Micaela stanca degli abusi del padre decide di reagire

Micaela è una ragazza di 17 anni, sembra una normalissima adolescente ma in realtà la sua storia è una di quelle che non si vorrebbero mai raccontare. Fin dall’età di 4 anni, proprio la persona che avrebbe dovuto proteggerla, sostenerla e starle accanto ha abusato di lei. Un giorno che sembrava essere uno dei tanti il padre entrò in camera sua con un regalo per giocare con lei.


Il regalo erano due peluche, un orsetto è un gorilla. “Non preoccuparti, ti insegnerò a giocare a un gioco meraviglioso, vedrai che ti piacerà…. il mio gorilla si chiama Chico e il tuo orsetto Corazón “ le disse.

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Quello fu l’inizio dell’incubo per lei che provò molte volte nel corso degli anni a uscire da quell’incubo senza però riuscirci, il padre le riportava sempre l’orso. 

La madre era al corrente di tutto ma rimase in silenzio per paura che il padre non le passasse più i soldi per vivere. Un giorno però Micaela decise di andare contro tutto e tutti e denunciò suo padre, trovò su internet un blog di aiuto per chi come lei aveva vissuto quell’incubo e decise di scrivere una lettera su questo blog dove tutti potessero leggerla, la lettera era la seguente: 

“Per chi non mi conosce, il mio nome è Michelle, ho 17 anni e vivo in Argentina, Buenos Aires. Come molti di voi sono anche io una sopravvissuta di abusi sessuali su minori da mio padre. Tutto è cominciato quando avevo 4 anni o giù di lì, con qualcosa di innocente come un orsacchiotto

Mio padre un giorno è entrato nella mia stanza con un  un gorilla e  un orsetto e mi ha detto che  mi avrebbe insegnato come  giocarci. Chicho ha chiamato il suo gorilla, cuore il mio orsetto. Ero piccola, ma lo ricordo ancora. Ben presto Chico e Cuore si trasformarono da giocattoli in peluche in qualcosa di molto più reale e carnale.

Crescendo poi mi ha  costretta a partecipare anche a chat pornografiche.

Ho buttato un migliaio di volte Chicho (il gorilla) con la speranza che tutto sarebbe finito lì. Ero così innocente. Fino all’anno scorso non avevo mai parlato di questo, avevo paura  del giudizio delle persone … non ora. Qualche tempo fa qualcuno mi ha detto che con i miei cartelli o parlare di questa storia  non mi avrebbe aiutato, forse ha ragione. Ma sapete una cosa? Ho 17 anni e possono fare come voglio e  posso dire a tutti quei ragazzi/e abusati, di non arrendersi.

Anche se mia madre alla fine ha lasciato mio padre, lei è stata sempre contraria alla mia decisione di parlare di questa storia e di denunciarlo, perchè mio padre è sempre il capofamiglia e dal momento che lei  ha un lavoro ed un altro figlio di sette anni, non saprebbe come vivere se lui venisse condannato e quindi non le potrebbe più passare   i soldi per il mantenimento. Lei è venuta a conoscenza del mio calvario tardi, solo quando le maestre l’hanno chiamata, ma questo non ha giovato di certo a me e non ha fermato te !

Angel Rodriguez, è il nome di mio padre….ho nascosto per troppo tempo il mio volto e la mia vita  e non  ho mai detto il tuo nome. La persona che mi ha abusato sessualmente per anni, per tutto il tempo che voleva sei stato tu, “Papà” . Spero che tu veda quello   che pubblico qui e spero che tu abbia il coraggio di leggerlo! Tu e il tuo avvocato meritate  di cadere nello stesso inferno, in cui mi hai buttato tu! Vai dicendo che stai spendendo troppo per gli avvocati e per i medici! Immagino! Io non ti costringo a pagarmi i medici e le pillole per gli  attacchi di panico, ansia, depressione. Non ho bisogno dei tuoi soldi e se devo fermare le cure Ok, perché il problema, non è andare più dai medici o comprare le medicine, il vero problema sei tu e  non la ‘depressione’ “

Le maestre a scuola si accorsero del disagio di Micaela ma si limitarono ad avvisare la madre senza investigare più di tanto. 

Oggi Micaela ha iniziato una battaglia processuale contro il padre e viene sostenuta da molti, vorrebbe scrivere un libro sulla sua vita e il suo desiderio più grande è che i bambini vittime dello stesso incubo non si sentano in colpa e non abbiano paura di parlare.