La storia di Laura, che ha perso la sua bambina a trentotto settimane

Il racconto del dolore di una mamma di nome Laura, che ha perso sua figlia a trentotto settimane di gestazione

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La perdita di un figlio è una delle tragedie più brutte che possano accadere nella vita. Nessun genitore merita di vivere un’esperienza del genere, ma purtroppo la vita è ingiusta. La donna che vedete in queste immagini si chiama Laura Forer e vive a New York. Ha deciso di condividere la sua storia con il mondo, per parlarci della perdita della sua bambina…

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Laura era in dolce attesa di trentotto settimane, del suo secondo figlio. Un giorno, è uscita con una sua amica, che considerava come una zia per la bambina che stava aspettando. Si sono sedute e hanno iniziato a fantasticare su come sarebbe stata la sua vita con due figli. “Ho mangiato un pasto particolarmente grasso, poiché sapevo che le calorie sarebbero finite in un buon posto, per aiutare lo sviluppo e il peso del cervello di mia figlia. Quello che non sapevo era che mia figlia era effettivamente morta quella mattina. Più tardi, verso mezzanotte, dopo quello che pensavo fosse un giorno normale, un sonogramma mostrava un grumo bianco e nero di statico, immobile, piuttosto che il battito del suo piccolo cuore “, ha raccontato Laura. La cosa più brutta che questa mamma ha dovuto affrontare, è stato dover dare alla luce la sua bambina senza vita. Invece di provare gioia, ha sperimentato il dolore… un nodo stretto si era formato nel cordone della piccola. “Quel dolore acuto, così lo chiamano gli psicologi, che si prova nelle prime fasi del lutto, è quasi irrisolvibile, senza un salvagente. Non riesci letteralmente a respirare mentre urli. Si può mangiare non mangiare, fino al punto di malnutrizione. Non riesci a dormire. Oggi, a quasi sei mesi dalla mia perdita, ho superato quel punto di dolore e sono riuscita a parlarne”. 

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“La mortalità fetale, ti fa odiare il tuo corpo. Questo ti tradisce, perché prima uccide tuo figlio, poi produce il latte, poi ti fa notare le smagliature e la linea nigra che non svanisce… 

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Ho voluto raccontare la mia storia per mostrare, a tutte le mamme nella mia situazione, che è stata dura e che alla fine ce l’ho fatta e che anche loro ce la faranno… 

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Voglio anche ringraziare tutti i miei amici e i miei parenti che mi hanno compresa, sopportato e supportato in questo difficile e doloroso periodo… 

Oggi, dopo sei mesi,  ho imparato a tenere la testa sopra l’oceano della tristezza per la maggior parte del tempo. Purtroppo, però, quando vedo, una mamma che allatta nel parco, una bambina che corre felice, un libro di un’autrice con lo stesso nome che avevo scelto per mia figlia, torno indietro e quel dolore torna. Ma respiro ancora e respirerete ancora anche voi. Un viaggio che non va dimenticato, la vita cambia, ma non bisogna mai mollare…” conclude Laura.

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Una storia molto dura, noi vogliamo dire a questa mamma che il suo coraggio è stato incredibile e che siamo sicuri che presto la vita le regalerà una magia per la quale varrà la pena vivere.

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