Rolling Stone e il discusso appello a favore della libertà

Qual è il significato dietro l'appello comparso sulla famosa rivista di musica?

Fa male vedere, giorno dopo giorno, un’Italia sempre più cattiva, lacerata, incapace di sperare e di avere fiducia negli altri e nel futuro. Un’Italia rabbiosa e infelice. Fa ancora più male prendere atto che questa rabbia si è fatta potere. Non vogliamo che il nostro Paese debba trovare un nemico per sentirsi forte e unito. Per questo non possiamo tacere.

Così inizia l’editoriale che racconta e spiega ai lettori di Rolling Stone la scelta fatta per l’ultima copertina della rivista, una bandiera arcobaleno che recita la frase “Noi non stiamo con Salvini.“.

Crediamo che oggi in Italia sia fondamentale prendere una posizione chiara, crediamo che volgere lo sguardo dall’altra parte e aspettare che passi la bufera equivalga a essere complici, crediamo, una volta di più, nel soft power della cultura pop, nella sua capacità di unire, condividere, accogliere.” Un accorato appello firmato da diversi artisti, esponenti della musica e non solo: Caparezza, Marco D’Amore, Costantino della Gherardesca, Subsonica, Zerocalcare e tanti altri.

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Publiée par Michele Rech sur Lundi 2 juillet 2018

 

Va detto che non è la prima volta che la rivista dedica delle copertine a personaggi non appartenenti al mondo della musica o decide di schierarsi politicamente ma è indubbio che la tempistica scelta per questa presa di posizione sia quanto mai emblematica. I maliziosi sono convinti che una copertina di questo tipo serva a cavalcare l’onda, che l’attacco diretto ad una figura politica sia esclusivamente volto a rimpinguare le casse dell’editore. Un pensiero lecito ma il nostro Ministro dell’Interno ci mette del suo: l’ultima è la richiesta inoltrata a commissioni e sezioni territoriali riguardanti la concessione di permessi di protezione umanitaria. Questa andrebbero ridotte al minimo poiché sfruttate in passato; a risentire di questo giro di vite saranno molti migranti incluse madri e bambini, una categoria che andrebbe ulteriormente protetta e tutelata, specialmente dopo le difficoltà che le traversate in mare comportano. La presa di posizione del giornale dunque non è che arrivi proprio per caso, viste anche le ultime tragedie che hanno tinto di sangue il Mediterraneo.

Certo, si poteva evitare lo scivolone fatto con alcuni dei firmatari del “manifesto” che a detta loro non hanno mai aderito ufficialmente. Due sono gli interessati, i giornalisti Alessandro Robecchi ed Enrico Mentana. Quest’ultimo su Facebook ha dichiarato di esser stato contattato dal direttore di Rolling Stone ma di aver chiaramente detto che non avrebbe aderito all’iniziativa. “Con sorpresa ho trovato il mio nome tra gli aderenti a questa iniziativa (a meno che “Enrico Mentana, giornalista” non sia un omonimo). È un caso di malcostume, trasandatezza, sciatteria? Non so, non ho ancora letto la rivista. So però che il suo direttore mi aveva chiesto l’adesione, e la risposta è stata chiara… “No”

Quando voglio dire qualcosa, la dico. In prima persona, avendo la fortuna di poterlo fare in tv, e potendolo fare come…

Publiée par Enrico Mentana sur Jeudi 5 juillet 2018

Mentana chiarisce inoltre il concetto alla base del rifiuto: “Il giornalismo è fatto di racconto e di confronto delle idee, di attacco alle posizioni ritenute sbagliate, o perfino pericolose. Mai però la scelta di una persona liberamente eletta come bersaglio, come uomo nero.” Una pensiero legittimo e coerente con la condotta del giornalista che negli ultimi anni ha sempre cercato di mantenersi il più politicamente neutrale possibile. Una cosa molto simile è stata detta anche da Salvini stesso che commenta (divertito, ndr.) “Sono strani questi attacchi ad personam contro qualcuno“. La domanda che vogliamo rivolgere a Mentana tanto quanto al Ministro però è: come si può scindere un’idea dalla persona che promulga tra il popolo quella stessa idea?

Sarebbe come discutere del muro al confine tra Stati Uniti e Messico senza menzionare il presidente Trump. Gli uomini, tutti, sono portatori di idee e non si può discutere di concetti in modo astratto senza confrontarsi con la testa pensante. Un personaggio politico, così influente, dovrebbe sapere che la posizione ricoperta lo espone a critiche – come giusto che sia – dell’opposizione, con la differenza che stavolta l’opposizione non è rappresentata da altri colleghi durante una seduta della Camera ma dai cittadini, che in quanto tali andrebbero ascoltati.

The Wall Street Journal

Ma strani in che senso?” chiede la giornalista rispetto alla definizione di questi attacchi mirati, continua Salvini: “Io sto semplicemente applicando quello che la stragrande maggioranza dei cittadini mi chiede di fare. Di dare regole a questo paese, di portare ordine, rispetto, controllare l’immigrazione fuori controllo (…).” negando i permessi umanitari, bene ma non benissimo come si suol dire sull’Internet. Salvini però dice una sacrosanta quanto drammatica verità e cioè che lui si sta attenendo unicamente ai piani, esaudendo i desideri della maggioranza degli italiani, un popolo composta da persone stremate e piegate dalle difficoltà socio economiche, così debilitati nella mente e nello spirito (e va da sé, nella cultura, ndr.) da crede che le immagini del concerto dei Pink Floyd del 1989 tenutosi a Venezia sia un in realtà un porto libico pieno di anime pronte ad attraversare il mare.

Non è tanto comprendere chi ha ragione e chi no. Chi rappresenta la salvezza e chi la perdizione. A prescindere se la mossa di Rolling Stone possa sembrare più o meno calcolata, con fini solo positivi oppure no, se il Governo attuale stia cavalcando l’onda di una situazione politica italiana già problematica da anni, qui parliamo di fare appello alla nostra umanità. Non si tratta certo di schierarsi da una parte o dall’altra. Si tratta di aprire una finestra di dialoghi con i diretti interessati, ovvero i cittadini. Comprendere i pensieri, i contrasti e le possibili soluzioni, le riflessioni che un dialogo civile può portare, senza però mai mettere a tacere nessuno e, soprattutto, senza negare i diritti civili e umanitari che spettano a tutti noi, a prescindere dalla razza, religione o orientamento sessuale, in quanto esseri umani.