Beyonce: l’artista (e donna) di cui il mondo ha bisogno

Cosa ci ha insegnato questa iconica artista durante la sua carriera

È incredibilmente difficile parlare di un’artista come Beyoncé perché difficile è capire da dove iniziare. Al punto attuale della sua carriera, Bey non è una semplice cantante pop e raccontarla attraverso una mera biografia non rende giustizia né al suo innato talento né all’impegno profuso per raggiungere giorno dopo giorno i suoi obiettivi; se volete sapere dove e quando è nata e quanti premi ha vinto c’è la sua pagina Wikipedia.

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Perché dietro agli sfavillanti look da concerto e quel sorriso disarmante si nasconde una donna che da sempre ha lavorato duramente per conquistarsi ciò che voleva; per questo motivo celebrare Beyoncé sulla base dei Grammy vinti –22 per la precisione-, dei traguardi raggiunti al di fuori del mondo della musica -come il suo ruolo nel film Dreamgirl o per le sue linee di abbigliamento- o per la sua posizione nella lista delle donne più ricche al mondo secondo Forbes –trentacinquesima con un guadagno di 335 milioni di dollari- è terribilmente riduttivo. Una donna come Beyoncé andrebbe celebrata in base a ciò che ha saputo regalare ai suoi fan e al mondo in termini di spirito, animo, valori e queste sono le lezioni che maggiormente dovrebbero ispirarci.

Ama te stessa

Beyoncé è sempre stata una sostenitrice del body positive, prima che questo potesse diventare un movimento o fenomeno socialmente percepito….  Del resto, è stato il trio Knwoles, Roland e  Williams a coniare il neologismo “Bootylicious“. Bey non ha mai fatto nulla per nascondere le sue curve, anzi, le ha sempre celebrate, anche quando le toccava vestire discutibili abiti di scena ai tempi delle Destiny’s Child. La sua però non è mai stata una lotta, una battaglia di principio: lei è fatta così. In quanto donna afroamericana il suo corpo ha una certa linea che non è mai stata messa in discussione dalla cantante, nemmeno durante le due gravidanze.

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Le interminabili ore di allenamento e coreografie (parte della grande fatica di cui parlavamo all’inizio dell’editoriale) conferiscono alla sua bellezza una radiosità unica, derivante anzitutto da un corpo sano e allenato. L’album che ha saputo maggiormente veicolare il mesaggio body positive è stato il quinto ed omonimo BEYONCÉ che contiene sia le tracce Pretty Hurts che Partition: da una parte la critica spietata agli stereotipi della bellezza e dall’altra una celebrazione ostentata di una sensualità che viene prima di tutto da dentro.

Il femminismo è per tutti

Quando nel 2014 Bey si è esibita ai VMAs proiettando la scritta “FEMINIST” alle sue spalle durante la permormance, in molti hanno pensato “eccola lì, c’è cascata pre lei! Un’altra artista donna che strumentalizza la parola femminismo solo per le sue tasche“. Come spiegato direttamente dalla cantante la scelta era strettamente legata al testo delle sue canzoni (Flawless in particolare) e dell’album che stava promuovendo in tour all’epoca, il cui intento era veicolare il reale significato di femminismo. “Non sono certa che tutti capiscono chi sia una persona che crede nel femminismo, ma è molto semplice. È qualcuno che crede in eguali diritti per uomini e donne. (…) Se un uomo crede che sua figlia debba avere pari opportunità e diritti allora è femminista.

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Chi pensa che hit come Who run the world (girls), Single Ladies o la ancora più passata Indipendet Woman, siano un’ode al femminismo di parte, quello che vuole vedere il maschio umiliato sotto il potere schiacciante di un matriarcato rancoroso e vendicato, non ha mai capito le parole della regina.

