Quando tua figlia inizia a scrivere un diario segreto

Pre adolescenza, istruzioni per l'uso: quello che le mamme non dovranno mai leggere

 

Io quando sono felice tendo a parlare con l’accento del nord.
Mi piace il loro modo di parlare; quando mettono l’articolo davanti al nome, quando schiacciano le “e” che per dire niEnte, alla fine diventa niInte; oppure quando per enfatizzare in senso positivo qualcosa ci ficcano dopo l’espressione “un casino”.
Quando mia madre per anni mi ha costretto a pronunciare macello invece che casino, perché semplicemente casino era volgare. Quindi sti pazzi del nord non solo hanno mandato a puttane anni e anni di lessico familiare, ma in più hanno reso qualcosa di coatto un’aulica espressione da apericena-softdrink-civediamoainavigliciao.

Diciamo che in questi ultimi dieci giorni da quanto sono felice sembro una di Biella.

E sì, perché qui le cose si sono ridimensionate, qui La Marghe è buona un casino e non fa per niInte i capricci!
Dopo un inizio di fuoco, tra note, blocchi emotivi e cuori infranti, pare abbia anche lei imbroccato la giusta pista per questo 2016; in più mettici che un mezzo esame di coscienza me lo sono fatto anche io, et voilà! Il frittatone credo sia riuscito bene.

Fino a ieri.
Fino alla conversazione incubo della mia vita.

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La maschera di ognuno di noi

Lei:”mamma prima di dormire, posso scrivere un po’? Voglio scrivere…”
Io: “ma certo, scrivi… che bello! poi nanna….”

Io realmente dentro la mia testa:”EH NO CICCIA! E PORCA MISERIA, MA PERCHE’ MI FAI QUESTO? DOPO GIORNI IN CUI CI SI CROGIOLAVA NELLA FELICITA’ EMOTIVA E FONICA EGUAGLIANDO UNA SOLIDA FAMIGLIA DI BASSANO DEL GRAPPA, MI RECHI CODESTO AFFRONTO PROPRIO?! IL DIARIO?
TU SEI PAZZA!!!!! MI STAI DICENDO CHE COMINCI AD AVERE DEI SEGRETI? DEI DUBBI? CHE NON MI PARLERAI PIU’? CHE IN TUTTO QUESTO POI IO SO CHE TU SAI CHE IO SO MA IO NON POSSO LEGGERE E MANCO TI SEI FATTA UN DIARIO CON IL LUCCHETTO MA UN MISERO QUADERNO CON L’ELASTICO?! MI STAI SFIDANDO? TI SBEFFEGGI DI ME????! COME FACCIO IO ORA? DIMMELO, TI PREGO DIMMELO ORA E
MO-VI-TE.

Voi direte “madonna sei proprio esagerata un casino” e io vi dico “no, ragazzi, col cazzo proprio, perché io me la ricordo benissssimo questa fase; quando prendi consapevolezza di te stesso e cominci anche a capire come gira il mondo e allora fai due più due e da bimbo innocente cominci a usare più la testa che l’istinto e piano piano costruisci quella cosa che se fatta bene ti potrà anche aiutare nel tuo futuro, ma se fatta male ti si ritorcerà contro, sempre.

Di cosa sto parlando? Della maschera di ognuno di noi. 

Perché il diario è questo: la concessione che ogni giorno ognuno di noi si dà per essere se stesso. Per un po’, in camera propria, con una penna per amica; e un conto è viverlo in prima persona. Prima cominci scarabocchiando osceni quaderni fuxia, poi dal rosa si passa al nero, dai cuori fatti con pennarelli, ci sono citazioni di poeti maledetti e pezzi di pagine bagnati da lacrime; per tutto il resto del giorno, della vita la mascherà ci aiuterà, salverà, condannerà alla vita che NOI decideremo di vivere.

Diventerà un eterno Carnevale eraclideo, dove tutto si ripeterà. E a tutti piace questo Carnevale, altrimenti non ci sarebbe vanità, ambizione e furbizia per esempio.

Ma questo è un contratto che quando viene firmato da noi stessi sembra semplicemente eccitante, è quando cominciano i nostri figli, che il gioco si complica alquanto di più.

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La maschera di ognuno di noi

Questi CRESCONOOOOOO! Questi cambiano e si scrivono i segreti con se stessi e poi nascono cose e dicono bugie diciamo bianche sporco, e poi si guardano allo specchio ed eccolo là, si cominciano a scegliere un pezzettino di personalità e vanno avanti, e tu devi fare finta di non sapere anche se sai, e guardarli da lontano, ma non troppo e fare quella cosa della carota e dell’asino che poi per quanto riguarda mia figlia altro che carota, quella prende l’asino e lo fa ai ferri in trenta secondi netti, ma vabbè.

Ora tutti i bimbi del mondo hanno in camera appesa alla loro cruccia fuori dall’armadio la maschera da principessa, da cinesina, da cavaliere errante. L’hanno scelta loro, pregandoci in ginocchio di spendere quei cinquanta euro per qualcosa che indosseranno per due miseri pomeriggi e un compleanno; ma lo facciamo.
Dopo lavoro, prendiamo i nani, andiamo nel negozio di giocattoli, consigliamo loro la maschera migliore, poi litighiamo un po’, li sgridiamo, ma alla fine vincono loro.
Ora la maschera è lì, come un trofeo, quasi che i nostri figli la vorrebbero usare anche per dormire (Margherita l’ha fatto), perché si sentono diversi. E noi siamo felici.

Questo è quello che auguro a mia figlia: un Carnevale di vita fantastico, dove la sua diversità non sia un ostacolo per lei, che le maschere che utilizzerà saranno solo per migliorare e non per ingannare, che possa sentirsi principessa, fata, regina, cowboy, presidentessa della luna, che abbia sempre la voglia di tornare a casa la sera e togliersi di dosso tacchi, trucco e maschera e sentire un po’ anche se stessa proprio lei come sta e rimediare se le cose non andassero bene, che ce la facesse sempre con la sua testa e con il suo cuore.

E, un pochino, anche con sua madre.

Buon Carnevale a tutti.