L’ossessione della bellezza al cinema: da La Morte ti Fa Bella a The Neon Demon

 

La bellezza non è tutto, è l’unica cosa” recita Alessandro Nivola nei panni dello stilista che introduce Elle Fenning nel mondo della moda in The Neon Demon, il nuovo film di Nicolas Winding Refn nelle sale italiane dall’8 Giugno 2016. Il regista di Drive e Solo Dio Perdona ha scosso il pubblico della scorsa edizione del Festival di Cannes per questa sua visione violenta e grottesca del mondo della moda e del concetto di bellezza.
Si potrebbe definire la versione horror del cult di Robert Zemeckis La Morte ti Fa Bella, che nel 1992 ritrovava Meryl Streep e Goldie Hawn nei panni di due amiche nemiche che cercano di sfidare il tempo che passa a colpi di bisturi. Ma mentre in questo film il grottesco veniva utilizzato in chiave umoristica per una commedia divertente seppur con alcune note drammatiche, The Neon Demon analizza senza freni l’inquietante desiderio di rispecchiare quei canoni estetici denunciati da una società consumistica e superficiale a qualsiasi costo.

Elle Fenning in The Neon Demon - Nicolas Windign Refn
Elle Fenning in The Neon Demon

La linea sottile tra narcisismo e ossessione

Elle Fanning interpreta la giovane Jesse, una ragazza di appena sedici anni che si trasferisce da sola a Los Angeles per provare a diventare una modella. La sua bellezza luminosa e naturale conquista i vari personaggi che incontra sulla sua strada e accende gli animi delle ragazze in competizione con lei per raggiungere il successo nel mondo della moda. Refn dipinge un quadro malato e fatalista di una società effimera ed estremamente cinica, in cui ogni personaggio sembra ipnotizzato e interessato unicamente all’adulazione e alla fama. Mentre Jesse scopre piano piano la sua vera natura narcisistica, le altre ragazze si sottopongono a una serie di interventi estetici e vogliono a tutti i costi essere come lei, fino a rimanere intrappolate in un mondo vuoto e spaventoso, in cui appunto “la bellezza non è tutto, ma è l’unica cosa”.

Una cosa su cui ci siamo subito trovati d’accordo con Elle, è che la bellezza è un argomento molto complesso. Ci sono persone ad esempio che cercano un senso della bellezza studiandolo anche all’università. Se andiamo a guardare la mitologia la parola più ricorrente è proprio quella della bellezza e della purezza. Tra l’altro una cosa importante è che tutti hanno un’opinione a riguardo, tutti la capiscono e comprendono, alcuni arrivano a studiarla anche all’Università. Per me dunque è un punto fondamentale della nostra cultura, un tema che lascia spazio per un discorso molto ampio” ha dichiarato il regista.

La paura di invecchiare al cinema

Ricordate la famosa scena del film Brazil di Terry Gilliam in cui Ida, la madre del protagonista Sam Lowry, tenta di ringiovanire attraverso interventi al viso all’insegna dell’estremo eseguiti dal sedicente dottor Jaffe? Il cinema è stato sempre curioso sull’argomento della bellezza e la paura di invecchiare, anche perché la natura di una celebrità respira ogni giorno la ricerca della perfezione. Ma per un attore l’aspetto estetico vale un 50% del suo successo, poiché per emozionare il pubblico ed essere riconosciuto per il talento, la confezione piacevole ha bisogno di un contenuto altrettanto irresistibile e unico. Ma quante star di Hollywood si sono letteralmente rovinate per inseguire un ideale di bellezza, perdendo per sempre quell’espressività che le ha rese grandi un tempo? Basti pensare a Meg Ryan, Nicolas Cage, Mickey Rourke o Lindsay Lohan.

La linea di demarcazione fra volersi bene in maniera sana e l’ossessione è molto sottile, ed è un argomento provocatorio. In questo film il mio personaggio finisce con l’essere ossessionato dalla bellezza, ma forse lo aveva pianificato da tempo, perché non sono sicura che fosse innocente dall’inizio” ha spiegato Elle Fanning. Quando l’ossessione per la bellezza diventa una vera e propria malattia, lo scenario che si presenta sul grande schermo è sempre alquanto spaventoso e grottesco. Pedro Almodovar per esempio ha mostrato il mondo triste e psicopatico del chirurgo estetico del film La Pelle che Abito, interpretato da Antonio Banderas, che crea una pelle sostitutiva per trasformare una cavia umana nella moglie defunta. Sequestra il ragazzo che ha tentato di stuprare sua figlia e lo obbliga a (soprav)vivere in un corpo che non gli appartiene.

Nel film L.A. Confidential di Curtis Hanson, la chirurgia estetica diventa uno strumento al servizio di un feticismo sessuale per cui una serie di prostitute vengono trasformate in dive del cinema, come Kate Basinger che assume l’aspetto di Veronica Lake.

Antonio Banderas ne La Pelle Che Abito - Pedro Almodovar
Antonio Banderas ne La Pelle Che Abito – Pedro Almodovar

Sangue, bisturi e cinismo

Lasciando da parte La Morte di Fa Bella, il tema della bellezza e dell’invecchiamento al cinema si è dimostrato sempre materia per film di genere thriller – horror, in cui i toni sono cupi e drammatici e le immagini forti ed emotivamente disturbanti. Prima del “demone al neon” ritratto da Nicolas Winding Refn, le registe Joe e Sylvia Soska, per esempio, avevano trasportato il pubblico in un inferno underground raccontando la deriva della “body modification” nel film American Mary del 2012. Mentre il regista Kim Ki Duk ha mostrato il disagio psicologico di una donna che stravolge la propria identità per amore ricorrendo a un drastico intervento estetico nel film Time.

E non si tratta di un tema legato solo alla modernità, poiché, andando indietro nel tempo, anche Volto di Donna, film del 1941 diretto da George Cukor, raccontava la storia di Anna Holm, una giovane col viso deturpato da una cicatrice che influenza il suo carattere e la sua vita trasformandola in una criminale, ma un’operazione di chirurgia plastica trasforma il suo spirito eliminando questo sfregio dal suo viso. Sostanzialmente una grande insicurezza e la voglia di competere fino all’estremo alimentano il demone della bellezza, un bene che quando non c’è crea disagio o indifferenza, e quando c’è è difficile da difendere con l’età che avanza. Quindi per vivere bene e non essere posseduti dal “demone al neon” di Refn l’unica possibilità è accettare se stessi e non inseguire l’inganno del “Siempre eternamente Viva” di Isabella Rossellini ne La Morte ti Fa Bella. Il famoso “patto col Diavolo” ha sempre delle conseguenze pericolose che è meglio non provare.

di Letizia Rogolino