#LoveYourImperfections: ama i difetti che hai e vedrai che li ameranno anche gli altri

Le imperfezioni sono fonte di fascino e unicità, ne abbiamo parlato con Stefano Guerrera, influencer e creativo

 

E chi lo dice che per essere amati bisogna essere perfetti? La perfezione non esiste e forse sono proprio i nostri difetti che fanno innamorare gli altri di noi, ma fin quando non succede li vediamo come dei grandi limiti da nascondere. La nuova campagna 2016  di Meetic, leader nei servizi di dating, lancia #LoveYourImperfections per raccontare come imperfezioni e piccole manie degli italiani siano fonte di fascino e unicità.
Riprendendo il concept di successo dello scorso anno “Se non ti piacciono le tue imperfezioni, qualcuno le amerà”, Meetic conferma la sua scommessa ambiziosa che prevede il totale capovolgimento dei canonici codici di seduzione per rompere quegli ideali di perfezione che tutti cercano di mostrare.

Essere ritardatario
La campagna di comunicazione Meetic

La nostra imperfezione è ciò che ci rende unici nella nostra individualità e ci fa sentire speciali. Essere noi stessi, ci permette di essere anche molto più veri e spontanei nelle relazioni e capaci di emanare molto più fascino, di quando fingiamo di essere quelli che non siamo pensando di risultare più interessanti.

Essere impacciato
La campagna di comunicazione Meetic

A supportare la campagna il contributo creativo di Stefano Guerrera, social influencer famoso sulla rete per il suo progetto, la pagina Facebook “Se i quadri potessero parlare”, che per l’occasione, ha curato una mostra fotografica consistente in 15 scatti di persone comuni, letteralmente fermate per strada, che raccontano come le imperfezioni e le manie degli italiani, in cui tutti ci riconosciamo, siano fonte di unicità del singolo.

Intervista con Stefano Guerrera

Ciao Stefano, torniamo un attimo alle origini: com’è nato tutto?

“Io nasco su Internet, che è dove voglio rimanere per tutta la vita… Amo moltissimo questo mezzo e proprio l’amore incredibile mi ha permesso di creare quello che è poi diventato un fenomeno popolare in Italia.
Il progetto nasce in un periodo abbastanza triste della mia vita, avevo perso il lavoro e non riuscivo a trovare nulla, nonostante avessi tappezzato tutta Italia con il mio curriculum, avevo un sussidio di disoccupazione, 10 giorni dopo la scadenza del sussidio ho fondato la pagina e in 20 giorni dall’apertura della pagina ero a mezzo milione di follower, è stato incredibile!
Mi sono trovato da non sapere cosa fare a rispondere al telefono per rilasciare interviste, manco fossi Belen incinta! ;)”

Essere indeciso
Essere indeciso

Come è ti è venuta l’idea della pagina?

“E’ nato tutto per caso, in un periodo in cui non avevo né tanta voglia di ridere, né  di far ridere qualcun altro, ma per assurdo è quello che fa.
Nello specifico, ero in salotto, disperato alla ricerca di risposte che non arrivavano e ho sentito il bisogno di far parlare qualcosa e ho cercato di far parlare i quadri al posto mio. Ho pensato che i quadri si prestassero bene e quindi ho iniziato a usarli sempre di più perché alla gente piaceva e me li chiedevano e, visto il grande successo raggiunto, ho continuato.
Io non sono un appassionato d’arte, sono più un appassionato del bello, ne so tanto, potrebbero darmi una laurea ad honorem, però non ho una preparazione artistica, sono avulso al mondo dell’arte, tecnicamente il mio background è quello dell’ingegneria informatica che a poco a fare con l’arte.”

Russare
Russare

E il tuo libro?

“Sta andando da paura, Mai nà gioia è già alla sua ottava edizione, ma da pochissimo è uscito Ciaone e la cosa incredibile è che è in classifica nella top ten della categoria tascabili… insomma, è un po’ come se fossi Beyoncè 😉
Considera che Mai nà gioia settimana prossima sarà alla sua nona edizione con 80mila copie vendute e 30mila per Ciaone, numeri che per l’editoria sono un miraggio, sta andando molto bene!”

Qualche aneddoto della realizzazione di questo progetto per Meetic?

“Pensa che dovevamo cercare delle persone che avessero questi difetti nella vita reale, trovavamo persone reticenti alla cosa e persone che invece dicevano “sì ce le ho tutte”, l’aspetto più curioso è che a un certo punto erano loro stessi a chiederci di partecipare a questa o a quella foto perché tutti si riconoscevano in una determinata imperfezione.
E’ stato molto divertente e poi mi sono sentito davvero in linea con il progetto, mi è piaciuto da subito.”

In bocca al lupo per tutto Stefano!