Come vivere la propria femminilità senza sentirsi in colpa

Femminile non è anti-femminista

 

Se oggi noi donne possiamo vivere la nostra vita di tutti i giorni così com’è, è grazie ai movimenti femministi e alle donne venute prima di noi, che si sono battute per conquistare quei diritti basilari che a quanto pare, ai tempi, non era così scontato possedere.
Negli ultimi anni la situazione è sfuggita un po’ di mano, creando talvolta dei veri e propri schieramenti di donne che giudicano le proprie sorelle in relazione ai comandamenti di quel femminismo a cui tanto dobbiamo dire grazie… però non dovrebbe essere così: ogni donna deve avere il diritto di essere donna a suo modo senza sentirsi in colpa.

In particolare ci sono alcuni argomenti forti (più o meno importanti) che stanno a cuore alle donne e che talvolta non ci fanno sentire all’altezza di esserlo.

Amare le romanticherie

Essere donne forti ed emancipate non significa dover schifare a prescindere quegli (ormai rari) gesti di cavalleria maschile. È romantico, un po’ vintage, addirittura quasi fuori luogo, ma la cavalleria vecchio stile è qualcosa che alle donne piace ancora, come aprire la portiera della macchina, aiutare un signora ad accomodarsi su una sedia o riempirla di fiori.

È ovvio che siamo perfettamente capaci ad aprire la portiera di una macchina o sederci da sole su una sedia, ma lasciare che un uomo lo faccia per noi non ci rende di certo anti-femmiste.

Amare le “cose da femmine”

Le cose da femmine. Probabilmente è dai tempi dell’asilo che non sentiamo questa frase! Per cose da femmine intendiamo prodotti beauty, accessori, vestiti e tutti quegli oggetti che rendono il nostro mondo un po’ più rosa. Chissà perché a oggi una donna che ama fare shopping, che si compra un nuovo vestito, fantastica su un paio di scarpe costose o sfoggia un nuovo rossetto è una donna superficiale, che non vale nulla, che ha perso di vista il vero significato di essere donna.

Peccato poi che esistano donne come Jane Fonda che con un mix  di forza d’animo da attivista e tacchi a spillo vertiginosi è capace di far rimangiare queste assurdità a chiunque! (Principalmente perché chiunque vorrebbe arrivare a 78 anni come lei ndr.)

Il 21 dicembre la Fonda compirà 79 anni

Lavorare sul proprio corpo

Questo è un tema estremamente dibattuto, in particolare lo scontro tra donna reale VS donna ideale, e anche qui vale il discorso fatto per le cose da femmine: chi desidera un corpo ideale e non si accontenta del normale è una donna superficiale che non ha a cuore la causa femminile.

Fermi tutti: non si era detto che il corpo è della donna?
Sarà diritto di ogni donna lavorare (o non lavorare affatto) sul proprio corpo per sentirsi fisicamente sana e psicologicamente appagata, o no?
Se una donna decide di noleggiare un tapis roulant per rimettersi in forma dopo un parto, rinunciando a fissare per l’intera giornata il proprio pupo, è una cattiva madre?
È una persona superficiale?
O è solo una donna che vuole riprendere in mano le redini di se stessa per essere felice, soddisfatta (e magari una mamma migliore)?

È logico che le motivazioni che spingono una donna a lavorare il proprio corpo sono svariate e non tutte con lo stesso grado di importanza (mettere delle protesi al seno dopo l’asportazione di un tumore non è come rifarsi le tette per far piacere al marito, come perdere peso per evitare l’insorgenza di infarto nelle persone patologicamente obese non ha nulla a che fare con gli esercizi per tonificare il sedere in vista della vacanza al mare), ma il nostro aspetto non dipende solo dal nostro essere donne, è una questione di stile di vita che va oltre il concetto di genere.

Desiderare un vita casalinga

L’emancipazione ci ha permesso di vivere tanti aspetti della vita che prima erano irraggiungibili tra cui il mondo del lavoro; esistono tante donne che trovano un lavoro impegnato edimpegnativo appagante, contente di tornare a casa la sera sapendo di aver fatto economicamente la differenza in famiglia… ma non tutte siamo così ed è sacrosanto che ogni donna decida di realizzarsi nella vita come meglio crede.

Desiderare di fare la mamma a tempo pieno, di crescere i propri figli e curare la vita famigliare senza l’incombenza di orari di lavoro non è un passo indietro nell’evoluzione delle donne, anzi, per i tempi che corrono stiamo vivendo una vera e propria inversione di tendenza. Se prima il desiderio era uscire di casa e fare la differenza adesso le “privilegiate” (interpretate la parola virgolettata con accezione negativa) sono coloro che posso scegliere se lavorare, senza essere costrette a farlo.

Un consiglio: non fatevi però ingannare troppo. “L’emancipazione ci ha lasciate sfinite, oberate. Lavoro, marito, figli, casa, rapporti sociali e tutto il resto che tutte sappiamo. Semplicemente non è possibile fare tutto, e farlo anche essendo sorridenti e in forma, curate ed eleganti“, queste sono parole di Costanza Miriano, a tratti condivisibili da un po’ tutte noi. Il segreto per un matrimonio vincente per la Mariano (concetto che ha esplicato più volte nei suoi libri) sta però nella sottomissione, nel lasciare le redini al marito, nel non contrariarlo sperando che questa grande benevolenza venga ripagata con amore incondizionato (personalmente lo trovo un concetto degno del peggiore aborto mentale da Medioevo oscuro, ndr.).

Ognuna di noi è libera di cercare la propria realizzazione attraverso la strada che pensa essere la migliore per lei, e anche il punto di vista della Miriano può essere un strada percorribile… probabilmente il vero tradimento al movimento femminista non è fare una scelta piuttosto che un’altra, ma è dimenticarsi di amare se stesse e le altre donne.

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Sposati e sii sottomessa

Pensare che uomo e donna siano diversi

Qui arriviamo al punto: uomo e donna sono diversi?
Secondo il movimento femminista dovrebbe esistere parità tra i sessi: pari diritti e opportunità nelle sfere della giustizia, politica economia e usi e costume. Non si può processare una donna in quanto tale, non si può pagare un salario inferiore a una donna in quanto tale e così via. Detto questo poi c’è da riconoscere senza vergogna che biologicamente uomini e donne sono effettivamente diversi.  Si può applicare questo concetto a tutto ovviamente, ma esisteranno sempre delle differenze, quindi il passaggio mancante è una frase tipo “nei limiti delle possibilità di ognuno”.

Un uomo e una donna possono lavorare entrambi otto ore al giorno, ma se la donna è all’ottavo mese di gravidanza le cose cambiano: la vera conquista sociale non  è essere equiparate in modo imparziale e paritario agli uomini, ma è avere le loro stesse opportunità e contemporaneamente ottenere un riconoscimento legislativo per le dovute differenze.

Ecco perché è importante battersi su leggi che regolamentino in modo giusto la maternità sul posto di lavoro, battersi per ottenere servizi che possano mettere le mamme di lavorare o essere mamme al meglio delle loro possibilità.

E, cara Miriano, è su questo punto che il suo discorso crolla: sposarsi e sottomettersi non è l’unico mondo possibile, la vera giustizia è poter vivere in un Stato che permette alle donne di essere donne, e quindi mamme, mogli e lavoratrici senza fatica e senza rinunce.

 

Credits: valentinesdaycardsmessageslovewallpaper.com, magic4walls.com, degree180.com, o.canada.com, libreriapolicoro.it