Ospitare perfette sconosciute e insegnare tante cose a mia figlia

Quando basta poco per far riflettere i nostri figli

 

La mattina succede sempre la stessa cosa.
Di solito c’è tanto tantissimo silenzio, l’unico rumore quasi impercettibile è del mio gatto che con le prime luci del giorno e stanco della sua vita sedentaria, comincia a strusciare il suo mucchio di pancia coda e peli su tutti gli stipiti delle porte aspettando la tanto bramata colazione a base di tonno in scatola. Prima il silenzio, poi il gatto e subito dopo la sveglia, composta da una tormentata arpa dal suono sintetico proveniente dal mio telefono.

Silenzio-gatto-arpa sintetica.

Da qui parte un automatismo sconvolgente e una coordinazione preoccupante fra me e Margherita, femmine dall’alzata lenta e bradipica; siamo talmente in sincro da ritrovarci davanti alla porta per uscire senza neanche accorgercene. Questo ora l’ho capito, sostanzialmente perché abitiamo da sole. Perché questa cosa di abitare da sole una la prende proprio sottogamba quando realmente succede e nota un sacco di vantaggi solo dopo, quando hai una terza persona a casa.

NOOOOOOOOO. Non ho iniziato una convivenza amorosa con l’altro sesso.
NOOOOOOOOO. Non sono tornata a vivere con i miei genitori e dodicimila fratelli.

Sto semplicemente ospitando due giovani francesi stagiste al mio negozio dagli occhi blu. 

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Carine Bouvard

– La prima Auberie, piccola e silenziosa signorina del sud della Francia. Arriva  qui a casa mia la sera alle undici perché non ha voluto prendere un taxi all’aeroporto, era stanca e paonazza, le ho aperto la porta e ho subito notato come guardava i miei tatuaggi. Male. Entra nella sua stanza e mi dice “Beh almeno è pulita”, che magari nella sua testa avrebbe voluto dire “Wow, madonnina mia Elì, però che casa oh! Cioè questa sarà camera mia per un mese, ma grande! Che gusto, che parquet, che modernariato di ricerca, ma grazie”, invece di farmi sentire una merdina e per di più tatuata (segno della croce please).
Le avevo preparato anche una torta rustica, unica cosa che mi riesce in cucina, buona come non mai, peccato aver messo i dadini di prosciutto e sapere in diretta che la fanciulla mi è vegetariana e sperare che mordesse spiazzi di verdura e nulla più. Ho scoperto che nella vita vuole lavorare nella finanza, cosa per me assurda con quel faccino da Bambi bastonatissimo, e che voleva però provare l’esperienza del negozio per capire come approcciarsi al pubblico. Io le vorrei dire che secondo me nella finanza se la magnano il primo giorno come piatto forte del brunch, però oh, vedremo.

– La seconda non abita proprio con me, ma da un’amica qui di fronte; abbiamo spesso il turno insieme, quindi anche se non dormiamo sotto lo stesso tetto, ho adottato anche lei. O meglio l’ho fatta diventare la baby sitter ufficiale di Margherita. Allora lei è altissima e biondissima e giovanissima e il secondo giorno mi fa vedere la foto di una bimbino mulatto che è il paradiso degli occhi con un fustacchione di colore accanto, che secondo me ha posato per Vogue Australia il mese scorso, e se non l’ha fatto ancora, a breve lo farà; poi dopo avermi fatto vedere queste due bellezze da calendario Pirelli, mi dice che sono suo figlio e il suo compagno, che stanno insieme da sei anni, che entrambi studiano e che pensano di trasferirsi in Danimarca per iniziare la loro vita tutti e tre insieme una volta finita l’università.

– Ah poi c’è anche la sorella maggiore della prima, che gira il mondo e a chiesto un posticino qui da noi per stare un po’ con la sorella che non vede mai. Non sa una parola né di inglese né di italiano.

Dunque, perché sto scrivendo di loro.

Perché ogni giorno, ogni ora, ogni minuto vedo mia figlia, imparare qualcosa di nuovo. Non si tratta unicamente di educazione quotidiana nei confronti di un terzo individuo, ma molto di più.

Si parte dall’accoglienza che ormai risulta elemento abbastanza lontano in questi bambini di oggi, tutti intenti a chiedere e poco a dare, sì perché Margherita ora dorme con me e per trenta giorni la SUA stanza è la LORO stanza e non c’è lettone che tenga, quando vorresti solo chiuderti in una tormentata storia d’amore fra Barbie e Ken, e non puoi, lo stress può salire alle stelle. E invece no, il rispetto che vedo in lei è quasi alieno. Non entra, bussa, chiede per cortesia posso prendere un pupazzo, e se le fanciulle non dovessero essere a casa entra ed esce alla velocità della luce. Loro sono “diverse”: usano una lingua diversa, studiano materie diverse, gesticolano in maniera diversa e mangiano cose diverse. L’accoglienza nei piccoli gesti, la generosità nel fare una frittata con sei uova invece che quattro, la fila al bagno e il buongiorno che ci diciamo noi sotto voce perché magari dillà si dorme ancora. Tutto questo non è affatto scontato.

Un’altra meravigliosa cosa che Mina sta imparando da queste ragazze è il concetto di indipendenza. Quale genitore italiano farebbe prendere un aereo al figlio diciannovenne che neanche sa dov’è la casa dove dovrà andare a dormire? Al massimo qui gli diamo più soldi per un tassì, compriamo un Tom Tom da inserire infrapelle, adottiamo un satellite dalla N.A.S.A. e poi tanto dopo una settimana lo raggiungiamo con la fantastica giustificazione “vacanza relax”. Loro invece prendono e vanno. Un mese, prima in Europa, poi in giro per il mondo per l’ultimo anno di università, si “scollano” letteralmente dalla famiglia natale, pur rimanendo fondamentalmente dei giovanissimi sognatori. Al massimo a me la mia università poteva permettersi di mandarmi un week end a Santa Marinella.

Si vede proprio che gestiscono la propria vita, che sono loro a voler o non voler fare qualcosa, che si tratta del LORO futuro, e non delle aspettative dei genitori; si vede che hanno paura che affrontano la cosa con un cervello giovane, ma pur sempre curioso. E Margherita tutto questo lo ascolta, lo vede, lo accoglie nella propria vita e nella propria casa senza lamentarsi. Che sorride e fa la scema con le sue facce e si vergogna a dire quelle due o tre paroline in francese che sa, ma che ha accettato di vedere un DVD nella loro lingua. Che si preoccupa che Auberie non può mangiare la carne e che a Laurenne possa mancare il figlio.

Strapparsi dalle proprie origini deve essere difficile, spero di essere una brava e tatuata intermediaria fra Margherita e loro, perché in tutto ciò io ho capito la cosa più importante; che quando Mina crescerà e, spero, partirà come queste ragazze, chi veramente soffrirà non sarà lei.

Ma solo io.