Inno al Mono-Week: quando annoio mia figlia e lo faccio consapevolmente

Poter non correre e capire la lentezza che non ci appartiene proprio più.

 

Stasera, che è un martedì noiosissimo, sono riuscita a fare una serie di cose inspiegabili. Ho fatto la cucina e non accatastato i piatti; ho lavato il viso e non ho fatto macerare il trucco per dodici ore, sperando di trasformare il mascara rimanente in un fantastico smokey eyes; ho messo quella cosa che si chiama pigiama, ma che in realtà è la mia felpa di quando avevo vent’anni, invece di arrotolarmi vestita sul divano, creare una fantastica bolla soporifera e poi strisciare a letto intorno alle tre di notte.

Per me sono cose fenomenali, paranormali, semplicemente perché arrivati a una certa ora io muoio. Cioè nel senso che crollo, svengo, appassisco, implodo.
Oggi non è successo, perché oggi come ieri ho un asso nella manica importantissimo, oggi e forse anche domani, riesco a essere attiva anche quando il sole tramonta, anche quando i neonati vanno a dormire, anche dopo che il contadino si apparecchia sul fieno. E sapete perché?

Perché io questo week end con mia figlia non ho fatto un cazzo.

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Kelly Vivanco

E’ stata una decisione presa scientificamente. Avevo lavorato ininterrottamente quindici giorni di fila, niente pause, nessuna domenica, lavoravo metà giornata e la restante parte prendevo Mina, la portavo in palestra, a nuoto, dal dermatologo, facevo la spesa, piangevo, pagavo bollette, mangiavo, dormivo cinque ore e ricominciavo.

Poi il dramma, vero, serissimo per me: la comunicazione ufficiale della gestione figlia di quest’estate. Ovvero durante la prima parte del mese di agosto, ovvero quando ancora io lavorerò. E se forse avete un pochino capito come sono fatta, sì, a me questa cosa che accadrà ad AGOSTO, a me nel mese di APRILE mi squacquera l’esistenza. E quindi giù a vedere dove mandare Margherita, quanto pagare, come fare a non essere la solita mamma brutta e cattiva che non fa vivere l’estate alla sua dolce figlioletta. Tutti, TUTTI, si godranno il mare, tranne lei ovviamente, tutti giocheranno a racchettoni e faranno castelli con i figli, mentre io finirò i conti in cassa dopo un’altra giornata di saldi.

Che poi io manco amo giocare a racchettoni.

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Kelly Vivanco

Poi la “cena”; quella che ti ricorderai per un bel po’, quella che mentre la vivi sai che farà parte dei discorsi di qualche Natale futuro, mentre bevi litri di nettare degli Dei e ci ridi sopra. Quella cena era programmata come una normalissima cena di mercoledì sera. Poche cose, veloci perché si torna dal nuoto tardi. Era programmata anche una chiacchierata fra le più normali; e invece no. Mia figlia. Bimba dal potere costante di stupirmi:

-ciccia quest’anno ad agosto mi sa che lo dobbiamo in parte passare qui a Roma perchè mamma lavora.
-ok.
-sicura? Mi spiace… vedrò di organizzarti un sacco di cose, dai ogni giorno me ne inventerò una diversa, promesso.
-perché?
-perché magari ti annoierai….
-ah giusto, boh poi vediamo.

D’accordo, la conversazione non sarà stata delle migliori, Margherita non mi ha detto “mamma tranquilla io non mi annoierò mai“; la cosa che mi ha lasciato basita è la sua assoluta non curanza riguardo una ipotetica classica estate medio-italiana. Allora mi sono imbambolata per un paio di giorni su questa faccenda.

E se fossimo noi genitori a sbagliare?

Se le pretese dei nostri figli non fossero solo più basse delle nostre, ma solo più SEMPLICI?

Perchè non riusciamo a capire che l’accumularsi di cose da fare riempie molto più noi che loro?

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Kelly Vivanco

Cosa facevo io alla sua età? Stavo al mare, sì ok, tempi e soldi diversi, ma sostanzialmente come passavo le mie giornate?

Bicicletta e pinoli. Andavo in bicicletta e mangiavo pinoli. E quando pioveva mi mettevo gli unici pantaloni lunghi che mia madre mi portava e cercavo le lumache, per ore intere; del mare non me ne fregava nulla. Sarei potuta stare nel mio comprensorio per l’intera estate.

Ai bambini non frega a quante mostre li portiamo, a quanti laboratori li iscriviamo. A loro va di stare fra i loro giochi, i loro amici e i loro genitori.

E così lo scorso week end ho provato a non-fare. Siamo state a casa e a quello che capitava rispondevamo più o meno a tono.

All’ultimo sono spuntati pranzi e aperitivi, abbiamo visto molto più il mio compagno di quando cerco di organizzare uscite a tre; lui non era infastidito dalla mia maniacale calendarizzazione e Mina ha trovato tutto questo come una grande sorpresa. Non ho prenotato nessun brunch familyfriendly, ne chiamato amici con figli. Quello che volevamo fare l’abbiamo semplicemente fatto.

Pigiama, musica, pigiama, pigiama, pigiama e centrifughe.

Non ho catalogato le ricette glutenfree da cucinare, ne diviso i giochi, ho semplicemente steso i panni. Non sono andata al cinema ne ho letto libri, ma solo guardato un po’ di televisione e sfogliato riviste. Non ho macinato chilometri in bicicletta, ne portato Mina in campagna, ma solo fatto una passeggiata e raccolto un fiore.

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Kelly Vivanco

Non sono impazzita dietro il week end perfetto, ma sono diventata perfetta io di fronte al week and che avevo.

Non mi sono sentita una mamma nè in colpa, nè sbagliata, nè pigra, ma solo Elisa che aveva il piacere di stare con Margherita.