Se l'iperattività diventa patologia: aiutiamo i nostri bambini a sentirsi meglio

È solo un bambino molto vivace e un po' distratto...

Care amiche bigodine…oggi mi permetto una digressione dai soliti argomenti di cui insieme “parliamo” quotidianamente.

C’è infatti un tema in cui mi sono imbattuta di recente, un po’ per caso, che ha destato la mia curiosità colpendomi in modo particolare.

Sto parlando dell’iper-attività e del calo d’attenzione nei bambini, sintomi che, diventati patologie si conoscono con le sigle ADHD o DDAI.

Ora…ben vengano i bambini vivaci, attivi, curiosi e creativi.

Tuteliamo certamente quei ragazzini un po’ disattenti e particolarmente “biricchini”…di certo la perfezione non esiste e poi…le cose vanno così, non è detto che si debba obbligatoriamente aver voglia di ascoltare con calma quello che dicono le maestre d’asilo o le insegnanti a scuola.

Passi anche la testa tra le nuvole e gli atteggiamenti svogliati e scontrosi…che ci vogliamo fare…

Bisogna però sapere che tutti questi comportamenti, se ripetuti nel tempo e in ogni situazione del quotidiano,  potrebbero nascondere delle problematiche che non devono affatto spaventare o creare alcun tipo di disagio familiare ma che se compresi possono essere contenuti e in qualche modo canalizzati con lo scopo di migliorare in primis lo stato d’animo del bambino che in caso di ADHD o di DDAI può sentirsi colpito da senso di ingiustificata inferiorità ed imbarazzo.

Dato che in qualunque caso ritengo sempre giusto essere informati, aggiornati e preparati ho chiesto aiuto ad un formatore, Francesco Citino, laureato in comunicazione e studioso di scienze cognitive.

Ecco alcune informazioni interessanti:

– si sente sempre più spesso parlare di sindrome da deficit dell’attenzione e i casi di bambini con questa patologia sono aimé in aumento, anche se non è così facile distinguerla da una semplice irrequietezza o mancanza di concentrazione.

– il deficit dell’ attenzione è un problema neurologico che interessa il bambino fin dai primi mesi di vita e che  può protrarsi  fino all’età adulta compresa. Tre i comportamenti in questione:  iperattività, impulsività e disattenzione.

– nel caso di DDAI (sigla che sta per Deficit D’Attenzione e Iperattività) la diagnosi può essere fatta solo da uno specialista, come uno psicologo o un neuropsichiatra infantile.

Questo perché le problematiche suddette,  distraibilità e mancanza di concentrazione, iperattività e assenza di autocontrollo possono spesso essere confuse con delle cattive abitudini e viceversa.

– si stima che negli Stati Uniti circa il 7% della popolazione scolastica compresa tra i 6 e gli 11 anni è affetto da DDAI.

In Italia, le stime indicano che la percentuale è un po’ più bassa ed è compresa tra il 2% ed il 5%.

Generalmente il disturbo insorge prima dei 7 anni di vita e la sua diffusione è da due a tre volte maggiore tra i maschi, rispetto alle femmine.

– come donna mi ha colpito molto il fatto che gli studi si siano sempre più concentrati sulla risoluzione delle problematiche dei ragazzi lasciando un po’ nel dimenticatoio l’analisi sulle bambine che una volta diventate adulte, persistendo il problema potrebbero manifestare disturbi di ansia, depressione, mancanza di autostima, disorganizzazione, stress, e difficoltà a gestire il denaro.

– i sintomi da tenere sotto controllo:

  • muovere con irrequietezza mani e piedi e dimenarsi sulla sedia;
  • difficoltà a rimanere seduto quando viene richiesto;
  • difficoltà a fare giochi in tranquillità;
  • chiacchierare troppo.
  • rispondere alle domande prima che esse vengano completate;
  • avere problemi a rispettare il proprio turno;
  • interrompere gli altri mentre stanno parlando;
  • intromettersi nei giochi degli altri.
  • non prestare attenzione ai particolari;
  • difficoltà a mantenere a lungo l’attenzione in un gioco o su un compito;
  • difficoltà ad organizzare o programmare le proprie attività;
  • evitare d’impegnarsi in compiti che richiedono uno sforzo mentale protratto;
  • essere facilmente distraibile da stimoli esterni;
  • perdere frequentemente gli oggetti necessari per le attività di scuola o di casa (per es., matite, libri e giocattoli)

Ne consegue l’incapacità di raggiungere gli obiettivi o le richieste dell’ambiente con relativa frustrazione.

– questi sentimenti provati dal bambino possono generare quelli che sono considerati disturbi associati alla sindrome come irascibilità, disturbi dell’apprendimento e mancanza di autostima e motivazione.

9 – il deficit dell’attenzione è un disagio che ha delle forti ripercussioni sulla vita relazionale del bambino.

Inevitabilmente l’atteggiamento di interrompere a sproposito un discorso o di non rispettare i ruoli ed i tempi ad essi connessi (atteggiamenti tipici del bambino iperattivo), in una classe come in un gruppo sportivo, lo porteranno all’isolamento e all’incomprensione.

10 – attualmente non si conoscono le cause del disturbo, ma ci sono sempre più evidenze scientifiche che individuano nelle cause biologiche le principali responsabili del DDAI. Pare anche che si possa riscontrare spesso una famigliarità di questi disturbi.

Il formatore Citino, ci tiene a sottolineare che in ambito specialistico si tende a non far rientrare la variabile ambientale (ossia educazione, famiglia, stimoli esterni) come causa della DDAI.

Secondo il suo parere però, gli svaghi che la nostra società offre ai bambini, come internet, televisione e videogiochi non fanno altro che rafforzare alcuni dei comportamenti negativi già dati dalla sindrome. Pensiamo alla televisione, che con le sue continue pause pubblicitarie e con un’offerta di contenuti a basso impatto cognitivo, tende ad abituare ad una attenzione frammentata e passiva.

Non sono esclusi i videogiochi,  i quali isolano e alienano il bambino in un mondo irreale allontanandolo dal contatto con coetanei e in generale con la realtà.

Precisa ancora Citino che nelle terapie usate vi è una notevole attenzione all’apprendimento delle competenze sociali: lo sviluppo delle abilità di conversazione, la risoluzione di problemi e quella dei conflitti. Questo sia per favorire l’inserimento nei contesti e nelle attività sociali, sia per affrontare alcune problematiche individuali come il controllo della collera.

La cura poi può essere di natura psicologica o farmacologia anche se non esiste una vera e propria cura definitiva. Si insegna più che altro a canalizzare l’energia, riconoscere alcuni sintomi e auto controllarsi il più possibile attraverso svariati comportamenti correttivi.

In conclusione…non preoccupatevi mamme bigodine se i vostri figli vi sembrano molto attivi e vivaci…anzi…siatene più che contente e orgogliose!

Ma se nel caso vi accorgete nel tempo che certi comportamenti forse sono un po’ “eccessivi, ripetuti e prolungati”  abbiate la prontezza di farci attenzione chiedendo aiuto a professionisti che, senza ingigantire la situazione, risolveranno in modo opportuno queste piccole difficoltà garantendo cosi una crescita serena piena di autostima e di serenità.