Cari mamma e papà, non postatemi su Facebook

Siamo sicuri di voler anteporre la popolarità e l’apprezzamento che nascono sui social alla privacy e sicurezza dei nostri bambini?

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È nato meno di un mese fa il piccolo Leone Lucia, figlio di Chiara Ferragni e Fedez, eppure è già diventato una star di Instagram come mamma e papà. Una fama data proprio dall’esposizione mediatica fornita dai genitori, che l’hanno fotografato e pubblicato sui loro profili social fin dalle prime ore di vita. Ma siamo sicuri che Leone sia contento? E se un domani il baby raviolo non volesse seguire le orme social di mamma e papà?

Nei casi di genitori famosi con prole al seguito difficilmente i bambini vengono tenuti lontani da social e/o media, basti pensare ai figli dei reali d’Inghilterra che rifuggo le frivolezze per dovere istituzionale, ma è anche vero che non siamo tutte Beyoncé o Kim Kardashian.

Share + Parenting = Sharenting

Il fenomeno dello Sharenting, termine che nasce dall’unione delle parole inglese “share” (“condividere”) e “parenting” (“genitorialità”), consiste nel condividere da parte dei genitori foto, video ed informazioni dei propri figli senza remore. Un pratica che trova terreno fertile tra quei genitori che non hanno maturato una reale consapevolezza dello strumento social, a prescindere dall’aspetto generazionale. È lecito utilizzare la via social per condividere con gli altri il proprio essere genitori ma solo se questo non lede la sicurezza e privacy dei bambini.
Tutelare la sicurezza dei bambini significa non rendere note innanzitutto le generalità relative al bambino: nome, cognome, giorno di nascita e i dati anagrafici sono ad esempio oggetto in alcuni casi di furto, un po’ come fotografare biglietti di aerei o concerti. Più pericoloso ancora è condividere informazioni sul quotidiano del bambino come il nome e orari della scuola frequentata o luoghi dove si trascorre spesso del tempo con i bambini, come ad esempio il parco giochi del quartiere. Spesso queste informazioni non vengono mai messe a corredo di un’immagine social ma vengono scambiate tra i genitori, in particolare madri, su gruppi privati e chiusi di Facebook, stanze virtuali che trasmettono un apparente senso di sicurezza. Trasportare sul web le classiche conversazioni da mamma, come le chiaccherate che si intrattengono fuori da scuola mentre si aspetta che suoni la campanella, contengono un’infinità di dati sensibili sui propri figli che possono proprio ritorcersi contro genitori e figli.

Le foto imbazzati

C’è poi un altro aspetto da valutare oltre alla più stretta sicurezza dei bambini, ovvero la privacy. Tornando alla domanda fatta in apertura all’articolo, siamo sicuri che i nostri figli, oggi neonati ed infanti, un domani ci ringrazieranno per aver pubblicato dei loro momenti personali senza il loro consenso? In quanto genitori, sulle spalle di una madre e un padre gravano numerose responsabilità, costringendoli giornalmente a prendere decisioni per conto dei propri figli, nella speranza che un domani questi gli siano un minimo riconoscenti. Partecipare al mondo virtuale dei social però non è una di quelle scelte imprescindibili, come possono esserlo questioni legate a salute ed istruzione, ma sono decisioni che riguardano la sfera privata ed intima di un individuo… solo che al momento quella persona è ancora troppo piccola per poterci riflettere su. Un figlio costituisce per un genitore certamente una responsabilità, ma non una proprietà: stiamo parlando di una persona, che ora è piccola e carina ma che un domani avrà una vita, una personalità e prenderà decisioni per conto proprio… e magari non sarà così felice di sapere che i suoi genitori 10 anni prima hanno condiviso su Facebook la sua prima volta sul vasino! Scrupoli di questo tipo chiamano in causa numerosi fattori sui quali è difficile ma soprattutto sbagliato esprimersi, un po’ come l’educazione religiosa: ci sono genitori che prendono la decisione di battezzare i propri figli e chi invece lascia che siano i figli un domani a decidere se e quando farlo in base alla propria coscienza.

Siamo tutti cattivi genitori?

Con questo non si vuole ovviamente appiccicare l’etichetta di “cattivi genitori” a tutti quelli che almeno una volta hanno postato su Facebook la foto del proprio figlio, anche perché la maggior parte delle volte parliamo di condivisioni fatte senza malizia. Nella convinzione comune i bambini non sono un tabù, anzi: se passeggiate per la il centro storico della vostra città spingendo il passeggino quante persone vedranno vostro figlio? Decine se non centinaia; purtroppo però a cambiare è il contesto. Il fenomeno dello sharenting dimostra come alcuni aspetti aspetti della nostra società e del pensare comune non riescano a muoversi di pari passo con l’evoluzione tecnologica. Perché conservare ricordi dell’infanzia dei figli è una cosa che tutti i genitori hanno sempre fatto, a cambiare negli anni è stata la vetrina nel quale vengono esposti questi ricordi. Una galleria di immagini su Facebook non può essere paragonata all’album di famiglia cartaceo conservato nella libreria del salotto e pensare che i due contenitori sia interscambiabili e di pari valore non vi rende genitori al passo con i tempi. È lecito quindi parlare di un vero e proprio abuso da parte dei genitori nei confronti dei figli. La parola abuso rimanda immediatamente a qualcosa di brutto, di sporco, di malvagio, eppure anche se una condivisione social non ferisce nessuno può essere punita per legge se non consensuale. Come spiega Maria Antonietta Izzo, Avvocato Senior dello Studio Legale Bernardini de Pace, la legge del 1941 sul diritto d’autore sancisce cheil ritratto di una persona non possa essere esposto senza il suo consenso, salve eccezioni”.

Ad avvalorare questo occhio di riguardo verso i minori in balìa della smania social dei genitori è l’attuazione del Regolamento Europeo 2016/679 relativo alla protezione delle persone fisiche riguardo al trattamento dei dati personali. Il decreto scatterà in tutta europa il 25 maggio di quest’anno e diventerà un importante strumento di tutela dei minori. Stando al regolamento una persona potrà esercitare il diritto d’oblio, cioè il diritto alla cancellazione dei suoi dati personali, qualora i suddetti dati siano stati raccolti mentre questi era un minore. Il regolamento parla principalmente di dati personali raccolti per fini ad esempio commerciali ma è chiaro che il concetto può essere esteso a tutta una serie di materiali online che ledono alla privacy dell’interessato, come le foto sul vasino.

Insomma, se sentite il bisogno irrefrenabile di condividere le foto dei vostri bambini sui social, perché loro sono la vostra gioia più grande e volete urlarlo al mondo intero fatelo, ma con responsabilità.