Quando un uomo incontra una mamma single

Storia d'amore del nuovo millennio

 

Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana, viveva una piccola e giovane principessa, che in un batter d’occhio le morì prima la madre, poi ebbe una matrigna stronza che cacciò il padre e rese la principessina povera e polverosa; poi arrivò pure una strega cattiva che inveì contro la fanciulla e la maledì, poi un’altra tutta di polipone vestita che le rubò la voce, poi un’altra che poco ci manca che la stronca con una mela a chilometro zero bio, poi due sorellastre le bruciarono l’unico vestito di Prada che si era comprata su Zalando al 60% in saldo e che le stava pure uno schifo, ma sempre di Prada era.

Allora la principessa zozza, povera, maledetta, con la dissenteria cronica e da Oviesse vestita, impazzì e cominciò a parlare con gli animali; e da zozza, povera, maledetta, con la dissenteria e da Oviesse vestita, divenne anche una gattara e lì il tracollo fu definitivo.

Poi un giorno per puro caso, senza che lei uscisse manco per andare al Bingo, senza neanche un computer, un’iscrizione ad alcun social network, senza uno straccio di selfie su Instagram e sperduta nella foresta, incontra un uomo bello, giovane e schifosamente ricco. Lei è un cesso, lui ha in mano dodici regni.

Lei: Bello mio, non è che poi mi chiedi quelle cose dentro le stanze buie e piene di frustini?

Lui: non ho capito.

Lei: lascia stare, prendo i miei amici topi e arrivo.

Lui: non ci mettere troppo, io ti amo e ora ti riempio di soldi e anche se ora sei una mezza cozza sfigata, ti trasformerò in Belen Rodriguez e ancora di più.

Lei: Ciccio, un attimo però, dammi due minuti.

Lui: quello che vuoi.

E dopo quattro ore di bagagli, la cozza andò a vivere dal principe e fecero un sacco di figli biondi, magri e mostruosamente talentuosi e vissero per sempre felici e contenti.

Bella storia!

Questo, più o meno, è quello che noi bimbette, oggi donnine, abbiamo sempre desiderato.
Reduci da anni d’infanzia dove coetanee sui libri ambivano a botte di culo sentimentali,  ora siamo diventate quasi l’ombra di noi stesse. Ovviamente a causa loro. Perché, diciamoci la verità, tutto questo potrebbe mai essere possibile?
Ovvio che no, ma comunque invidiose sempre siamo e sempre saremo.

E se cambiassimo le carte in tavole, se ribaltassimo le nozioni, le equazioni di un perfetto amor?!

Ora ve la racconto io una fiaba; cercherò di essere sintetica.

Poco tempo fa in una metropoli vicina vicina viveva una ragazzina dai capelli lunghi e con i denti stortissimi. Non aveva una matrigna, ma una mamma e non aveva un papà, ma un marito della mamma che l’amava come se fosse figlia sua. E non aveva sette nani per cui cucinare, ma sette fratelli per i quali impazzire.

Un giorno le crebbero le tette e la cosa le faceva abbastanza schifo, iniziò a baciare i ragazzi con la lingua e la cosa la disgustava, ma non poteva fare altro visto che le sue amiche praticavano la stessa operazione nel parchetto vicino la sua scuola delle medie. Poi ci fu il liceo, un sacco di latino e greco, le occupazioni e il teatro. Poi quando finì il liceo, lei ancora nascondeva le sue femminee parvenze di ragazza con jeans strappatissimi e capelli a cipolla e sigarette Marlboro e un motorino dal motore truccato. Fù lì che s’innamorò per la prima volta. Talmente tanto che arrivò a sposarsi e a fare una figlia. Ma si sa, l’amore, quello che scoppia nel cuore a vent’anni, si trasforma e corre per farlo, tanto quanto correva lei per la sua vita. E fu così che quell’amore pure finì e un bel giorno la ragazzina, che ora si doveva dare una seria svegliata, si ritrovò donna e mamma e single.

Un bel giorno, nel mezzo di veri e propri deliri emotivi sentimentali, la non più tanto ragazzina incontrò un nuovo cavaliere. Non era biondo, ne aveva gli occhi azzurri, ma neri neri e vispi e sorrisoni. E lui la guardava e le diceva che era bellissima, e lei rispondeva “si vabbè, chicco però io ho una figlia, sa!“, e lui rimaneva in silenzio. Ora.
Due ragazzi del nuovo millennio hanno un unico difetto; non si accorgono proprio proprio immediatamente del vero amore. Perché i ragazzi del nuovo millennio sono liberi e hanno tanto da vedere, e non c’è solo il castello, e neanche il per sempre accompagnato da felici e contenti.

I ragazzi del nuovo millennio sanno che il felici e contenti si costruisce grazie a loro stessi prima di tutto, poi dopo dopo dopo arriva anche l’amore, che questo è un po’ una fregatura, ma quando si trova, quello vero, quello proprio AMORE, allora è fatta.

E dopo tre lunghissimi anni, la non più tanto ragazzina, che ormai aveva tagliato i capelli e raddrizzato i denti, e il cavaliere senza i capelli biondi e con gli occhi ridenti capirono di amarsi.

Lei capì che essere mamma faceva parte della sua vita, del suo essere così com’era, e che lui aveva imparato a conoscerla e ad amarla anche grazie a tutto questo; capì anzi che questa situazione le poteva dare la possibilità di gustarsi quel sentimento per quello che realmente era, senza smanie da orologio biologico o da abito bianco. Finalmente era libera, finalmente poteva viaggiare in parallelo e non dietro e non avanti ed essere amata squisitamente per quello che era.

Lui capì che i bambini sono pazzi, ma non poi così mostruosi, che l’amore che riceveva era doppio, che poteva stare sereno quando usciva con gli amici perché tanto lei avrebbe dormito causa narcolessia post maternità. Che non c’era fretta, per nulla, che la normalità possono anche essere due case diverse e una sola sera insieme. Che lei parla tanto, ma tanto compensa lui con eloquenti silenzi pieni di tutto.

Entrambi capirono che il finale ancora non c’è, perché tutto ancora è aperto e possibile, che ci sono stati errori drammatici, ma che ogni volta si è tornati insieme, nonostante tutto, nonostante non ci fosse nessun tipo di legame ufficiale o biologico che li tenesse insieme. Questo perché l’unica cosa che deve tenere insieme una non più tanto ragazzina e un cavaliere senza capelli biondi è semplicemente l’amore, quello che si trasforma, ma che non cambia mai e poi mai.

Cambiamolo quest’amore. Trasformiamolo in quello che realmente è e dimentichiamoci per un po’ di dodici principesse finte della nostra infanzia. Le principesse non sono loro, dobbiamo essere noi. E i principi non sono principi se sbaviamo solo, ma solo se ci aiutano a trovare realmente noi stesse.

Buon amore a tutte.