Viaggio in Bolivia. Alla scoperta delle miniere di Potosì

La lunga camminata all'interno delle miniere di Potosì, tappa ricca di storia del mio viaggio itinerante in Bolivia a più di 4000 metri di altitudine

Solo dopo aver visitato la città boliviana di Potosì ho capito cosa volesse dire mia nonna spagnola quando diceva “vale un potosì”, che significa “vale una fortuna”. Quando sono partita per la Bolivia, durante il mio scambio universitario a Buenos Aires, avevo voglia di fare un viaggio diverso, all’insegna dell’esplorazione, alla ricerca di esperienze e culture autentiche. Non avevo organizzato nulla eccetto i voli di andata e ritorno da/per Buenos Aires, il resto volevo scoprirlo in cammino. E così, il consiglio di un boliviano nell’ostello di Santa Cruz ha portato il mio viaggio itinerante sui rilievi andini che erano la culla di Potosì.

La città di Potosì:

Sono arrivata nella città con un pulmino che dalla città di Sucre aveva portato sani e salvi a destinazione me e altri boliviani, con i loro tipici vestiti colorati, le loro galline e i sacchi di farina. Dico “sani e salvi” perché ciò non è affatto scontato, se viaggi per 1 dollaro in camioncini dalle condizioni discutibili che percorrono stradine sterrate sulle creste andine per ore ed ore, e l’autista che per tenersi sveglio mastica foglie di coca (molto utilizzate, legalmente, in tutta l’area delle Ande come energizzanti poichè l’aria rarefatta affatica il fisico delle persone).

A più di 4000 metri sul livello del mare, quella che era una delle città più ricche dell’America Latina mi ha impressionato moltissimo. Sembrava molto povera, tuttavia possiede delle risorse naturali enormi.

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La città di Potosì

La montagna del Cerro Rico:

Potosì si trova ai piedi del Cerro Rico, la Montagna Ricca dalla forma triangolare e simmetrica che con il suo colore rossiccio arancione ospita un’enorme quantità di minerali preziosi come argento, oro e stagno, la cui estrazione costituisce tutt’oggi parte importante dell’economia della zona.

Ovviamente la mia sete di avventura e la mia maledettissima filosofia del “se non lo faccio adesso non lo farò mai più” mi hanno praticamente costretta a cimentarmi nell’attraversata del Cerro Rico da una parte all’altra, in una camminata che in 3 ore attraversa le miniere dove los mineros trovano metalli preziosi da circa 500 anni.

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Salendo all’ingresso delle miniere

La camminata all’interno delle miniere del Cerro Rico:

Un caschetto, una lanterna, una tutina, una sciarpa attorno al viso, e il masticare foglie di coca hanno reso possibile la camminata in quell’angusto tunnel a 4800 metri di altitudine. Per una che soffre abbastanza di claustrofobia come me non è stato facile l’ingresso in uno spazio a volte strettissimo (in alcuni pezzi io che ero la più bassa del gruppo dovevo camminare a gattoni…ancora mi chiedo come quel ragazzo alto 1.90mt ce l’abbia fatta, in effetti alla fine era paonazzo in faccia!), dall’aria rarefatta e piena di polveri finissime potenzialmente nocive. Come se non bastasse, ogni tanto si sentiva un’esplosione, ma niente paura: “E’ solo qualche mina, l’intento è quello di aprire nuove gallerie…”

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Io e il minatore

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Appena entrata nel tunnel!

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Passaggi angusti dentro le miniere

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Le caverne del Cerro Rico, totalmente buie

I minatori che ci accompagnavano ci riempivano di storie ed aneddoti sulla vita semplice, umile e durissima che conducono. Ci hanno raccontato della loro divinità “El Tio”, che loro pregano ogni giorno affinchè porti un buon “raccolto” di metalli preziosi. Ho imparato anche che i minatori sono molto superstiziosi e a volte praticano rituali di vario tipo, alcuni difficilmente accettabili per la nostra cultura.

Se da una parte ero incuriosita e affascinata da questi racconti, mi ha reso invece molto triste sentire le storie degli sfruttamenti che i colonialisti spagnoli hanno compiuto per anni e anni sui poveri minatori -bambini inclusi- rinchiusi per decine di mesi nei meandri della montagna, con la loro famiglia che li aspettava fuori, spesso invano.

Quando ho visto la luce in fondo al tunnel (in tutti i sensi) dopo quelle tre ore ho quasi pianto dall’emozione. Ce l’avevo fatta!!!

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La ciurma – ce l’abbiamo fatta!

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Lama al di fuori della miniera, animali molto diffusi in tutta l’area andina

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Al di fuori delle miniere

Insomma, la mia esperienza a Potosì, seppur dura per quanto riguarda le miniere, è stata davvero interessante ed autentica.

Consiglio vivamente una visita alla città anche a chi non se la sentisse di entrare le miniere. La piazza centrale della città, infatti, è una concentrazione di monumeti religiosi e amministrativi in stile coloniale unico. La città ospita anche diverse manifestazioni culturali come il carnevale, la “Fiesta de San Bartolome (Chutillos)” e altre feste principalmente religiose, che esprimono tutte la cultura andino/potosina.

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