L’appello della mamma del piccolo Tommy: “è un assassino e riceverà dei permessi premio”

Oggi siamo qui per ricordare, ancora una volta, dopo 11 lunghi e dolori anni, la storia del piccolo Tommy Onofri. Tutti voi ricorderete quell’angelico viso con dei meravigliosi riccioli d’oro e gli occhi chiari. Una povera anima innocente, Tommy è stato rapito sotto gli occhi della sua mamma e del suo papà quando aveva solo 18 mesi ed è poi stato ucciso.

Prima di scoprire dell’omicidio, Paola Pellinghelli, la mamma del piccolo, insieme a suo marito, Paolo Onofri, purtroppo morto due anni fa, lo hanno cercato disperatamente, le sue fotografie venivano trasmesse su ogni notiziario ma alla fine arrivò la triste notizia, il piccolo era stato ucciso.

Ricorderete benissimo anche che l’assassino, Mario Alessi, è stato arrestato e condannato all’ergastolo, insieme ad altri due complici, la sua compagna Antonella Conserva, condannata a dover scontare 24 anni e Salvatore Raimondi, condannato a 20 anni.

Ma perché vi raccontiamo nuovamente queste cose? Perché oggi Paola si ritrova sola, a dover mantenere la sua famiglia ed è ancora accompagnata da quel vuoto, dal dolore e dalla mancanza del suo Tommy, nonostante siano passati 11 anni. Lui oggi sarebbe dovuto andare a scuola, avrebbe iniziato a fare le prime esperienze, le prime fidanzatine, le prime note a scuola o magari il primo premio come il più bravo della classe ma invece non può.

C’è chi invece una vita può viverla: Mario Alessi

“C’è chi comincia il reinserimento e chi con i permessi premio… Questa è la giustizia dopo solo undici anni! Alessi e gli altri due si rimpallano le responsabilità. Ma ora chi è stato poco importa: devono pagare tutti e tre”, queste sono le parole di una mamma distrutta ai microfoni di NewsMediaset. Si, proprio così, per Mario ci saranno presto dei permessi premio! Per chi non sa cosa sono, ve lo diciamo subito. Quando un condannato tiene una condotta regolare ai sensi del comma 8, il magistrato può decidere di concedergli questi permessi premio per consentirgli di coltivare interessi affettivi, culturali o di lavoro.

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