Il fascino della danza Duende

Il Duende, la danza del qui-e-ora a Milano

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Da anni mi occupo di fotografia di scena, tra danza e teatro nelle loro diverse forme, ma solo ultimamente ho compreso a fondo il significato del Duende, pur avendo assistito a diversi spettacoli.
“Duende”, nel flamenco, indica quel momento in cui il cantaor è preso da un fervore così intenso da coinvolgere nella performance tutti i partecipanti dell’auditorio. È un momento che ha a che fare con l’estasi mistica, una sensazione di completa comunione e unità: artista e pubblico diventano la stessa cosa.

Ne parla il poeta spagnolo Garcia Lorca in una delle sue più famose conferenze “Giuoco e teoria del Duende”, 1933, discorso in cui accomuna toreri, ballerini di flamenco e alcuni artisti.
“Manuel Torres, grande artista del popolo andaluso, diceva a uno che cantava: «Hai voce, conosci gli stili, ma non ce la farai mai, perché non hai duende». […] Così, dunque, il duende è un potere e non un agire, è un lottare e non un pensare. Ho sentito dire da un vecchio maestro di chitarra: «Il duende non sta nella gola; il duende sale interiormente dalla pianta dei piedi». Vale a dire, non è questione di facoltà, bensì di autentico stile vivo; ovvero di sangue; cioè, di antichissima cultura, di creazione in atto.”

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Foto Lisa Conti(CC)PalestraDigitale
Yumma Mudra e la Danza Duende

Durante lo spettacolo che ho fotografato lo scorso 14 marzo a La fabbrica dell’esperienza di Milano, tra le diverse esibizioni protagonista d’eccezione è stata Yumma Mudra: intensa praticante del Bhuddismo tibetano e profonda studiosa di discipline dl corpo (danza classica, danze etniche, arti marziali, yoga, qi gong) si specializza nelle “danze di carattere”. Il “Progetto Danza Duende ©” da lei creato propone di ballare la propria vita come mezzo per risvegliare la bontà fondamentale nella vita quotidiana”.

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Foto Lisa Conti(CC)PalestraDigitale
Alessandra Centonze di Metiss’Art

Lo stile di Yumma, mi spiega Alessandra Centonze – Malika Ferhat, direttrice artistica presso Metiss’Art (luogo in cui è stata organizzata questa intensa settimana di esperienza Duende, dall’8 al 14 marzo 2014) è focalizzato sul cuore. Spesso nella danza si percepiscono forma e tecnica perfette, ma manca il cuore: la follia, la presenza che sono il fulcro delle danze zigane.
Il qui-e-ora non è una dote con cui qualcuno di noi nasce, ma è piuttosto una capacità a cui si può accedere: tale accesso è di norma impedito dal non sentirsi liberi, dalla mancanza di conoscenza di un determinato linguaggio e dall’egoismo determinato dall’eccessivo pensare all’ “avere”.

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Foto Lisa Conti(CC)PalestraDigitale – Metiss’Art Milano

Le caratteristiche del Duende sono dunque:
la libertà, cioè il concedersi qui-e-ora;
il rigore, la conoscenza di un linguaggio, che implicano disciplina, studio, rispetto e devozione (“la Danza Duende è soprattutto allenamento”);
la virtù, la capacità di offrire ciò che si sta facendo nel momento in cui si balla; ricchezza e forma non devono essere le finalità della danza.

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Foto Lisa Conti(CC)PalestraDigitale – Yumma Mudra e Michel Raji

Ho visto e  guardato e fotografato Yumma Mudra mentre danzava, sono rimasta incantata e magnetizzata dai sui movimenti, in una danza durata decine di minuti carichi ed energici. La sua performance è stata accompagnata da Michel Raji, ballerino e coreografo dall’intensa presenza scenica (qui in un video con Yumma) per la prima volta a Milano.

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Foto Lisa Conti(CC)PalestraDigitale – Michel Raji

A Milano è possibile praticare e avvicinarsi a questa disciplina in diverse scuole, e Metiss’Art Arte e Benessere dal mondo ne è un valido esponente.