Filippo Flocco: La donna secondo me

Ambasciatore della moda d'Abruzzo nel mondo, non crea solo abiti di grande qualità sartoriale ma li rende vivi e da loro un’anima

 

“La Moda passa, lo stile resta” parole dell’immortale Coco Chanel fonte d’ispirazione e molto care allo stilista teramano Filippo Flocco  che, con quasi 40 anni di carriera,  non crea solo abiti di grande qualità sartoriale ma li rende vivi e da loro un’anima. Ogni suo abito è frutto di un’attenta ricerca e di uno studio; raccontano una storia personale, un luogo, un ricordo. Ama osare è lo fa in modo sapiente ed elegante esaltando la donna rendendola sensuale e allo stesso tempo di classe. Una carriera ricca di soddisfazioni e riconoscimenti; molte le collaborazioni con le grandi Maison Internazionali, ma sempre presente nel suo amato Abruzzo per tracciare i sentieri delle tendenze moda e per le ispirazioni creative che risentono dei colori e della storia della sua regione.

“Inizio per istinto. Mi raccontano che già a pochi anni tagliavo e cucivo cose disfacendo vecchi abiti.
Ho fatto il giro di rito degli atelier, quando ero piccolo non esistevano scuole. Ho continuato fino a quando non ho aperto una cosa mia, nel ’84, ma poi mai fidarsi di date con noi che viviamo proiettati in avanti.”

Filippo Flocco non è solo un grande artigiano della moda ma allo stesso tempo un avanguardista; ama osare attraverso la scelta di filati e tessuti pregiati o ricami in filo d’argento creando nuove geometrie e forme che rendono i suoi gli abiti unici e innovativi. La sua ispirazione è la tradizione teramana e abruzzese a cui lui si sente legato e che fa rivivere in modo sapiente attraverso le sue creazioni. Con la collezione “Incantevoli colori d’Abruzzo” Filippo si dedica al recupero di un artigianato che si credeva perduto, creando piccoli capolavori di rara ricercatezza e bellezza, trasformando le volute delle ceramiche di Castelli e i rosoni delle chiese, in decori realizzati in perle naturali, turchesi, coralli,cristalli di rocca e semi d’oro. Per questa collezione le ispirazioni dal territorio, sono state raccolte dalle architetture e dai decori cinquecenteschi da cui ha attinto per interpretarle con i colori che la regione  offre: i blu oltremare dell’Adriatico, i giallo oro dello zafferano, il verde delle incantate primavere  e il bianco puro  delle cime innevate, che solo la luce del territorio riesce a definire. Arte sartoriale, tradizione, e innovazione.

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Abito sartoriale del maestro Filippo Flocco in uno shooting esclusivo al Museo Civico F. Savini di teramo

Amato e stimato dai suoi concittadini è stato insignito del titolo di “Ambasciatore della moda d’Abruzzo nel mondo” e a lui che per piacere e per lavoro ha sempre a che fare con le donne non potevamo esimerci dal chiedergli che ruolo hanno avuto ed hanno nella sua vita,  se esiste la donna ideale e altre curiosità su quale tipo di donna avrebbe voluto essere.

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L’Ambasciatore della moda d’Abruzzo nel mondo Filippo Flocco

Filippo Flocco è molto più di un marchio è un nome ben noto nel mondo dell’Alta Moda conosciuto ed amato a livello nazionale ed  internazionale. Quando hai iniziato a disegnare e creare la tua prima collezione a quale tipologia di donna ti sei ispirato?

Credo che volontariamente o inconsciamente la mia prima collezione si sia ispirata ai grandi riferimenti femminili della mia vita, alle donne che ho avuto accanto, a chi mi ha cresciuto e a chi mi ha fatto diventare quello che sono. Determinato, caparbio, ma con un animo tuttora gentile.

Nella tua carriera puoi vantare importanti collaborazioni a livello internazionale con tanti grandi della moda. Com’è stata questa esperienza? Hai mai penato di lasciare il nostro paese? Come vedono la donna i designer d’oltralpe?

La migliore esperienza lavorativa avuta fino a quel momento. Ho trovato Maestri che mi hanno apprezzato e lasciato libero di esprimere la parte creativa senza far riferimento a dati storici di vendita, né budget. Lasciare il mio Paese mi passa per la testa almeno una volta al giorno, specie quando sento parlare ai notiziari di cose che mi piacciono meno. Appena sono su un aereo, verso una Maison, uno show room che presenta miei lavori o un evento internazionale, inizio a contare le ore che mi separano dalla mia casa ,dalle mie cose, dai miei affetti. I designer d’oltralpe hanno un’idea eterea e vagamente retrò della donna, quando lavorano per i grandi marchi dell’Haute Couture. Più terrena e concreta quando lo fanno per i loro brand .

Eleganza, sensualità e classe sono alcuni degli attributi che rappresentano una donna soprattutto quando si parla di moda. Secondo te posso convivere oppure l’uno esclude l’altro?

