Roma. E la cosa divertente è quando ci si incontra. Perché sembriamo parte di una stessa melodia, come se noi figli fossimo note e i nostri genitori dei grandissimi compositori. Compositori coraggiosi e mai stanchi. E allora partono discorsi che agli occhi di altra gente sembrano allucinanti, mentre ai nostri pura normalità. E oggi, mentre cercavo di districarmi tra la festa del mio fratellino fra una settimana e la pizza di quello più grande, mi è venuto in mente che forse una serie di punti potrebbero illuminare tipo foglietto illustrativo. Almeno capite perché siamo così.

FAMIGLIA NUMEROSA CON LA A MAIUSCOLA. QUANDO LA A STA PER AIUTO.

In una famiglia del genere non è tutto meraviglioso; non è come in TV, dove un pastore medio americano sorride e la madre è sempre calma e ironica. Vivere dentro una famiglia del genere vuol dire capire fin da subito che te la dovrai cavare da solo, che Loro di donano la vita, ma che a quasi tutto il resto ci dovrai pensare tu solo. E la cosa fica é che per te va benissimo così. Si litiga e “che palle non mi va di accompagnarla lì“, tutto deve incastrarsi e certe volte vorresti scappare. Non è una passeggiata, ma ti rende qualcuno che non saresti stato mai se fossi nato in una famiglia “normale”.

MIGRAZIONE SEMESTRALE DELLE CAMERE DA LETTO

Fatta eccezione del primogenito, il figlio di una FN non avrà mai un letto né una stanza fissa nella quale godersi la propria infanzia e poi adolescenza. Le poche camere che ci sono in casa si trasformano in perfetti puzzle generazionali, dove si alterneranno faide femminili e maschili, o gruppi di adolescenti da una parte e infanti dall’altra. Appena si diventa un po’ border line, comincia il vero incubo: quest’anno dove andrò a dormire? Con le scimmie (chiamasi scimmie quella particolare tipologia di aggregazione familiare composta da soggetti di sesso maschile carichi di ormoni e odori adolescenziali) o ancora in mezzo ai pannolini?

CENONE DI NATALE QUOTIDIANO

Due genitori, otto figli, un nonno malato presente in ogni casa, un par di fidanzati fissi a casa, ed ecco qui che in un secondo tocca apparecchiare per quindici – sedici persone. Per il quarto giorno di seguito. A ottobre. Di martedì.

LOTTA VICHINGA PER IL BAGNO

Sedersi sulla tazza del gabinetto appena svegli, vi giuro, è qualcosa di assolutamente estraneo dalle abitudini di un figlio di una FN. Puoi creare tattiche, trappole e sotterfugi. Ma quella beata pipì, una volta aperti gli occhi, sarà tua fedele amica per almeno un’altra mezzora. A meno che tu non voglia vedere il sedere peloso di uno dei tuoi fratelli. Idem per il resto della giornata. Quando poi torna il padre, maschio alfissima, e tu stavi per entrare in doccia, puoi anche chiedere asilo politico al tuo vicino. Il bagno è suo per la prossima ora. Addio piega, trucco e ceretta fai da te.

MODE E TENDENZE RIVISITATE

Il vintage lo abbiamo creato noi mettendoci magliette e felpe di tre generazioni prima, facenti parte dell’armadio del tuo fratellone anni or sono. I pantaloni alla hipster? Sempre noi. Quando mamma insisteva, “ma dai che i jeans ti stanno ancora bene su! Sì ok, sono un po’ corti, ma facci il risvoltino che non ho fatto in tempo a finire l’orlo”. Perché sta tornando la moda anni ottanta? Secondo voi? Da noi una maglia può durare anche vent’anni e può essere indossata da individui femminili e maschili con talmente tanta freddezza e stile che Dolce e Gabbana dovrebbero farci un monumento.

GLOBALIZZAZIONE DELLE SPAZZOLE

Non esiste nulla di relamente proprio se non un’unica cosa. Lo spazzolino. Per il resto tu ti compri una spazzola nera tonda per allisciare i capelli? Il giorno dopo ne troverai una di legno, piatta con le testine in acciaio per districare i ricci. Nulla più dello spazzolino.

FENOMENOLOGIA DEL FERRO DA STIRO

Noi conosciamo tutto del ferro da stiro. Lui è Lui. La salvezza di grandi (camicie da lavoro), giovani (magliette per uscire) e piccini (targhette da incollare perché un altro grembiule non lo posso comprare e quello col fioccone bianco del 1989 han detto non va bene, mah). Noi assieme al ferro da stiro passiamo serate invernali, minacciamo figli e mariti, inaliamo vapori quando abbiamo il raffreddore, schiacciamo contenuti di valigie estive sempre troppo numerose. Noi sappiamo tutto del ferro da stiro. Noi devoti del ferro da stiro. Amen.

