Shopping compulsivo: una sindrome latente sottovalutata

 

Se la prima sensazione che avvertite guardando il film “I love shopping”, tratto dall’omonimo romanzo di Sophie Kinsella, è l’identificazione, quello stesso irrefrenabile impulso alla corsa agli acquisti della protagonista, che si sentiva addirittura chiamata dai manichini all’interno della vetrina, allora forse è il caso che leggiate fino in fondo l’articolo.

Proverò a darvi delle risposte in merito all’argomento partendo da delle domande:

Che cosa rappresenta per voi lo shopping?

La risposta è fondamentale, perché è da ciò che ha origine ogni cosa, le risposte potrebbero essere le seguenti:

– Per scaricare le tensioni accumulate durante il giorno
– Trasformate di volta in volta l’oggetto del desiderio in una fonte di felicità, teso a colmare un inspiegabile vuoto interiore
– Lo shopping diventa per voi uno strumento attraverso il quale rivendicare una posizione sociale

Tutti i casi elencati presentano lo stesso comune denominatore: l’incapacità di vedere in un atteggiamento, ritenuto normale, una patologia cui non si sa mettere dei freni, che viene comunemente definito “sindrome da shopping” o “shopping compulsivo”.

shopaholic
La corsa ai saldi in una scena del film “I love shopping”

Ciò che rende ancora più difficile scorgerne i reali limiti, entro il quale si manifesta questo disturbo, è la nostra società moderna, sempre più incentrata su valori di tipo consumistico, pertanto la sindrome rimane spesso silente o, diversamente, ci si scherza addirittura su.

Una delle prime spie di allarme potrebbe essere rappresentata dalle scelte degli articoli: una delle percezioni più comuni, da parte di chi acquista, è conferire all’oggetto un valore simbolico, come se il prodotto fosse l’ennesimo a completamento di un puzzle.

A tal proposito gli oggetti del desiderio più gettonati sembrano essere per le donne accessori, anche molto costosi(borse, un esempio a caso?!) e cosmetici. Non crediate tuttavia che gli uomini siano esonerati da questo processo, come noi tendono ad accumulare, ma tendenzialmente oggetti sportivi o tecnologici.

cosmetics
Shopaholic significa dipendente dallo shopping

Possiamo distinguere tre diverse fasi che accompagnano lo shopping compulsivo:

1- di enorme frenesia e smania di acquisto
2- di felicità (momentanea) e senso di completamento interiore
3- al termine del raptus di spese si amplificano le sensazioni negative con un grande senso di vuoto, di colpa e talvolta vergogna

Spesso dietro l’acquisto di natura patologica può insidiarsi un disturbo psicologico , i più frequenti la depressione, l’ansia, disturbi dell’umore, sono proprio il senso di vuoto, di tristezza a portare in atto lo shopping, in altri casi ancora invece viene visto come un modo per vincere la solitudine ed entrare in contatto con il mondo.

Ma soprattutto ciò che distingue la dipendenza dallo shopping è l’irrefrenabile impulso agli acquisti, che diviene quasi incontrollabile e che deve essere presto soddisfatto.

Se la corsa ai saldi vi sta portando ad interrogarvi se il vostro piacere di fare shopping possa essere più o meno paragonabile ad una sindrome seria sappiate che esistono dei criteri diagnostici che evidenziano la dipendenza da shopping:

– se investite in misura maggiore rispetto alle vostre capacità economiche
– gli acquisti si ripetono più e più volte nell’arco della stessa settimana
– a un certo punto non comprerete rispondendo a determinate esigenze e categorie (secondo precisi gusti e parametri) ma collezionando ogni genere di oggetto, per il solo bisogno di acquistare
– il mancato acquisto genera ansia e soprattutto frustrazione
– una volta ottenuto l’oggetto mancante, quest’ultimo viene immediatamente sostituito con l’idea di un nuovo articolo da possedere.

L’età in cui sorge il problema solitamente è tra i 20 e i 30 anni, che coincidono appunto con la fase in cui si comincia ad avere e conquistare un’indipendenza economica e a soffrirne sono in misura maggiore le donne.

Sebbene lo shopping compulsivo, oltre a non essere facilmente riconosciuto, sia avvertito come qualcosa di poco influente e tenda a essere un disagio troppo spesso sottovaluto, in realtà va identificato e combattuto perché a lungo andare potrebbe diventare la causa di svariati problemi di ordine economico e far scaturire tensioni familiari.

Ovviamente non si può semplificare una terapia, che dev’essere soggettiva e valutata da un buon psicoterapeuta, che sappia esplorare quel vuoto interiore giungendo fino alla causa del problema, tuttavia esistono dei rimedi per togliere vitalità a quell’impulso allo shopping:

– girare per negozi senza acquistare niente: la sequenza “ansia-shopping-gratificazione” tende a placarsi dopo la prima ora
– puntare il dito contro il sintomo vuol dire anche imparare a riconoscerlo, a tal proposito potrete astenervi dallo shopping dicendo “ho già dieci borse a tracolla della stessa misura” , ripetervelo servirà a rafforzare il concetto che dovrete trattenervi dall’impulso all’acquisto
– uscite da casa con i soldi contati (e congelate le carte di credito!!): eviterete gli acquisti affrettati!
– Se cadete in tentazione soprattutto quando siete da soli, cogliete in quel tempo libero un’occasione da spendere (è il caso di dirlo) per stare in compagnia, riempite con gli affetti quel vuoto interiore, ne beneficerà lo spirito ed il conto corrente!!
– Provate a canalizzare le vostre energie in qualcosa che vada oltre lo shopping e da cui potrete trovare più giovamento che un oggetto materiale che colma solo momentaneamente il vuoto interiore da cui siete afflitti

 

foto credits: cinefatti.it; forgeoftalents.com; ilcinefiloinsonne.wordpress.com;

di marilu.briguglio