Mama-Sale: 5 piccoli trucchi per divertirsi con i saldi anche subito dopo il parto

Consigli, raccomandazioni e una sola parola d'ordine: sei bellissima!

 

Io di solito ho dei ricordi lunghissimi. Non mi capita quasi mai di includere nel mio cervello solo sprazzi della vita passata; se devono prendere parte della mia coscienza, lo devono fare in grande stile, devono essere belli e lunghi e potenti dell’insegnamento che mi regaleranno.
Ecco questo succede da quando sono piccola, con i denti storti e le ginocchia sbucciate.

Ricordo perfettamente il mio tema di ritorno dalle vacanze della seconda elementare, il mio primo spettacolo di danza dietro le quinte (quattro ore di attesa, tutte, me le ricordo tutte!), il primo bacio della mia mamma col mio papà, il primo bacio della sottoscritta col bullo della scuola, i pianti, i concerti, gli esami, gli amori e persino come era vestito il capo di Bigodino la prima volta che ci siamo incontrati. C’è solo una volta, l’unica direi, per la quale io ho dei buchi di memoria enormi. Quella volta tipo incidente, del quale, ahimè, perdi il controllo e la tua mente rimuove e ti dice “ciccia, forse questa cosa, meglio non immagazzinarla, che tanto tu una cosa del genere non la farai mai più anche se io te la conservassi gelosamente“. La prima volta che dopo il parto ho cercato di acchittarmi un minimo per cercare una parvenza di umanità sociale consona al momento. Ovvero andare a prendere un aperitivo.

[ACCHITTARE: termine prettamente romano per indicare una poveraccia, ovvero me, che cerca di guardarsi allo specchio e portare la valutazione estetica di se stessa da “dai, almeno non puzzi di latte rigurgitato” a “oh, mio Dio, mi sono rimessa il rossetto, miracolo.”]

Perché il momento in cui diventi mamma, e parlo dalla gravidanza in poi, le cose cambiano inevitabilmente. Anche il tuo modo di vestire, almeno per un po’. 

Perché solo Elena Santarelli mi può dire “siamo tutte uguali” con il personal trainer dietro di quinta alla foto, con la boccuccia a oca già pronto a rigirarla come un calzino dopo una settimana dal parto.

Perché noi siamo comune mortali, non abbiamo la palestra in casa, il tempo per correre tutti i giorni 40 minuti al giorno e spendere il nostro stipendio e consegnarlo tutto paro paro al signor Rilastil (signore, io ti voglio bene, non ci abbandonare anche se ti nomino un po’ a presa in giro, che io alle promozioni non ti tradisco mai. Ti compro, scaduta da tre anni, però ti compro, lo giuro).

A pochi giorni dal parto siamo un po’ tutte delle cozze emotivamente instabili e con tante tette e questa cosa è ancora più fastidiosa quando uno partorisce a ridosso dei saldi, che da un lato, dopo tre giorni di travaglio, i dolori e le notti insonne, un po’ un regalo te lo verresti anche fare, dall’altro poi pensi ma dove vado. Eh no! E invece si va, seguendo piccoli accorgimenti, ma si va, con la carta del papà del pupetto, ma si va, con i consigli d’amore che ora provo a darvi, ma si va!!

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Gretchen Röehrs

Puntate sulle scarpe

Se non vi sentite ancora così pronte a togliere davanti a una dolce commessa ventenne e stupenda la pancera dei punti, che lei ti dice “ma signora, è comunque meravigliosa, e poi è mamma, che è la gioia più grande“, e tu le vorresti solo dare una tortorata in faccia e regalarle tutte le tue smagliature, ecco, se proprio dai carabinieri non vogliamo andarci, io direi di sfogarsi sulle scarpe. Alte, basse, aperte o chiuse. Vi mettete in fila nel miglior negozio della vostra città vi sedete e ve le provate tutte; il numero non cambia di molto, almeno non quanto il corpo, potete sognare e portarvi a casa un tacco 12 o anche raccogliere la scarpa più di tendenza dell’estate, quella che poi la riponi a settembre nella scatola e l’anno dopo ti viene un colpo e pensi di essere nel cambio di stagione degli ABBA e non nel tuo. Vai, scarpati e chicchissima e di nero vestita riconquista il (tuo) mondo.