SPAZIO VITALE, QUELLO SCONOSCIUTO

Vuoi chattare al computer con la tua nuova fidanzata? Non puoi. Vuoi metterti lo smalto senza che le tue sorelle lo scoprano? Non puoi. Vuoi fumare di nascosto? Non puoi. Dentro una casa di una famiglia numerosa il tuo spazio vitale si concentra tutto nel perimetro del tuo pancreas. E per noi è già un lusso quello.

TERRORE EPIDERMICO DEL SILENZIO

Niente, a noi il silenzio ci spaventa, no meglio, ci terrorizza realmente. Tu magari dici “ah bello mo partono e io mi godo casa in santa pace” e invece col cazzo proprio! Ansia e frustrazione ti invadono, non trovi più i quattro punti cardinali, labirintite a stecca e nausea. Una casa silenziosa per noi è inconcepibile. Per questo, ogni volta organizziamo mega festini. Almeno questa era la mia scusa e devo dire ha quasi sempre funzionato (vicini maledetti).

DISTRIBUZIONE TOPOLOGICA DEL DIVANO

A ogni figlio di una FN appena nato gli viene dato un nome, una residenza, uno stato di famiglia di appartenenza, dei vestiti, del cibo e la sua collocazione sul divano di casa. Quello è il suo pezzettino di spazio per addormentarsi, esultare alle partite, urlare per un horror e gustarsi i Simpson. Quello, il suo pezzettino, piccolo, ma unico, tipo Los Angels con le manate delle star. Solo che al posto di Marilyn scritto con la calce, ci sarà Giorgio scritto con il pennarello indelebile di papà.

ARTE DELL’AVANZO GOURMET

Allora, prendete una spesa normale, moltiplicatela per dieci/undici circa e rimoltiplicatela per tre volte a settimana. Sì, lo so, compare il prodotto interno lordo della Basilicata. Ecco perché l’arte dell’avanzo è nel DNA. Non c’è cosa più divina della pasta al sugo ripassata col burro croccante. La pasta è stata fatta di lunedì, oggi è venerdì. Pazienza, a noi piace assai.

“PIÙ CHE FEBBRE CREDO SIA ALTERAZIONE”

La malattia in una FN non è assolutamente contemplata. Esistono solo tre casi in cui si riesce a far credere ai propri genitori che forse un pochetto non stai poi così tanto bene:

– vomito continuo (uno non basta, con uno è sbronza e quindi vaialavorà)
– mal di denti (lì credo che sia proprio lo sguardo a salvarti le chiappe)
– bolle a caso (si narra che alcune madri abbiano cercato di abusare di fondotinta in maniera vana…)

Per tutto il resto, prendi una spremuta, due pasticche di Tachipirina e a posto così. Così che manco Ercole.

ASSENZA/PRESENZA OLISTICA DEI NONNI

Una delle cose che più mi ha regalato il mio nascere dentro una famiglia numerosa è quella cosa che si chiama rispetto incondizionato per i ruoli. Soprattutto per quello dei nonni. Io ho amato mia nonna e vissuto con mio nonno. E più si rincoglioniva, più mi insegnava tutto. Gli stessi medici dissero ai miei genitori “se non vivrà con voi e con la vitalità dei vostri figli, morirà presto“; e così è stato. Mezzo rotto e pazzo ha passato i suoi anni da vecchio barbuto con l’eco dei nostri giochi nel corridoio a fianco. Lui era jazz puro, incontrollabile e incontenibile. E mai avrei scambiato i giorni con lui con qualcos’altro. Mio padre lo ha accudito fino al suo ultimo respiro senza che neanche fosse suo padre. Il rispetto per i nonni è enorme e accogliente. Un nonno in casa è la ciliegina sul casino. Presenza e appartenenza. Da lui parte la prima generazione che spesso passa il testimone a un neonato. Poesia e strazio contemporaneamente.

 

Quando incontrate un figlio, una mamma, un papà, un cognato o anche un amico di qualche famiglia numerosa, vi chiedo solo una cosa: non fate battute, non nominate roditori amanti di carote, non mettete in ballo il canone Rai, state solo in silenzio, perché queste persone si sono fatte il vero culo per tenere le fila di una cosa così grossa. Per alcuni sono pazzi, per altri rivoluzionari; io non lo so. Io ce li ho come genitori. Per me sono solo persone che ogni giorno dicono “se tornassi indietro rifarei tutto da capo” e per questo, almeno solo per questo meritano un po’ di rispetto.

Alleluia.