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L’ira di Al Bano per la ripresa degli sbarchi: “Passiamo per la nazione che regala i soldi”

Il cantante contrariato per come viene percepita in Africa l'Italia

L’inizio dell’estate, di un mare in condizioni ottimali per la navigazione, ed una politica del governo italiano accogliente, hanno fatto sì che da qualche settimana siano iniziati di nuovo gli sbarchi di migranti lungo le coste italiane.

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Nel giro di qualche giorno ne sono sbarcati in migliaia a Lampedusa; chi recuperato al largo da motovedette della Guardia Costiera, chi con la propria imbarcazione è riuscito ad approdare sino alla terraferma. La situazione sull’isola è molto difficile da gestire. Il centro di prima accoglienza è ormai al collasso. Sull’argomento ha detto la sua anche Al Bano Carrisi che ha criticato la narrazione politica dell’accoglienza indiscriminata, che illude i migranti di trovare in Italia il loro El dorado.

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L’ira di Al Bano contro la ripresa degli sbarchi

Secondo il cantante di Cellino San Marco l’idea di far passare l’Italia come la nazione accogliente e di una nuova vita alimenta in queste persone la voglia di cercare fortuna nel nostro paese.

“L’Italia ormai passa per la nazione che regala i soldi a chi arriva, basterebbe fare come la Germania, l’Austria e nel resto del mondo: se hai il Visto passi, sennò non passi” – ha commentato Al Bano. Un parere semplice e lineare, condiviso da moltissimi italiani.

“Ormai il passaparola in Africa è arrivato dappertutto. L’Italia passa per la nazione dove tutto è possibile. Bisogna fermare questa gente prima che arrivi, lo dico anche per loro, perché pur di venire qui rischiano la vita” – ha specificato Al Bano che non vuole passare per chi non intende aiutare queste persone. Il cantante per porre fine anche alla sequenza di morte che hanno fatto dell’Adriatico un cimitero, condivide l’idea di aiutarli a casa loro.

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Perché una volta qui le cose per loro non sono come sembrano. Molto spesso vengono reclutati sul territorio per lavorare nei campi con turni estenuanti di lavoro. Sfruttati, sottopagati e costretti a continui episodi di violenza.