Kaia Gerber, quando un tatuaggio racconta una storia

Kaia Gerber, quando un tatuaggio racconta una storia

Quelli di Kaia Gerber sono più di disegni sulla pelle, una storia che la ragazza ha deciso di raccontare attraverso i tatuaggi

Cindy Crawford non ama i tatuaggi e ha scelto di non utilizzare la sua pelle come una tela per raccontare ed esprimere qualcosa. Nel recente documentario Casablancas: The Man Who Loved Women, la super modella e attrice statunitense ha raccontato che la scelta di non tatuarsi è una conseguenza al fatto che proprio non sarebbe riuscita a vedere quei disegni sulla pelle in età adulta.

Di differente visione è sua figlia Kaia Gerber che invece, a soli 18 anni, ha già collezionato diversi tatuaggi. Come ha raccontato lei stessa, nulla è lasciato al caso e i disegni sono sparsi in maniera discreta su varie zone del corpo.

Kaia Gerber, quando un tatuaggio racconta una storia

Tra tutti spicca il cuore rosso del guru del tatuaggio Rafael Valdez, la scritta “So” sul polso,un angelo dell’artista di culto JonBoy sul torace e il suo numero fortunato, il ’23’ sul gomito, per citarne alcuni.

A proposito del 23, secondo alcuni rumors, sembra che questo numero sia particolarmente caso alla giovane modella perché, proprio il 23 Gennaio la ragazza avrebbe fatto il suo debutto sulle passerelle dell’alta moda.

A differenza di sua madre quindi, la giovane Gerber ha deciso di utilizzare il suo corpo per raccontare la sua storia attraverso i tatuaggi scelti. Per sua stessa ammissione, tutti i suoi tattoo sono collegati da un filo conduttore.

Non sono solo disegni, ma piccoli ricordi, pezzi di storia che la figlia della top model americana, ha deciso di tatuarsi sul corpo.

 I disegni sono ricercatissimi, ma anche le posizioni sono scelte con cura sia per il significato che per una resa finale. La posizione del tatuaggio infatti non dovrebbe essere sempre casuale anche perché alcune aree del corpo trattengono meglio l’inchiostro rispetto ad altre.