Addio alla campagna della PETA contro le pellicce

La PETA chiude la campagna contro le pellicce, visto il successo tra i marchi di moda: ora ci si concentra sulle pelli e sulla lana

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La PETA non deve più preoccuparsi delle pellicce. E può chiudere qui la campagna dedicata a sensibilizzare il mondo della moda sull’utilizzo di questo materiale. Per una battaglia che l’associazione ha vinto, però, ce ne sono tante altre ancora da vincere.

Da tre decenni la PETA chiedeva aiuto alle star per partecipare alla sua campagna “Meglio nudi che in pelliccia”, uno slogan diventato famoso nella battaglia all’uso di un materiale non più sostenibile, soprattutto per le torture che gli animali erano costretti a subire per ottenere le pellicce che poi vedevamo sfilare in passerella. Da Pink a Eva Mendes, passando anche per Elisabetta Canalis…

Per PETA un grande successo, annunciato proprio a pochi giorni dall’inizio del mese della moda, proprio il mese durante il quale dagli anni Novanta in poi molti personaggi hanno prestato volto e corpo per le campagne anti pellicce. La fine della campagna rappresenta un momento storico per l’associazione animalista, che si prepara a combattere altre importanti battaglie.

Celebre la partecipazione di Gillian Anderson: “Questo è il mio corpo. E ci faccio ciò che mi pare. Oggi lo sto usando per difendere gli animali e il loro diritto di vivere come gli pare – naturalmente, con la pelle ancora attaccata al corpo. La mia nudità fa una dichiarazione ancora più grande. Come attrice, che è di solito insolitamente modesta, improvvisamente sono preoccupata che, per via del movimento femminista moderno, troppe persone confondono sensuale con sessista“.

Mimi Bekhechi, direttore dei Programmi Internazionali della PETA, spiega: “Quasi tutti i migliori stilisti – tra cui Vivienne Westwood e Burberry – hanno abbandonato la pelliccia, la Gran Bretagna ne ha vietato la produzione, la California la vendita, la regina Elisabetta II ha rinunciato alle pellicce animali e icone della moda come Anna Dello Russo si rifiutano di indossarle. Con la pelliccia in una spirale verso il basso, la PETA si concentrerà sui violenti commerci di pelle e lana“.

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