La verità è questa?

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Il caso della piccola Yara sembra non arrivare ad una fine, in più colpi di scena si susseguono a non finire.

Dopo la sentenza di condanna di Bossetti gli avvocati difensori prendono la parola, sono indignati per la non correttezza del processo, ritengono che al loro assistito non sia stata data la possibilità di difendersi e alcune cose risultano, per loro inaccettabili, tipo l’impossibilità di ripetere il test del DNA perché il materiale non è sufficiente per un nuovo esame.

L’avvocato ha presentato ricorso in Cassazione e, per la prima volta, parla delle motivazioni racchiuse nelle 600 pagine della sentenza di condanna.

Nonostante i reperti, agli avvocati difensori, non siano mai stati fatti vedere, non consentire una perizia è contro le regole del nostro ordinamento, in più, cosa assurda e mai dichiarata da nessuno, nelle motivazioni si sostiene che, uno dei probabili moventi sia la mancanza di rapporti intimi tra i coniugi Bossetti.

E chi l’ha mai detto questo? In più, chi stabilisce che la non intimità con la propria moglie porti un uomo a commettere un brutale omicidio come questo?

Il tutto, forse, distoglie l’attenzione dalle gravi lacune processuali, tipo il DNA, un movente di pura fantasia dettato da una creatività esagerata della Corte, nessuno ha mai detto che i due non andassero d’accordo o che avevano problemi a letto, forse qualcuno era presente per sapere certe cose?

Quello che è certo è che i salotti televisivi avranno altro materiale insulso….