Controllate bene il tessuto

Questo può sembrare un consiglio un po’ del cacchio e in realtà potrebbe essere la vostra salvezza. E non parlo tanto della differenza fra chiffon e cotone abbastanza chiara a tutte noi; parlo dell’accortezza nel cercare il cotone o la viscosa con la giusta “pesantezza”. Non per forza bisogna puntare all’organico nudo e crudo che una maglietta bianca a maniche corte poi mi va a costare tanto quanto sei mesi di affitto, perché anche un po’ di sintetico non vi farà male. Il cotone senza elasten è praticamente un lenzuolo che avvolge e ci abbassa, il lino distrugge ogni curva per non parlare della seta che ci rende zia Mariuccia in un secondo. Cercate di trovare jersey mischiato alla microfibra e al cotone. Avrete t-shirt morbide e freschissime e perfette nel “cadere” bene e non poggiarsi nei punti che neanche mi metto a scrivere ciao.

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Gretchen Röehrs

Andate anche al reparto uomo

Una passeggiata io lì me la faccio sempre. Semplicemente perché il mercato mondiale ha ben pensato di fatturare ipotetici e futuri clienti e compratori partendo dal presupposto che il maschio sarà per sempre amante dei fumetti, nerdino fichetto, boscaiolo inside, unico potenziale proprietario delle camicie con il collo coreano, mentre noi ragazze piccole idiote con la maglietta di quella scema di Hello Kitty anche a quarant’anni. Se vi piace mischiare generi e stili, comprare dopo il parto al reparto maschile è la scelta più azzeccata. Le camicie fresche e larghe e non avvitatine sono perfette, le magliette scafate, ma fatte bene per rimanere sportive e coprire la pancetta, te le tirano indietro, per non parlare dei calzini sangallo di tutti i colori che non ti ammazzano il polpaccio ancora un po’ gonfio!

Non acquistate se non vi sta perfetto ORA

Il concetto “lo compro ora, così tanto poi dimagrisco e me lo metto l’estate prossima” è una gigantesca cazzata che diciamo a noi e soprattutto alla carta di credito di nostro marito. Non si compra mai, mai e poi mai un capo se non vi calza a pennello nel momento in cui ora lo metti. Anche perché rimbambite come siamo il primo anno di maternità, la cosa più comune che accadrà è che te lo dimenticherai a pièpari e passerà un altro anno e lì diventerà l’ennesimo vestito da inserire nella categoria “ma-che-mi-sono-fumata-quando-pagavo-sta-cosa”. Fare shopping significa darci sostanzialmente un sacco di baci. E come se l’uomo più bello del mondo ti dicesse, “sei bella, ti desidero, ma ti bacio esattamente fra un anno“.

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Gretchen Röehrs

Cercate l’artigianato e non le grandi aziende

I saldi sono un inferno. Ho visto gente rotolare per terra e recuperare la compagna destra di una ballerina sinistra che costava novenovanta; persone svenire alla fila davanti alle casse, commesse fare da re Salomone per decidere in maniera imparziale a chi dare l’ultima borsa di pelle al 50%. Fondamentalmente i saldi sono una brutta cosa. Dopo i trent’anni figli o no, o vai a farti la wish list on line e a mezzanotte e un minuto compri tutto, o vai nelle piccole boutique, dove incontrerai sicuramente gente che ti conosce, che sa riconoscere le tue esigenze e soprattutto che ti venderà una taglia REALE. Lì potrai sederti, valutare, chiacchierare, prendere un caffè e decidere senza che il grande centro commerciale ammazzi definitivamente la tua autostima. In più nei piccoli negozi hai la grandissima possibilità anche di poter modificare un abito, di accorciarlo per mettere in mostra le gambe, di scegliere un accessorio scaccia difetti e di portarti a casa qualcosa che poi amerai indossare.

Il concetto di base deve essere quello di divertirsi, se poi riuscite a strisciare per più di sei volte essendo mamme da due settimane vi meritate pure un bacio in bocca dalla sottoscritta!!!

Buoni Saldi A Tutte!!!!!!!!

 

Le immagini dell’articolo sono di Gretchen Röehrs