Il Festival della Fotografia Etica a Lodi

Torna, fino al prossimo 28 ottobre, la nona edizione dell’appuntamento dedicato al miglior foto-giornalismo nel mondo

Per quasi un mese la città lombarda di Lodi sarà il centro europeo della fotografia etica. Fino al prossimo 28 ottobre la città accoglierà la nona edizione del Festival della Fotografia Etica. L’obiettivo è principalmente quello di diffondere sempre di più il linguaggio fotografico e la sensibilità culturale che ne consegue tra i non addetti ai lavori. La velocità, l’immediatezza della fotografia spezza i filtri con i quali la nostra quotidianità, perennemente connessa, edulcora o scolora la crudezza di quanto avviene nei più diversi angoli del nostro mondo, mentre l’occhio dei fotoreporter raccoglie tutta la verità.

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Le mostre e gli eventi

Protagonisti del Festival sono di sicuro i premi: World Report Award 2018 (che quest’anno spazia dalla crisi dei Rohingya, all’estrazione del carbone in Germania, dal fenomeno del water grabbing in Africa, al conflitto nella valle del Kashmir). Nello spazio Uno sguardo sul mondo saranno poi raccolte le mostre che ci parleranno della penisola coreana, del ponte Morandi, del conflitto in Yemen, delle bambine catturate da Boko Haram, terminando con l’omaggio al fotografo francese Shah Marai, corrispondente di France Press ucciso in un attentato a Kabul lo scorso aprile.

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Lo Spazio Tematico avrà come focus gli animali in relazione all’uomo, dalla filiera della pelletteria all’allevamento di cani da combattimenti, passando per le mucche da latte tedesche. Torna anche quest’anno, infine, il circuito FFE – OFF, con mostre fotografiche sparse tra negozi, bar, ristoranti, gallerie, circoli culturali e aree pubbliche della bella cittadina lombarda.

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Un focus sul quale porre particolare attenzione è lo Spazio Approfondimento, che accoglierà il lavoro di Mary Calvert, The Battle Within: Sexual Assault in America’s Military, tema quanto mai caldo e delicato, quello delle violenze sessuali all’interno delle forze armate statunitensi, come ci racconta lei stessa: “Quando ho iniziato a fare ricerche, ho scoperto che sono nel 2012 si contavano 26 mila violenze sessuali all’interno delle forze armate statunitensi. Ho iniziato ad andare ad ascoltare le sopravvissute mentre raccontavano la storia agli avvocati del Campidoglio, ho contattato alcune donne, ho guadagnato la loro fiducia e sono andata a casa loro”.

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Il racconto di queste donne, ci spiega la foto-giornalista, non indigna solo per la violenza e il trauma che erano state obbligate a subire, ma per l’indifferenza con il quale queste denunce erano state raccolte e gestite. “Anche se gli Stati Uniti sperimentano una rivelazione pubblica della molestia sessuale e della violenza in ambiti come la politica, lo sport e l’industria, ben poco cambierà per le donne se si continuerà a permettere che queste storie svaniscano nel circolo perpetuo delle notizie”. A riprova che quello di Lodi è un Festival che guarda non solo alla denuncia e alla documentazione, ma al cambiamento: “Penso che il nostro lavoro, in quanto giornalisti, sia quello di mostrare l’umanità al di là delle statistiche, fornire uno specchio alla società, perché esamini meglio se stessa”.