Certamente che possono convivere e non parchè lo pensi io, ma giusto per citare una famosa frase che dice più o meno così: “Una donna dovrebbe essere cuoca in cucina, signora in salotto e puttana in camera da letto”, anche se a me fa più ridere l’aforisma dello sceneggiatore abruzzese Ennio Flaiano che scombina i ruoli con il suo : “Spesso la donna italiana è cuoca in salotto, puttana in cucina e signora a letto“.

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Abito sartoriale del maestro Filippo Flocco in uno shooting esclusivo al Museo Civico F. Savini di teramo

L’Abruzzo e Teramo dove hai scelto di vivere e come head quartier sono rispettivamente una regione ed una provincia molto ricche sotto diversi punti di vista da quello enogastronomico a quello merceologico in particolare per la produzione di filati e tessuti. Quanto l’Abruzzo influenza la tua creatività? Come sono le donne abruzzesi?

L’Abruzzo è il mio nord ed il mio sud, il mio est ed il mio ovest, è la regione che per una strana malia mi ha legato a se per tanto tempo. Sarà forse l’attrazione gravitazionale del Gran Sasso. Mi piacciono i profili delle montagne e delle colline, amo il mare, in alcune zone selvaggio e incontaminato, amo la cucina povera e creativa, amo i filati grezzi e tinti ancora con colori vegetali e fondi di vino che alcuni imprenditori arditi, ritornano a creare. Le donne d’Abruzzo sono come le donne di tutto il mondo, con uno spiccato senso della maternità, della casa e della famiglia. Anche le più grandi imprenditrici o le donne che fanno lavori con incarichi pubblici di rilievo, sono concrete, orgogliose e capaci di ricevere con grazia e spontaneità anche capi di stato che siedono a tavola come se fossero amici.

La tua ultima collezione “Incantevoli colori d’Abruzzo” è un omaggio alla terra d’Abruzzo, una terra a cui sei molto legato. Cosa hai voluto raccontare con questo progetto?

Colori, soprattutto colori, mi piaceva l’oro dello zafferano, i color acqua dell’Adriatico, i verdi delle primavere esuberanti, l’argento dei ghiacciai sulle cime montuose ed i neri profondi delle notti silenti. E poi i contrasti, il rigore e la morbidezza nascosta, il ruvido e le setosità voluttuose, i blu delle notti inondate da mille cristalli e giaietti, scintillanti come stelle.

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Creazioni sartoriali di Filippo Flocco in uno shooting esclusivo al Museo Civico F. Savini di teramo

Quando crei un abito ti affidi totalmente alla tua creatività (nella scelta delle linee, dei tessuti) oppure pensi anche alla donna che lo indosserà?

Dipende per chi sto lavorando in quel momento, dipende se la collezione è per l’ALTA MODA o per i pret a porter, oppure per le clienti fortunate che possono avere una creazione personalizzata. Alle volte mi piace che una creazione assomigli il più possibile al sogno di chi la indosserà.

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Collezione 2016 “Incantevoli colori d’Abruzzo” di Filippo Flocco
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Collezione 2016 “Incantevoli colori d’Abruzzo” di Filippo Flocco

Si dice che l’abito non fa il monaco. Quanto e in che modo secondo te un abito influenza una donna e quanto può fare la differenza?

Tantissimo, un bell’abito ci rende subito più diritti, ci rafforza nella postura, ci fa entrare in un luogo senza timori. Solo gli “abitucci” creano dubbi.

Haute Cousine e Haute Couture cosa hanno in comune?

La genialità. La differenza tra una brava sarta ed un Direttore Stile è la stessa che sta tra un cuoco ed uno Chef stellato. Cuore e metodo per entrambe, ma con uno schizzo di follia in più per i creativi.

Se fossi donna che tipo di donna saresti e cosa indosseresti?

Sarei un misto di fascino inconsapevole e certezze, da tirare fuori all’occasione, una bambina monella e spregiudicata che non fa paura a nessuno, anzi sa attrarre a se, per poi trasformarsi, se serve, in una mantide religiosa. Non potrei vivere senza CHANEL, ma anche Azzedine Alaia non mancherebbe nel mio armadio mai senza una scarpa con tacco stiletto di Christian Louboutin e un po’ di lingerie Agent Provocateur, nel esiguo bagaglio a mano. Perché portarsi dietro tanti abiti in una valigia se puoi farteli comperare dove ti aspettano?

I tuoi progetti per il futuro?

Da quest’anno ho avuto la nomina a Direttore Creativo di un marchio storico italiano di alta gamma maschile. Dopo un incoraggiante debutto a PITTI Immagine Uomo, confortati da ordinativi importanti, stiamo pensando, su richiesta dei titolari e dei buyers internazionali, ad altre linee da accostare all’Alta Moda ed al pret a porter, inserendo anche accessori e qualche modello per le Signore che sembra adorino le mie sete stampate creati su ispirazioni dei dipinti di Paul Gauguin. Faccio un total look versatile, lussuoso, ma pratico che piace a uomini e donne. Mi manca solo di firmare una collezione da sposa, ma la vorrei differente, furba, allegra e contemporanea, come sono le ragazze oggi. Chissà, tutto arriva, quando sai aspettare.

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Collezione Uomo P/E 2017 Italo Ferretti IF presentata a PITTI UOMO lo scorso giugno per PITTI 90