Ricorda le tue radici

Il più grande successo raggiunto da Beyoncé può essere quantificato nell’eterogeneità del suo pubblico, detto fuori dai denti: Bey è una donna nera che piace a chiunque, specialmente ai bianchi. E questo gradimento lo riscuote sempre, anche quando parla ai suoi concittadini afroamenricani; Beyoncé riesce a creare musica e contenuti che piacciono a tutti anche quando a tutti non sono rivolti, anzi, il suo è un invito a capire… ma bisogna arrivarci per gradi. Un esempio su tutti, che ha fatto parecchio discutere, è Formation, canzone che celebra le sue origini afroamericane e lo fa in modo inusualmente diretto per lo stile di Bey. Il testo è molto esplicito mentre visivamente il videoclip rimanda a diverse realtà americane: una casa coloniale rievoca le origini dello schiavismo, immagini di sobborghi cittadini raccontano la fatica dell’integrazione e la stessa Beyoncé che canta sul tetto di una macchina della polizia affondata in una palude della Lousiana denuncia la violenza della polizia americana contro i cittadini neri.

Come se il messaggio non fosse abbastanza chiaro, durante il l’Halftime Show del cinquantesimo Super Bowl, Queen B si è esibita cantando Formation, lei vestita con una giacca che omaggiava Michael Jackson e le sue ballerine indossando un basco identico a quello portato dai membri delle Pantere Nere. Questo però è solo il punto d’arrivo di un processo durato anni e che ha visto Beyoncè sempre coerente nelle sue posizioni. La cantante non ha mai rinnegato le sue origini e a dimostrarlo sono molte hit pop come Love on Top, versioni rivisitate delle ballate appartenenti alla musica suol. La violenza ingiustificata della polizia era visivamente presente nel lavoro di Bey molto prima di Formation, e video come Ring the Alarm, Superpowers e il già citato Who run the world (girls) sono accomunati dalla presenza di uomini armati che supervisionano se non osteggiano la cantante. Quando Beyoncè canta tutto questo non è detto che il messaggio arrivi forte e unanime a tutto il suo pubblico perché non tutto il suo pubblico condivide il suo background socio-culturale. Quella che arriva però è l’energia, la voglia di fare la differenza e di cambiare le cose: quando Beyoncé canta “I’ve got hot sause in my bag, swag” lei sa già che non tutti capiranno il significato dell’affermazione ma sa anche che chi tra i suoi fan non lo capirà cercherà di capire, chiederà, se lo farà spiegare, stimolerà una discussione.

L’amore vince su tutto

È difficile separare la donna dall’alone divino che la avvolge ma, anche se a volte può non sembrar vero, Beyoncé è una donna mortale come tutte noi: è una mamma e una moglie e che i riflettori siano accesi o spenti la famiglia viene prima di tutto. E dalla storia famigliare di Bey possiamo imparare la lezione più importante e sofferta: il perdono. Dopo l’uscita dell’album 4:44 del marito Jay-Z, i sospetti su un possibile tradimento di lui si sono rivelati fondati: il marito le chiede scusa per averla tradita e lei, dopo tutto il polverone sollevatosi, lo perdona.

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Da moglie, Bey ha scelto la strada dell’ascolto e del perdono piuttosto che di un roboante divorzio: la morale da trarre in questa storia non è che se il vostro compagno vi tradisce va bene così, potete anche lasciarlo seduta stante, ma se siete disposte a perdonare è un vostro diritto farlo (a patto che ci siano gli estremi per farlo…) e la cantante l’ha fatto nel modo più dignitoso possibile, senza però togliersi qualche sassolino dalla scarpa come canta in Lemonade. Questa pagina della vita privata di Beyoncé dimostra candidamente che quando si parla di amore, relazioni, matrimonio e figli siamo tutti uguali, lei nel suo privato ha poi scelto la strada della riappacificazione, dando una seconda opportunità al marito e usando la propria musica come terapia di coppia.

Durante la sua carriera quest’artista ci ha insegnato ad amare noi stessi e gli altri, ad accettare le imperfezioni, non tacere le ingiustizie e che con il l’impegno si può ottenere tutto… tranne il Colosseo come setting per un video clip, ma questa è un’altra storia.