Mamma da alla luce due gemelli diversi. Adesso sta insegnando loro ad abbracciare le differenze.

"Quando ho visto mia figlia, l'ho guardata e ho subito pensato che l'infermiera mi stesse consegnando il figlio di qualcun'altra. Non era come suo fratello gemello. Ho aspettato per vedere cosa mi dicesse. Ma le sue uniche parole sono state: è bellissima"

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Per la maggior parte delle mamme, arrivare al giorno del parto e vedere per la prima volta il proprio bambino, è qualcosa di inspiegabile. Ciò che si prova non si può descrivere a parole, un’emozione che ricorderà per tutta la vita. Mentre il bambino è nella pancia, la domanda più frequente che una futura mamma si fa, è: “chissà che faccia avrà?” oppure “chissà a chi somiglierà”.

Oggi vogliamo raccontarvi una storia un po’ particolare, che ha come protagonista una mamma di nome Judith Nwokocha. Poiché la donna aveva molte difficoltà a rimanere incinta, ha deciso di provare con la fecondazione in vitro e si è sottoposta a due “tentativi”.

A sua sorpresa, ha presto scoperto di essere incinta di due gemelli! Una notizia che l’ha resa felicissima, visto quanto aveva lottato!

La gravidanza è avanzata fino a trentasette settimane, quando i suoi bambini, hanno smesso di crescere.  Il ginecologo ha deciso di non aspettare e di farli nascere attraverso un taglio cesareo. La femminuccia, Kachi, pesava soltanto un chilo e trecento grammi.

Non era l’unica cosa che la differenziava da suo fratello: “la prima volta che l’ho vista, l’ho guardata e ho guardato l’infermiera. Poi tra me e me ho pensato che mi stesse dando il figlio di qualcun altro. Lei però, mi ha guardata e mi ha detto che era bellissima”, ha raccontato Judith.

“Sono una donna di colore, mia figlia era bianca e bionda, mentre suo fratello no. Non capivo… era davvero possibile?

I medici mi hanno poi spiegato che mia figlia aveva l’albinismo, un’anomalia congenita che consiste nella mancanza, totale o parziale, della  pigmentazione melaninica nella pelle, nell’iride, nella coroide, nei peli e nei capelli, causata da un’assenza o un difetto di un enzima, chiamato tirosinasi.

Ammetto che la cosa mi preoccupava, ma non per me. Non smettevo di pensare a come sarebbe stato per lei crescere in una famiglia “diversa”, vedere come suo fratello fosse più simile a noi… poi però, ho presto capito quanto mia figlia fosse speciale. Non cambierei la sua condizione per nulla al mondo, perché lei è speciale così com’è.

L’albinismo può avere le sue sfide, ma le sto insegnando ad essere forte e ad affrontare gli ostacoli. Sto dimostrando la bellezza della sua condizione, scattandole continue foto insieme e a suo fratello gemello.

Non sono sicura che al momento sia consapevole della sua unicità, ma alla fine lo saprà, ed è mia responsabilità educarla e insegnarle ad amare se stessa, qualunque cosa accada.”

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