Il reale motivo per cui la ragazzina colpisce il compagno di classe

Noi siamo del parere che la violenza non deve essere giustificata, però nella situazione che vi stiamo per raccontare, è davvero difficile non capire il motivo della violenza della ragazza, nei confronti del compagno di classe che voleva slacciarle il reggiseno,  ma la cosa più brutta è stata la reazione dell’insegnate.


A parlare è proprio la madre della bambina, racconta a Not Always Right: “Lavoro come infermiera di pronto soccorso, per questo non posso utilizzare il telefono quando sono in ospedale. Però, se accade qualcosa d’urgente le chiamate possono farle alla reception del pronto soccorso. Era un giorno come gli altri ed io ero a lavoro. Ad un certo punto, sul telefono dell’ospedale arriva una chiamata per me. Era la scuola di mia figlia. Mi dicono: ‘Sono l’insegnate di sua figlia e chiamo dalla scuola. Sua figlia ha avuto una lite e sarebbe meglio che lei venisse qui.’ Ovviamente, non credevo che fosse una cosa così grave, allora ho detto: ‘E’ una cosa urgente? Oppure potete aspettare che finisco il mio turno tra due ore?’ La sua risposta mi ha lasciata senza parole, non riuscivo a credere che la mia bambina potesse fare una cosa del genere. Mi ha detto: ‘Sua figlia ha picchiato uno studente. Abbiamo provato a chiamarla sul cellulare per quarantacinque minuti. E’ una cosa seria, sarebbe meglio se venisse subito.’ Alla fine, decido di prendere il permesso a lavoro e di andare di corsa a scuola per vedere cosa era successo e per capire il motivo di quel gesto. Quando arrivo, mi fanno salire e vedo la mia bambina con il suo insegnate, il preside, il ragazzino che aveva picchiato e i genitori del bambino. 

Il professore, mi guarda e mi dice: ‘Dopo tanto, è bello che sia finalmente arrivata.’ Io gentilmente, ho detto che per me è difficile assentarmi da lavoro ed ho chiesto scusa per l’attesa. Poi, iniziano a raccontarmi quello che è accaduto e mi dicono che il ragazzo ha provato a slacciare il reggiseno di mia figlia, allora lei, ha provato a dirgli di smetterla, ma lui non l’ascoltava e lei l’ha colpito due volte sul viso.

La cosa strana che vedevo in quella stanza, è che nessuno dava la responsabilità al ragazzino di quello che aveva fatto, ma guardavano solo quello che aveva fatto mia figlia. Così, arrabbiata, rispondo: ‘Allora volete sapere se lo denuncerò per molestie? E denuncerò anche la scuola per aver permesso questo?’ A quel punto nella stanza è calato il silenzio. Poi l’insegnate è intervenuto e mi ha detto: ‘Non esageriamo, credo che lei non abbia afferrato il punto!’

La madre del ragazzo scoppia in lacrime, io guardo mia figlia e le chiedo cosa è accaduto e lei mi dice: ‘Mamma, stava cercando di slacciarmi il reggiseno. Gli ho chiesto di smetterla, ma lui non mi ha ascoltato. L’ho detto anche all’insegnate ma lui mi ha semplicemente chiesto di ignorarlo. Lui non la finiva, così ero stufa e l’ho colpito.’ 

Io ero molto arrabbiata ed ho chiesto al professore come ha potuto permettere una cosa del genere, come si è permesso di dire a mia figlia di ignorare una persona che le stava facendo una cosa del genere. Proprio a quel punto è intervenuto il preside e mi ha detto: ‘Con tutto il rispetto, signora, ma sua figlia ha picchiato a sangue uno studente.’

Invece no, non è andata così, mia figlia si è difesa da una molestia sessuale. Lui è alto 1.80 e pesa più di settanta kg. La mia bambina è alta solamente 1.55 e pesa quarantatre kg. Lui è molto è più grande di lei. Io li ho denunciati alla polizia e all’ispettorato della scuola. Tutti mi hanno promesso che avrebbero fatto le dovute indagini. L’ispettore era infuriato, come me. Alla fine ho dovuto cambiare classe a mia figlia!”

Ma come si può difendere un ragazzino che fa una cosa del genere. Una molestia è una molestia. Se siete d’accordo con il nostro pensiero, condividete!